RE-infodemia Consultant Book - N.19

CONSULTANT BOOK

CASO STUDIO

BENESSERE CHE

PRODUCE VALORE

CASO STUDIO

LA PIATTAFORMA ALL-IN-ONE

ERP DEMATERIAL

RE-infodemia

dell’ECOSISTEMA DIGITALE

UMANESIMO 5.0

AI NEI PROCESSI

AZIENDALI

Tutti i diritti riservati. Il contenuto è di proprietà esclusiva ed è vietata qualsiasi forma di utilizzo, riproduzione, distribuzione o

modifica, totale o parziale, senza il preventivo consenso scritto.

I singoli articoli sono disponibili sul sito www.tandc.it.

N.19

Anno II

Luglio

2026

TandC

UMANESIMO 5.0

THINKING OUT

OF THE BOX

ERP DEMATERIAL

ECOSISTEMA DIGITALE

IL VALORE DELLE CONNESSIONI

UMANESIMO 5.0

ERP Dematerial è una piattaforma progettata per ottimizzare i flussi di lavoro attraverso un vero

e proprio ecosistema digitale. Il nostro obiettivo è quello di facilitare la collaborazione e le con-

nessioni tra professionisti attraverso il supporto nella gestione di documenti, pratiche e progetti.

All’interno della piattaforma, vengono utilizzati modelli e prodotti informatici che integrano l’uti-

lizzo di tecnologie all’avanguardia come l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning, alle quali

viene affiancato l’intelletto umano e la sua capacità di analizzare i dati e di trasformarli in soluzio-

ni concrete e applicabili.

Ogni componente di questo sistema lavora in modo sinergico per permettere alle aziende di otti-

mizzare i propri processi e di diventare più efficienti e competitive. Infatti, la forza dell’ecosistema

digitale si trova proprio nell’unione tra intelletto umano e innovazione tecnologica, due fattori che

si incontrano per dare forma al futuro, ponendosi non come elementi opposti ma complementari.

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NELL’ECOSISTEMA DIGITALE, ESPLORA COME

ENTRARE A FAR PARTE DELLA NOSTRA RETE

L’ECOSISTEMA DIGITALE:

IL FUTURO CON L’AI: RISORSA O

APOCALISSE?

L’analisi dell’impatto che l’AI ha avuto nel condi-

zionare il nostro modo di vivere, di lavorare, di

socializzare, ci proietta in una dimensione che

lascia parecchi dubbi sul futuro e di come, con

l’avvento di nuove tecnologie, sempre più per-

formanti e capaci, anche di sostituirsi all’uomo,

condiziona le nostre scelte, e soprattutto non

permette di avere piena consapevolezza nel de-

terminare gli scenari che si possono delineare.

Attualmente, chi governa questi processi dall’al-

to, pochissimi eletti, si arricchisce in maniera

spaventosamente veloce, mentre le fasce più de-

boli sono costrette a re-inventarsi in competenze

e formazione, per cercare di adeguare le proprie

capacità, al servizio della sempre più complessa

gestione dell’innovazione.

In questo momento, l’effetto dell’impatto sul tes-

suto economico è il più importante e forse quello

più sottovalutato.

Abbiamo sempre convissuto con l’incertezza nelle

scelte, ma come programmare il nostro futuro ri-

spetto all’arrivo di sistemi tecnologici quantistici e

superintelligenti, che si prospettano nell’imminen-

te? Abbiamo davvero trovato il nostro MATRIX?

Ogni domanda si rivela limitante per le nostre

capacità nel vedere il futuro a breve termine e

questa estrema incertezza, mette in discussione i

criteri che usiamo per impegnarci in investimenti

a lunga scadenza.

Con una sempre più limitata capacità di prevedere

con sicurezza dove andremo, dobbiamo sempre di

più costruirci degli anticorpi che ci permettano di

ottenere la capacità di padroneggiare la costruzio-

ne di sistemi organizzativi adattabili.

Il valore più importante che non possiamo perde-

re è rappresentato sicuramente dall’istruzione, che

rappresenta il più grande investimento a lungo ter-

mine che tutti noi dobbiamo preservare e sul quale

investire continuamente.

Si tratta di scommettere sul valore a lungo termine

del capitale umano ed oggi rappresenta la decisione

più difficile da giustificare.

Per uno studente, completare il percorso di studi,

impone un numero di anni che, proporzionato alla

proposta di innovazione tecnologica, risulterebbe

obsoleto. Per le aziende, investimenti nel capitale

umano, significano dipendere da lavoratori quali-

ficati, che nell’attuale scenario pone un problema

senza precedenti di pianificazione della forza lavo-

ro. Bisogna decidere su quante persone assume-

re, in quali ruoli e a quali stipendi, in un contesto

in cui la durata di qualsiasi insieme di competenze

è imprevedibile.

La stessa incertezza che dissuade gli uomini

dall’investire in istruzione rende anche più diffi-

cile, per i leader, assumere e investire nelle per-

sone. Non dobbiamo però spaventarci nel fare

una scelta, in quanto contenere il rischio rispetto

all’incertezza è il modo per costruire il nostro fu-

turo a prescindere dell’evoluzione che la tecnolo-

gia introduce: bisogna investire su noi stessi.

La soluzione migliore, in uno scenario così complesso,

è quella di fare delle scelte sul breve periodo, cercan-

do di diventare molto agili nell’adeguare le strategie,

sia in termini di capacità, sia in termini di istruzione.

Riuscire ad ottimizzare l’ignoto è la sfida che l’Uma-

nesimo deve riuscire a vincere coltivando una cul-

tura che porti a raggiungere una agilità psicologica

e professionale.

Sarà sempre più determinante rimodulare i piani

di azione anche nel momento in cui si è investito

molto, di riqualificarsi sempre più spesso, di inter-

cettare le opportunità, cogliendole nel momento in

cui si presentano e di trasformare le nostre identità

professionali, in modo da poterle adattare all’evol-

versi delle circostanze.

Per le aziende sarà necessario dotarsi di strumenti

adeguati con sistemi predittivi migliori che devono

supportare il processo di scelta utilizzando il capita-

le umano, opportunamente formato, che sia decisivo

nell’integrazione sia nei modelli di allocazione del ca-

pitale sia nei modelli organizzativi.

È fondamentale contenere il rischio passando da im-

pegni di capitale pluriennali a investimenti a tappe con

punti decisionali espliciti, riconsiderando i sistemi di

budgeting nell’allocazione delle risorse. Anziché fissa-

re strutture organizzative per un futuro stabile, biso-

gna costruirle con un modello operativo che sia pronto

a sfruttare più scenari. Investire su team modulari, fre-

quenti cambiamenti nei processi e nei modelli organiz-

zativi, man mano che le aziende innovative scoprono

approcci nuovi e più efficienti, una progettazione dei

ruoli che integri la flessibilità e livelli di coordinamen-

to snelli e adattabili, contribuiranno tutti a preservare

l’efficienza della gestione aziendale.

Siamo entrati, molto velocemente, in una dimensio-

ne che ci condiziona nel modo di pensare, di infor-

marci, di studiare, di guadagnare e che ci impone un

cambio di paradigma per determinare le scelte per

il nostro futuro.

La sfida, che il momento storico ci impone, è quella di

considerare l’AI una risorsa che ci stimoli per ri-for-

marci e per ri-progettarci nel modo in cui investiamo,

costruiamo e pianifichiamo.

“Questo è il potere delle persone”.

SEMPRE AVANTI…

ANGELO MURACA

CEO e Founder

di Tecnologie e Consulenze SRLS

Consulente finanziario

Docente e formatore in ambito

dematerializzazione cartacea e firma digitale

Membro CTS della FIS

con delega alla finanza

COPERTINA

AI NEI PROCESSI AZIENDALI

di Angelo Muraca, CEO e Founder TandC

INDICE

THINKING OUT OF THE BOX

di Giuseppina Melino, Cosmica Digital Marketing

ECOSISTEMA DIGITALE

ECOSISTEMA DIGITALE

CONSULTANT BOOK

DELL’ECOSISTEMA DIGITALE

Anno II - N.19

Edizione Luglio 2026

RE-infodemia

UMANESIMO 5.0

UMANESIMO 5.0

DIAMO INTELLIGENZA ALL’IMPRESA

di Sandro Rosiglioni, Manager RH plus

IL PARADOSSO DEI TEAM ECCELLENTI

di Roberta Martinelli, Digital Marketing

BENESSERE CHE PRODUCE VALORE

Alessia Costarelli, CEO e Founder di ACK

LA PIATTAFORMA ALL-IN-ONE

ERP DEMATERIAL

La facilità di supporto ai processi di interoperabili-

tà dei professionisti nella gestione delle pratiche.

LA PIATTAFORMA ALL-IN-ONE

ERP DEMATERIAL

La facilità per la gestione delle attività di cantiere

attraverso il Business Analisys Strategy (BAS).

CASO STUDIO

CASO STUDIO

IL

IL

IL

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ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

LUGLIO 2026

Viviamo in un tempo in cui tutto accelera: tecnologie, mercati,

linguaggi, bisogni, strumenti, aspettative. Quello che ieri sem-

brava stabile oggi può diventare insufficiente; quello che oggi

appare innovativo domani rischia di essere già superato. In

questo scenario le organizzazioni non hanno bisogno di nuove

idee. Hanno bisogno di imparare a governarle.

Spesso diciamo che bisogna pensare fuori dagli schemi. È

vero, ma è solo una parte del problema. Uscire dagli schemi

non significa muoversi senza struttura. Significa creare una

box diversa: uno spazio libero per immaginare soluzioni nuove

e più solido per non perdere il contatto con la realtà.

Thinking out

of the box

Giuseppina

Melino

Social Media Marketer

Cosmica Digital Marketing

Social Media Marketer.

Esperta in analisi strategi-

ca, creazione di piani edito-

riali e sviluppo di contenuti

digitali. Specializzata in

analisi del cliente, competi-

tor, copywriting, montaggio

video e grafica per i social.

Supporto i clienti nel rag-

giungimento dei loro obiet-

tivi

attraverso

l’ascolto

attivo, la curiosità e la cre-

atività.

In una società che cambia più velocemente delle nostre abitu-

dini, pensare fuori dagli schemi non basta più. Serve una box:

uno spazio mentale e metodologico in cui fermarsi, osserva-

re il problema, smontarlo e ricostruirlo con lucidità. L’agilità

non è improvvisazione creativa, ma capacità di muoversi den-

tro l’incertezza senza perdere direzione. Per questo affidarsi

a project manager qualificati diventa decisivo: perché l’innova-

zione non nasce dal caos, ma da un metodo capace di orientare

le persone, proteggere il valore e trasformare le intuizioni in

risultati concreti.

Qui il project management as-

sume un ruolo centrale: non

come semplice controllo di

tempi, costi e scadenze, ma

come capacità di trasformare

un’intenzione in un percorso

leggibile. Un progetto non è

una lista di attività. È una co-

struzione fatta di obiettivi, vin-

coli, persone, rischi, risorse e

decisioni. Senza una regia, l’i-

dea migliore può disperdersi.

UMANESIMO 5.0

Essere agili non significa cambiare idea ogni giorno. Significa

procedere per cicli brevi, verificare spesso, raccogliere fee-

dback e correggere la rotta prima che sia troppo tardi. Il piano

resta importante, ma non deve diventare una gabbia. Deve es-

sere una mappa: utile per orientarsi, ma aggiornabile quando il

territorio cambia.

Insieme, Agile e Lean offrono una lezione concreta: innovare

non vuol dire fare di più, più in fretta e con più strumenti. Vuol

dire capire meglio dove andare, eliminare ciò che non serve e

imparare durante il percorso.

Un buon project manager non spegne la creatività. La rende

praticabile. Non impone rigidità. Costruisce un perimetro en-

tro cui le persone possono contribuire meglio. Non difende il

piano a tutti i costi. Difende il valore del progetto. Molte orga-

nizzazioni non falliscono per mancanza di idee. Falliscono per

mancanza di governo. Hanno intuizioni interessanti, ma obiet-

tivi confusi. Hanno persone capaci, ma priorità non allineate.

Hanno strumenti evoluti, ma processi fragili. Hanno urgenza di

innovare, ma non sempre il metodo per farlo.

Questo è il luogo in cui il pensiero creativo incontra il metodo.

Dove si può cambiare prospettiva, ma anche chiedersi: quale

problema stiamo risolvendo? Per chi stiamo creando valore?

Quali rischi stiamo sottovalutando? Quali attività sono neces-

sarie e quali consumano solo energia?

A questa visione si collega

il Lean Management, che ci

invita a osservare il lavoro

come un flusso di valore. Non

tutto ciò che facciamo produ-

ce valore. Alcune attività ser-

Qui che entra in gioco il

project manager qualifica-

to. Il suo compito non è solo

controllare ogni movimento

del team, ma creare le condi-

zioni perché il progetto pos-

La box per pensare fuori

dagli schemi serve a que-

sto: dare forma al cam-

biamento senza soffocar-

L’approccio agile nasce da

questa consapevolezza. Nei

contesti complessi non tutto

può essere previsto all’inizio.

Una parte della conoscenza

emerge mentre si lavora. Il

TandC

vono davvero. Altre sono abi-

tudini, passaggi inutili, attese,

rilavorazioni, riunioni senza

decisioni. Il Lean ci aiuta a di-

stinguere ciò che costruisce

da ciò che appesantisce.

sa avanzare con chiarezza.

Deve ascoltare, organizzare,

decidere, leggere gli sta-

keholder, anticipare i rischi e

mantenere il gruppo orienta-

to al risultato.

lo. Permettere alle idee

di uscire dai percorsi

abituali e accompagnarle

fino alla realizzazione.

cliente chiarisce il bisogno

dopo aver visto una prima

soluzione. Il team scopre

vincoli non considerati. Il

mercato cambia. Le priorità

si spostano.

Diamo intelligenza

all’impresa

Il vantaggio per l’imprendi-

tore comincia dove finisce la

solitudine decisionale. Oggi

assumere, formare, riorganiz-

zare, innovare o gestire una

crisi significa muoversi den-

tro una complessità normati-

va e contrattuale che difficil-

mente può essere governata

da soli. Federare un ente da-

toriale con un ente bilaterale

Per un’impresa, l’errore più costoso non è sempre quello opera-

tivo. Spesso è quello di indirizzo. Un piano formativo incoeren-

te, un accordo che irrigidisce l’organizzazione, un investimento

su competenze già superate o una vertenza non intercettata in

tempo producono effetti lunghi e costosi. Un imprenditore, an-

che esperto, può non avere tutti gli elementi per valutarli. La fe-

derazione crea invece un tavolo stabile di lettura degli scenari,

dove mercato, lavoro, contratti e sostenibilità economica vengo-

no osservati insieme. La sintesi è più solida perché include va-

riabili che da soli si rischierebbe di sottovalutare.

significa trasformare questa

complessità in metodo. Il

primo porta conoscenza del

mercato, delle filiere, della

concorrenza e dei fabbisogni.

Il secondo porta mediazione

con le parti sociali, strumenti

contrattuali, formazione con-

tinua, welfare e ammortizza-

tori. Insieme riducono il mar-

gine di errore.

ARTICOLO ON LINE

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L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Sandro Rosiglioni

Manager

RH plus

Sandro Rosiglioni, impren-

ditore con oltre 30 anni di

esperienza, è specializzato

nella progettazione e realiz-

zazione di sistemi e tecnolo-

gie per ambienti ad alta com-

plessità nel settore sanitario.

Coordina una rete di impre-

se attiva a livello nazionale

e internazionale, ricopre

ruoli dirigenziali in asso-

ciazioni di rappresentanza

multisettoriali.

È attualmente Presidente di

un ente del Terzo Settore.

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

LUGLIO 2026

Un imprenditore non cerca più solo efficienza, cerca intelligen-

za distribuita. Da solo, anche con i migliori collaboratori, resta

prigioniero del proprio punto di vista. La novità è un’alleanza

inedita tra un ente datoriale (parte imprenditoriale) e un ente

bilaterale (equilibrio tra lavoro e capitale). Federarli significa

creare un osservatorio privilegiato dove le decisioni non sono

più il frutto di una singola visione, ma il prodotto di competenze

complementari: giuridiche, economiche, contrattuali e previden-

ziali. Non è un costo, è un investimento in capacità decisionale.

Sul piano operativo, il beneficio è immediato. L’ente bilaterale

rende più accessibili formazione, welfare contrattuale e stru-

menti di sostegno. L’ente datoriale monitora l’evoluzione nor-

mativa e contrattuale, traducendo le novità in indicazioni pra-

tiche. La federazione integra questi flussi: le informazioni non

restano disperse, ma diventano patrimonio condiviso. L’impren-

ditore riceve così un orientamento unico, meno frammentato e

più utile all’azione. Questo significa meno tempo perso tra ban-

di, scadenze, adempimenti e minore rischio di contenzioso.

Nel medio periodo, questa alleanza permette di costruire poli-

tiche del lavoro che una singola impresa difficilmente potrebbe

sostenere da sola: upskilling per lavoratori senior, ricollocazio-

ne nelle crisi, accordi di prossimità per flessibilità e picchi pro-

duttivi, welfare orientato alla fidelizzazione. L’ente bilaterale

mette a disposizione strumenti e fondi; l’ente datoriale legge i

fabbisogni e li collega al mercato.

Entrare in un ente datoriale e in un ente bilaterale non è un

adempimento burocratico. È una scelta di governo. L’impren-

ditore non rinuncia alla propria autonomia: la rafforza. Guada-

gna sicurezza giuridica, efficienza amministrativa, rapidità ne-

goziale e visione prospettica. La federazione non sostituisce la

decisione imprenditoriale, la rende più informata. Trasforma il

peso della complessità in leva competitiva.

C’è poi un vantaggio meno vi-

sibile ma decisivo: la credibili-

tà. Presentarsi a un tavolo ne-

goziale, a un bando pubblico o

a una trattativa istituzionale

come parte di una federazione

dà all’impresa un peso diver-

so. L’ente bilaterale attesta

La dimensione più importante

è strategica. In un’economia

in cui il vantaggio competiti-

vo dipende dalla capacità di

adattarsi prima degli altri, la

federazione funziona come un

sensore avanzato. L’ente bi-

laterale intercetta segnali sul

TandC

UMANESIMO 5.0

che le proposte sono state

valutate anche con le contro-

parti sociali; l’ente datoriale

garantisce che rispondono a

bisogni concreti del settore.

Questa doppia legittimazio-

ne abbrevia i tempi e rafforza

l’affidabilità percepita.

lavoro: assenze turnover, fles-

sibilità, tensioni organizzati-

ve. L’ente datoriale registra

segnali di mercato: ordini,

prezzi, margini, concorrenza.

Incrociare queste informa-

zioni consente di anticipare i

problemi invece di subirli.

Il paradosso dei

team eccellenti

Viviamo nell’epoca delle tecnologie intelligenti, ma molte orga-

nizzazioni continuano a inseguire il mito del talento individua-

le: il manager brillante, lo specialista insostituibile, il leader

visionario. Una narrazione seducente, ma sempre meno adatta

alla realtà. Oggi il vantaggio competitivo nasce dalla capacità

di connettere intelligenze diverse: competenze, esperienze, lin-

guaggi e prospettive. Le sfide sono troppo complesse per una

sola funzione o una sola visione. Serve progettare contesti in

cui le differenze generino valore comune. Non è moda manage-

riale: è necessità strategica.

Per anni le organizzazioni

hanno privilegiato l’efficienza,

la standardizzazione e la ri-

cerca di profili simili tra loro.

Processi definiti, ruoli chiari,

percorsi prevedibili. Un mo-

In questo scenario, continuare a pensare tutti allo stesso modo

rappresenta un rischio più che un vantaggio. La vera innova-

zione nasce infatti quando prospettive differenti si incontrano.

Quando competenze diverse si contaminano. Quando qualcuno

pone una domanda che nessuno aveva ancora considerato.

dello che ha funzionato in un

contesto relativamente stabi-

le. Oggi però il mercato cam-

bia più velocemente delle

procedure e le certezze hanno

una durata sempre più breve.

ARTICOLO ON LINE

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L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Mente

strategica,

anima

creativa, cuore digitale. Da

oltre 20 anni trasformo le

idee in azione, il caos in me-

todo, le parole in risultati.

Il mio mantra? Detto-fatto.

Ogni progetto è una sfida,

ogni sfida un’opportunità.

Organizzo, comunico, ispiro:

con entusiasmo e impatto.

Creo brand che lasciano il

segno, strategie che funzio-

nano, connessioni che con-

tano. Perché nel marketing,

come nella vita, non vince

chi parla di più, ma chi sa

farsi ricordare!

Roberta

Martinelli

Digital Marketing

Manager

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

LUGLIO 2026

DALLA TEORIA ALLA

PRATICA:

È qui che entra in gioco il valore della NEURODIVERSITA’ e

della complementarità cognitiva. Persone che elaborano le

informazioni in modo differente, che osservano i problemi da

angolazioni diverse e che costruiscono collegamenti inconsue-

ti rappresentano una risorsa preziosa per qualsiasi organizza-

zione. Non perché siano necessariamente più intelligenti, ma

perché ampliano il campo visivo del gruppo.

Un team composto da professionisti eccellenti ma omogenei ri-

schia di arrivare rapidamente alle stesse conclusioni. Un team

eterogeneo impiega forse qualche minuto in più per trovare un

accordo, ma spesso arriva molto più lontano.

Per questo la co-creazione strategica sta diventando una delle

competenze più rilevanti per le organizzazioni contemporanee.

Significa costruire spazi e processi in cui discipline differenti

collaborano per affrontare obiettivi comuni. Marketing, tecno-

logia, risorse umane, innovazione, sostenibilità, operations:

funzioni che per anni hanno lavorato in compartimenti separati

oggi devono imparare a dialogare in modo continuo. Le azien-

de che riescono a creare queste connessioni sviluppano una

capacità di adattamento superiore. Riescono a leggere la com-

plessità con maggiore precisione e a individuare opportunità

che sfuggono ai modelli tradizionali.

Anche la leadership sta cambiando profondamente. Non servono

più leader che abbiano tutte le risposte. Servono leader capaci

di creare le condizioni affinché emergano le domande migliori.

Professionisti che sappiano facilitare il confronto, valorizzare le

differenze e mettere in connessione competenze complementari.

UMANESIMO 5.0

TandC

La differenza è sostanziale.

Non si tratta semplicemente

di mettere attorno a un tavolo

persone diverse e sperare che

accada qualcosa di straordina-

Nel mio lavoro come Digital

Marketing Manager e mem-

bro del Comitato Tecnico

Scientifico di ACK, ho l’op-

portunità di osservare ogni

giorno come il benessere or-

ganizzativo e la performan-

ce siano sempre più legati

alla qualità delle relazioni

La prossima rivoluzione non

nascerà da un algoritmo più po-

tente o da un manager più bril-

lante. Nascerà nel momento in

cui avremo il coraggio di met-

tere attorno allo stesso tavolo

menti diverse e lasciare che ac-

1. Crea tavoli decisionali

“improbabili”

Per i progetti strategici coin-

volgi figure provenienti da

funzioni differenti. Inserisci

sempre almeno una persona

esterna al processo princi-

pale. Spesso le intuizioni più

preziose arrivano da chi non

è condizionato dalle abitudini

operative del team.

2. Premia le domande, non

solo le risposte

Le organizzazioni valoriz-

zano chi porta soluzioni. Le

organizzazioni

innovative

valorizzano anche chi pone

le domande giuste. Inseri-

sci momenti dedicati all’e-

splorazione di prospettive

alternative e alla messa in

discussione delle convinzioni

consolidate.

rio. Serve progettazione. Ser-

ve metodo. Serve una cultura

organizzativa che favorisca il

confronto costruttivo e la cir-

colazione delle idee.

professionali. Attraverso un

approccio

multidisciplinare

accompagniamo le organiz-

zazioni nella costruzione di

nuovi modelli culturali, capa-

ci di valorizzare competenze

differenti e trasformare la di-

versità in un acceleratore di

innovazione.

cada l’imprevedibile. Perché il

futuro non premia chi pensa più

veloce. Premia chi riesce a pen-

sare insieme a lavorare come

un sistema integrato. È qui che

nasce il vero vantaggio compe-

titivo del futuro.

3. Mappa le complementari-

tà cognitive

Non limitarti a conoscere

competenze ed esperienze

dei collaboratori. Comprendi

come pensano, apprendono e

risolvono i problemi. La vera

forza di un team nasce quan-

do le differenze cognitive

vengono riconosciute e utiliz-

zate in modo intenzionale.

Ogni tecnologia promette efficienza, ma non ogni efficienza

produce valore. L’AI generativa può scrivere una mail, sinte-

tizzare un documento, supportare analisi complesse e accele-

rare decisioni operative. Il punto, però, non è solo cosa riesce

a fare. Il punto è cosa accade nei processi aziendali quando il

risultato prodotto viene accettato senza controllo. Il rischio è

che la conoscenza interna si indebolisca: contenuti formalmen-

te curati, ma poveri di contesto, entrano nei flussi decisionali e

diventano base di nuove scelte. Così la produttività apparente

può trasformarsi in perdita di accuratezza, fiducia e responsa-

bilità per qualsiasi organizzazione.

Il degrado della conoscenza

è la versione organizzativa di

un fenomeno già visibile nel

lavoro quotidiano: testi, ana-

lisi e risposte generate dall’AI

appaiono ordinati e professio-

nali, ma possono essere pri-

Nei processi aziendali questa distinzione è decisiva. Una mail

ha un impatto limitato se resta dentro una conversazione ope-

rativa. Un’analisi usata per orientare investimenti, riorganizza-

zioni, contratti o consulenze strategiche ha un peso diverso. Se

il contenuto generato entra nel processo senza fonti e controlli,

l’errore non resta isolato: viene ripreso, condiviso e può diven-

tare base di altre scelte.

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ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Angelo

Muraca

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

LUGLIO 2026

vi di sostanza, metodo e re-

sponsabilità. Il problema non

è lo strumento. Nasce quando

l’impresa non distingue più

tra contenuto prodotto, conte-

nuto verificato e conoscenza

realmente posseduta.

AI nei processi

aziendali

CEO e Founder di TandC

Tecnologie e Consulenze

SRLS.

Consulente finanziario.

Docente e formatore in

ambito dematerializza-

zione cartacea e firma

digitale.

Prevenire questo rischio non significa vietare l’AI, ma gover-

narla. Le organizzazioni devono definire dove l’uso è ammesso,

con quali finalità, su quali dati, con quali controlli e con quale

responsabilità finale. Ogni contenuto generato dovrebbe esse-

re accompagnato da una verifica: fonti, dati utilizzati, affidabili-

tà, incertezze, impatto sul processo. Senza questa disciplina, la

tecnologia non aumenta la produttività: la simula.

Il tema è economico. Che valore attribuiamo a una consulenza, a

un contratto o a un’analisi se chi la riceve percepisce che il risul-

tato è stato prodotto dall’AI senza lavoro umano? In quel momen-

to non è in discussione il documento, ma la fiducia nel professio-

nista e nel processo che lo ha generato. Il valore intellettuale va

dimostrato attraverso metodo, tracciabilità e responsabilità.

La domanda non è se usare o meno l’AI generativa. La doman-

da è quale conoscenza vogliamo preservare dentro l’impresa.

Più i processi dipendono da sistemi automatici, più diventa ne-

cessario proteggere il capitale umano che interpreta, verifica e

decide. Le tecnologie migliorano la produttività solo se il pro-

cesso che le circonda è progettato per renderle utili.

È qui che l’efficienza promes-

sa dall’AI generativa mostra

il suo lato fragile. Se il dipen-

dente affida allo strumento la

produzione di un contenuto e

lo considera valido solo per-

ché ben scritto, il processo

perde integrità. L’illusione è

La verifica richiede tempo.

L’AI promette velocità, ma la

validazione può essere labo-

riosa. Convalidare un’infor-

mazione significa possedere

competenza sull’argomento,

riconoscere un errore, cor-

reggere un’imprecisione, in-

Per questo è necessario clas-

sificare la conoscenza azien-

dale. I dati non strutturati de-

vono avere una provenienza

chiara. Le informazioni devono

essere distinte tra autentiche,

verificate, generate, rielabora-

L’AI generativa può diventare

una leva potente, ma solo se

resta dentro un sistema di re-

sponsabilità. Non sostituisce

la conoscenza: la mette alla

 “Questo è il potere delle persone”. SEMPRE AVANTI…

semplice: invio un prompt,

l’AI elabora e restituisce ciò

che serve. Ma tra una rispo-

sta plausibile e una rispo-

sta affidabile passa il valore

umano: capacità critica, con-

testo, verifica delle informa-

zioni, lettura degli effetti.

tegrare un dato mancante.

Questo lavoro non è acces-

sorio: è il punto in cui la per-

sona porta valore. La qualità

non sta nel testo generato,

ma nella capacità di trasfor-

marlo in conoscenza utile e

coerente.

te o ipotetiche. L’AI può acce-

lerare fasi, aprire scenari, sin-

tetizzare materiali o produrre

bozze. Ma il suo contributo

deve essere dichiarato e mi-

surato. Solo così diventa valo-

re aggiunto e non rumore.

prova. E obbliga le imprese a

chiarire cosa sanno davvero,

cosa delegano e dove l’inter-

vento umano continua a gene-

rare valore.

TandC

UMANESIMO 5.0

ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

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LUGLIO 2026

BENESSERE CHE

PRODUCE VALORE

CASO STUDIO

Quanto costa davvero a un’impresa il disagio silenzioso dei propri

collaboratori? In un’azienda agricola siciliana, 13 lavoratori su 14

si percepivano come innovatori: un segnale di potenziale umano

enorme. Eppure, sotto la superficie, emergevano fatica, isolamento,

difficoltà di integrazione e comunicazione frammentata. Non era un

semplice problema di clima interno, ma un costo organizzativo invi-

sibile: meno coinvolgimento, più stress, maggiore rischio di turno-

ver e perdita di produttività. Il Metodo ACKSD® ha permesso di tra-

sformare quell’obbligo di attenzione ai rischi psicosociali, previsto

anche dal D.Lgs. 81/2008, in un percorso di crescita. L’intervento

è partito dall’ascolto e ha portato a soluzioni concrete, sostenibili

e misurabili. Il risultato: più benessere, più appartenenza, più effi-

cienza. Perché investire sul capitale umano non è un costo accesso-

rio ma una leva strategica, concreta e misurabile.

Durante l’assesment iniziale,

il dato più evidente sembra-

va positivo: 13 lavoratori su

14 si dichiaravano innova-

tori. Quella disponibilità al

cambiamento, però, non ri-

usciva a tradursi in energia

organizzativa. La quotidianità

dell’azienda era segnata da

stanchezza,

comunicazione

discontinua,

difficoltà

col-

laborative e percezione di

isolamento. Il contesto agri-

colo, già esposto a ritmi in-

L’intervento non è partito da una soluzione preconfezionata, ma

da una lettura strutturata del contesto. Attraverso il Metodo

ACKSD® sono state analizzate le Human Skill, la qualità dell’e-

sperienza lavorativa, le relazioni interne, l’organizzazione degli

spazi e le dinamiche quotidiane che incidevano sul benessere

delle persone. Questa fase ha permesso di distinguere perce-

zioni generiche e bisogni reali, individuando aree critiche ricon-

ducibili ai rischi psicosociali e allo stress lavoro-correlato, in

coerenza con il D.Lgs. 81/2008.

La soluzione

Il problema

ALESSIA

COSTARELLI

Ceo e Founder di ACK

Service&Design srl

tensi e stagionalità, era reso

complesso dalla presenza di

lavoratori stranieri e da bar-

riere linguistiche, culturali e

sociali. L’impresa si trovava

quindi davanti a un rischio

doppio: da un lato il deterio-

ramento del benessere delle

persone, dall’altro la perdi-

ta di produttività, continuità

e attrattività. Il disagio non

era rumoroso, ma produceva

effetti concreti su clima, sicu-

rezza, fiducia e performance.

Nata a Foligno il 1° settem-

bre 1984, inizio a studiare

danza a sei anni, disciplina

che mi accompagna ben

oltre il conseguimento di

due lauree in Architettura,

culminate in una tesi speri-

mentale a Dakar. La curio-

sità per il legame tra luogo,

persone, comportamenti ed

emozioni mi ha spinto a fon-

dare ACK Service & Design,

una start-up innovativa che

promuove nuovi modelli

culturali aziendali per mi-

gliorare la qualità della vita.

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

TandC

CASO STUDIO

Le conclusioni

La prima azione ha ri-

guardato l’ambiente di

lavoro. È stato installato

un nuovo container ope-

rativo vicino ai campi,

dotato di area ristoro e

servizi igienici. Una scel-

ta semplice ma decisiva:

creare uno spazio digni-

toso per la pausa signifi-

ca riconoscere il bisogno

di recupero psicofisico

e ridurre la distanza tra

azienda e persone.

La seconda azione è sta-

ta

l’introduzione

della

figura del “Problem Sol-

ver”, presente con ca-

denza settimanale. Il suo

compito era aiutare i la-

voratori nella gestione

di pratiche burocratiche

e necessità quotidiane,

come SIM e bollette. In

questo modo l’azienda ha

rimosso una parte dello

stress

extra-lavorativo

che ricadeva indiretta-

mente su concentrazione,

serenità e disponibilità

collaborativa.

La terza azione ha ri-

guardato la comunica-

zione. È stato attivato

un corso di italiano per

facilitare la compren-

sione delle procedure,

migliorare la sicurezza,

ridurre gli equivoci e

favorire autonomia re-

lazionale reale. La lin-

gua, in questo caso, non

è stata trattata come un

dettaglio culturale, ma

come una infrastruttura

organizzativa.

La quarta azione ha la-

vorato

sull’inclusione.

Sono

stati

progettati

eventi culturali e mo-

menti di condivisione

per favorire conoscenza

reciproca, fiducia e ap-

partenenza.

L’obiettivo

non era costruire inizia-

tive simboliche, ma cre-

are condizioni pratiche

perché persone diverse

potessero

riconoscersi

come parte dello stesso

sistema produttivo.

Dopo sei mesi, i benefici sono stati visibili: maggiore integrazione tra i lavoratori, comunica-

zione più fluida, percezione più forte del supporto aziendale, clima organizzativo più positivo e

aumento del senso di appartenenza. Il dato rilevante non è solo umano, ma anche manageriale.

Quando le persone lavorano in un contesto più chiaro, sicuro e riconoscente, l’impresa riduce

attriti, sprechi relazionali e rischi di discontinuità.

Il caso dimostra che la valutazione del benessere organizzativo non deve essere vissuta come

adempimento formale. Può diventare una leva per presidiare i rischi psicosociali, migliorare le

performance e rafforzare la reputazione aziendale. L’obbligo normativo si trasforma così in op-

portunità: tutela delle persone, produttività, attrattività verso nuovi collaboratori e maggiore

fiducia degli stakeholder.

Ogni azienda è un caso a sé, ma la soluzione inizia quasi sempre dall’ascolto. Il Metodo ACK-

SD® permette di trasformare dati, spazi, relazioni e cultura in decisioni operative. Per appro-

fondire: info@acksdesign.com.

Il primo valore prodotto dall’assesment è stato informativo: l’azienda ha ottenuto dati leggibili,

utili per comprendere dove intervenire e con quali priorità. Il secondo valore è stato operativo:

quei dati sono diventati una base concreta per supportare il datore di lavoro nella gestione degli

obblighi normativi e, insieme, per costruire azioni di miglioramento sostenibili.

Dall’analisi, è emerso che non servivano grandi investimenti, ma interventi mirati su problemi

quotidiani che appesantivano la vita dei lavoratori e, di conseguenza, l’efficienza dell’impresa. Il

percorso è stato articolato in quattro azioni integrate, affiancate da consulenza strategico-finan-

ziaria per ottimizzare costi e risorse.

Il risultato dell’intervento è stato un modello replicabile: ascoltare, misurare, progettare, agire e

verificare. Il benessere è diventato così uno strumento di gestione, non una dichiarazione astratta.

ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

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LUGLIO 2026

LA PIATTAFORMA

ALL IN ONE – ERP

DEMATERIAL:

LA FACILITÀ DI SUPPORTO AI

PROCESSI DI INTEROPERABILITÀ

DEI PROFESSIONISTI NELLA

GESTIONE DELLE PRATICHE.

CASO STUDIO

Pubblichiamo la risultanza del lavoro fatto da Tecnologie e

Consulenze in sinergia con ACK nel monitoraggio della attività

svolte nel caso studio proposto.

Il valore delle competenze

professionali, in un approccio

multidisciplinare, deve cor-

rispondere ad un elemento

che l’imprenditore “pesa” in

funzione di un reale miglio-

ramento delle performance

aziendali a prescindere dal

codice Ateco e dalle dimen-

sioni dell’azienda. Nel caso di

specie, il miglioramento del

clima aziendale non è solo un

tema organizzativo o relazio-

nale ma è diventato una vera

leva finanziaria. Un ambiente

di lavoro più sereno, collabo-

rativo e orientato alla respon-

sabilità incide direttamente

su alcuni fattori economici

chiave: riduzione del turno-

In quest’ottica, investire nel clima aziendale significa anche proteggere il conto economico: for-

mazione, comunicazione interna, valorizzazione delle competenze locali e maggiore coinvolgi-

mento dei lavoratori si sono tradotti in benefici misurabili, il cui benessere organizzativo può di-

ventare parte integrante della strategia finanziaria, non come costo accessorio, ma investimento

capace di rafforzare sostenibilità, competitività e continuità nel tempo.

La finanza aziendale non misura solo numeri: misura anche la capacità dell’organizzazione di tra-

sformare persone, competenze e processi in valore duraturo.

“Questo è il potere delle persone”. SEMPRE AVANTI…

ANGELO

MURACA

CEO e Founder di TandC

Tecnologie e Consulenze SRLS.

ver,

maggiore

produttività

stagionale, minori inefficienze

operative, migliore gestione

dei tempi e maggiore atten-

zione alla qualità del prodot-

to. Per esperienza, il settore

agricolo, ha una marginalità

spesso condizionata da va-

riabili esterne come clima,

costi energetici, prezzo delle

materie prime e andamento

dei mercati; quindi, il capita-

le umano assume un ruolo

centrale. Squadre motivate

e ben coordinate permettono

di ridurre sprechi, migliora-

re la programmazione delle

attività e rendere più stabile

la performance economico-fi-

nanziaria dell’impresa.

Consulente finanziario.

Docente e formatore in

ambito dematerializza-

zione cartacea e firma

digitale.

ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

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LUGLIO 2026

LA PIATTAFORMA

ALL IN ONE – ERP

DEMATERIAL:

LA FACILITÀ PER LA GESTIONE

DELLE ATTIVITÀ DI CANTIERE

ATTRAVERSO IL BUSINESS

ANALISYS STRATEGY (BAS).

CASO STUDIO

Pubblichiamo la risultanza del lavoro commissionato a Tec-

nologie e Consulenze da un General Contractor per il moni-

toraggio delle attività di cantiere in un intervento di riqualifi-

cazione sismica ed energetica nell’area del Cratere. Partendo

dal GANTT di progetto, tramite il BAS si sono costantemente

monitorate le varie attività, delle volte anche sovrapposte, dei

soggetti che sono stati individuati per le varie fasi delle lavo-

razioni, con l’obiettivo di offrire una visione trasparente, inte-

grata e misurabile, con i vari SAL.

A garanzia di tutte le figure

coinvolte è stato possibile at-

tivare servizi a supporto per

fare in modo che i tempi corri-

spondessero a quelli concor-

dati, soprattutto per evitare

una dilatazione dei costi eco-

nomici. Il risultato ottenuto

mette in evidenza un modello

di lavoro coerente basato sul

reale coordinamento di di-

verse esigenze emerse nella

gestione dell’intervento. Ogni

fase è stata tracciata, docu-

Alcune imprese ed un fornitore hanno avuto necessità di supporto finanziario per il quale è sta-

to possibile individuare delle soluzioni che non hanno creato ritardi nell’approvvigionamento

dei materiali occorrenti. Il valore del sistema non è solo tecnologico, ma soprattutto strategico.

La piattaforma consente di trasformare dati, documenti e attività operative in informazioni utili

per decidere meglio, ridurre i rischi e intervenire tempestivamente dove necessario. Attraverso

dashboard, KPI, alert e flussi di lavoro integrati, ERP Dematerial BAS permette di avere sotto

controllo l’intero avanzamento del progetto, migliorando trasparenza, efficienza e responsabilità

condivisa. Per Tecnologie e Consulenze, questo lavoro rappresenta un passaggio importante ver-

so una gestione più evoluta dei processi: meno frammentazione, più controllo, più valore per le

imprese e per tutti i soggetti coinvolti. “Questo è il potere delle persone”. SEMPRE AVANTI…

ANGELO

MURACA

CEO e Founder di TandC

Tecnologie e Consulenze SRLS.

mentata e monitorata: dalla

progettazione

iniziale,

alla

elaborazione del GANTT, dal

controllo documentale effet-

tuato su contratti di appalto e

subappalto, alla gestione del-

le presenza in cantiere, alla

gestione della formazione e

dell’aggiornamento del per-

sonale dipendente delle im-

prese, alla gestione della si-

curezza, fino alla verifica delle

scadenze, delle certificazioni

ed alla contabilità di cantiere.

Consulente finanziario.

Docente e formatore in

ambito dematerializza-

zione cartacea e firma

digitale.

ORGANIZZAZIONI

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duzione, distribuzione o modifica, totale o parziale, senza il preventivo consenso scritto. I singoli articoli

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N.19

LUG 2026

ANNO II

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