CONSULTANT BOOK
CASO STUDIO
IL VALORE DEL BAS
PER LE IMPRESE
UMANESIMO 5.0
QUANDO IL SILENZIO
COSTA CARO
RE-infodemia
dell’ECOSISTEMA DIGITALE
UMANESIMO 5.0
LA MEMORIA DI CANI E GATTI
Tutti i diritti riservati. Il contenuto è di proprietà esclusiva ed è vietata qualsiasi forma di utilizzo, riproduzione, distribuzione o
modifica, totale o parziale, senza il preventivo consenso scritto.
I singoli articoli sono disponibili sul sito www.tandc.it.
N.15
Anno II
Marzo
2026
TandC
UMANESIMO 5.0
IL CODICE DELLA MEMORIA
ERP DEMATERIAL
ECOSISTEMA DIGITALE
IL VALORE DELLE CONNESSIONI
UMANESIMO 5.0
ERP Dematerial è una piattaforma progettata per ottimizzare i flussi di lavoro attraverso un vero
e proprio ecosistema digitale. Il nostro obiettivo è quello di facilitare la collaborazione e le con
nessioni tra professionisti attraverso il supporto nella gestione di documenti, pratiche e progetti.
All’interno della piattaforma, vengono utilizzati modelli e prodotti informatici che integrano l’uti
lizzo di tecnologie all’avanguardia come l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning, alle quali
viene affiancato l’intelletto umano e la sua capacità di analizzare i dati e di trasformarli in soluzio
ni concrete e applicabili.
Ogni componente di questo sistema lavora in modo sinergico per permettere alle aziende di otti
mizzare i propri processi e di diventare più efficienti e competitive. Infatti, la forza dell’ecosistema
digitale si trova proprio nell’unione tra intelletto umano e innovazione tecnologica, due fattori che
si incontrano per dare forma al futuro, ponendosi non come elementi opposti ma complementari.
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LA CRESCITA
DELL’ECOSISTEMA DIGITALE:
LO SCRIGNO CUSTODE
DELLA MEMORIA
Quando si parla di UMANESIMO, l’attenzione deve
essere rivolta all’uomo come centro delle dinami
che evolutive, capace di pensare, creare, scegliere
e costruire il proprio destino. Credere nelle poten
zialità umane significa anche assumersi la respon
sabilità di custodire la memoria di ogni singolo in
dividuo e di ogni comunità, affinché il vissuto non
si disperda, ma diventi patrimonio condiviso.
La memoria del passato non è un semplice ricordo:
è la base su cui costruiamo il presente e progettia
mo il futuro. Senza memoria non esiste continui
tà, non esiste identità, non esiste consapevolezza.
Per questa ragione abbiamo scelto di sviluppare
una parte dell’Ecosistema Digitale come uno spa
zio strutturato capace di raccogliere, organizzare
e rendere accessibile il patrimonio di esperienze,
conoscenze e storie che appartengono alle perso
ne, alle imprese e ai territori.
L’Ecosistema Digitale non è un archivio passi
vo, ma uno strumento attivo. È il filo che collega
esperienze individuali e memoria collettiva, tra
sformando il ricordo in conoscenza condivisa. At
traverso una piattaforma dedicata, ogni individuo
può custodire il proprio percorso umano e profes
sionale; ogni azienda può preservare il proprio
know-how; ogni comunità può valorizzare il pro
prio patrimonio materiale e immateriale.
L’idea è quella di costruire un “diario personale e
collettivo” capace di codificare, archiviare e rende
re recuperabili esperienze significative, garanten
do continuità e identità nel tempo. In un’epoca in
cui le informazioni sono frammentate tra disposi
tivi e piattaforme diverse, diventa essenziale cre
are uno spazio unitario che protegga la memoria
dalla dispersione e dalla distorsione.
La memoria unisce passato, presente e futuro. Ci
consente di comprendere ciò che siamo stati, di in
terpretare ciò che viviamo e di orientare le scelte
che compiamo. Senza memoria, il rischio è quello di
perdere i riferimenti, di interrompere il passaggio
generazionale, di smarrire testimonianze che costi
tuiscono la ricchezza più autentica di una comunità.
Un Paese, un territorio, una collettività senza me
moria è una realtà destinata a indebolirsi. Monu
menti, simboli, intitolazioni e fatti storici rappre
sentano tracce visibili di un percorso comune,
ma accanto a questi esiste una memoria meno
tangibile, fatta di storie personali, competenze,
tradizioni e trasformazioni che meritano di essere
custodite con altrettanta attenzione.
L’Ecosistema Digitale nasce proprio con questa fina
lità: diventare lo strumento che unisce e struttura
questa trama diffusa di esperienze. Non solo conser
vazione, ma organizzazione, connessione e accessi
bilità. Non solo archiviazione, ma costruzione di senso.
Ogni persona, ogni professionista, ogni realtà produt
tiva accumula nel tempo un patrimonio di conoscenze
che rischia di andare perduto se non viene sistematiz
zato. Pensiamo, ad esempio, alla storia di una famiglia
che desidera raccogliere testimonianze, fotografie, do
cumenti e racconti di più generazioni per trasmetterli ai
propri figli in modo ordinato e accessibile; oppure a una
coppia che vuole custodire il ricordo del proprio anima
le domestico, raccogliendone immagini, momenti signi
ficativi e frammenti di vita condivisa, perché anche quel
legame rappresenta una parte autentica della propria
storia; o ancora a un’impresa che intende preservare
l’esperienza dei propri fondatori, le tappe della propria
crescita, i processi sviluppati negli anni per evitare che
il ricambio generazionale disperda competenze strate
giche; fino a una comunità locale che desidera valoriz
zare eventi storici, tradizioni culturali, trasformazioni
urbanistiche e testimonianze dei cittadini, costruendo
una narrazione condivisa del proprio territorio. Mettere
a disposizione un luogo digitale dove questo patrimonio
possa essere condiviso e reso fruibile significa rafforza
re l’identità individuale e collettiva, migliorare la capa
cità di scelta e favorire una crescita consapevole.
La memoria, dunque, non è un esercizio nostalgico. È
una risorsa strategica. È la base della libertà menta
le, perché ci permette di scegliere con cognizione di
causa. È il fondamento su cui poggiano sapere, espe
rienza e visione.
Costruire uno scrigno digitale capace di custodire e
connettere questa ricchezza significa preparare il ter
reno a una nuova modalità di vivere la memoria: non
più frammentata, ma integrata; non più isolata, ma
condivisa; non più statica, ma dinamica. La memoria
non è solo conservazione del passato. È uno stru
mento attivo per costruire il futuro, garantendo con
tinuità narrativa e coscienza della nostra esistenza.
Ed è proprio da questa consapevolezza che prende
forma un progetto più ampio, capace di dare struttu
ra e visibilità a questa trama di storie e di esperienze
che ci appartengono.
Perché custodire la memoria significa custodire il
valore delle persone.
SEMPRE AVANTI…
ANGELO MURACA
CEO e Founder
di Tecnologie e Consulenze SRLS
Consulente finanziario
Docente e formatore in ambito
dematerializzazione cartacea e firma digitale
Membro CTS della FIS
con delega alla finanza
COPERTINA
ADULTI IN CRISI: IDENITÀ E STRESS
di Maria Luisa Trinca, Biologa e Counselor relazionale
INDICE
IL CODICE DELLA MEMORIA
di Giuseppina Melino, Cosmica Digital Marketing
ECOSISTEMA DIGITALE
ECOSISTEMA DIGITALE
CONSULTANT BOOK
DELL’ECOSISTEMA DIGITALE
Anno II - N.15
Edizione Marzo 2026
RE-infodemia
UMANESIMO 5.0
UMANESIMO 5.0
MI FIDO QUINDI... SONO
di Alessandra Cinque
BIOFILIA ORGANIZZATIVA
di Barbara Lattanzi e Vittorio Balbi
LA MEMORIA DEI GATTI
di Beatrice Airaldi, Tecnico Veterinario
DOVE L’INCONTRO DIVENTA RELAZIONE
di Alessia Costarelli, Service&Design srl
GLI IMPRENDITORI CHE DORMONO SONNO
TRANQUILLI HANNO UN METODO
di Sandro Rosiglioni, RH plus
QUANDO IL SILENZIO COSTA CARO
di Roberta Martinelli, Digital Marketing
HOW-TO?
come applicare il bas
IL VALORE DEL BAS PER LE IMPRESE
TandC, Consulente specializzato in gestione del
sovraindebitamento
CASO STUDIO
CASO STUDIO
IL
IL
IL
TORNA ALL’INDICE
ARTICOLO ON LINE
L’ECOSISTEMA
DIGITALE
MARZO 2026
Il codice della Memoria
Riflessioni tra passato e digitale
Giuseppina
Melino
Social Media Marketer
Cosmica Digital Marketing
Social Media Marketer.
Esperta in analisi strategi
ca, creazione di piani edito
riali e sviluppo di contenuti
digitali. Specializzata in
analisi del cliente, competi
tor, copywriting, montaggio
video e grafica per i social.
Supporto i clienti nel rag
giungimento dei loro obiet
tivi
attraverso
l’ascolto
attivo, la curiosità e la cre
atività.
Superato il mezzo secolo, mi ritrovo a riflettere sulla storia,
sugli eventi, sulle esperienze vissute. Sento il bisogno di la
sciare una traccia a mia figlia, che non sia solo materiale, ma
qualcosa di più personale ed emotivo. Annotare pensieri su un
quaderno mi riporta allo spirito dell’adolescenza, quando cu
stodivo gelosamente il mio “diario segreto”. In un mondo sem
pre più tecnologico, mi chiedo: che fine faranno i nostri dati di
gitali—documenti, mail, profili social pieni di foto e video? Sul
mio canale Instagram, “è Dimora Creativa”, pubblico ricette di
cucina circolare e antispreco… e mi domando: come sta evol
vendo il codice della memoria umana?
Cos’è la memoria dell’uomo?
Forse una metafora per come
il cervello immagazzina, co
difica e richiama informazio
ni; una struttura che unisce
memoria biologica e cultu
rale; una lingua segreta dei
ricordi, dove ogni esperienza
lascia un’impronta personale
unica.
UMANESIMO 5.0
La memoria sociale diventa patrimonio collettivo: libri, fotogra
fie, tradizioni, archivi digitali. Il “codice” sono gli strumenti che
ci permettono di trasmettere queste memorie. La narrazione—
orale, scritta o artistica—resta il metodo più naturale. Oggi, però,
si aggiunge la memoria digitale: cloud, social media, persino
blockchain, che custodiscono esperienze e dati come nuovi archi
vi della nostra storia personale e collettiva.
Il codice della memoria è un linguaggio invisibile, un ponte tra
mente, cultura e tecnologia. Comprenderlo significa custodire
ciò che siamo stati e scegliere consapevolmente come costruire
il futuro. Ma oggi il viaggio non riguarda solo la nostra mente
o la nostra famiglia: riguarda anche i dati digitali che accumu
liamo ogni giorno—foto, video, documenti, conversazioni. Come
vogliamo gestirli? Come trasmetterli alle generazioni future
senza perderne il valore personale ed emotivo? Decidere come
conservare, organizzare e condividere queste tracce digitali di
venta parte stessa del nostro codice della memoria.
A livello personale, il mio
codice della memoria pren
de forma nel diario, nelle fo
tografie e nello storytelling
familiare. Questi strumenti
aiutano a creare e nutrire la
“costellazione familiare”, dove
abitudini e rituali danno senso
Probabilmente
tutte
que
ste cose insieme. Dal punto
di vista neuroscientifico, la
memoria organizza i ricordi
attraverso reti di neuroni e
TandC
sinapsi, creando connessioni
che possono durare tutta la
vita. Ma ciò che più mi inte
ressa è la dimensione perso
nale e sociale.
ai ricordi. La memoria diventa
così identità, esprimendo chi
siamo e collegandoci a chi ci
circonda. Imparare a leggere
e rafforzare il proprio codice
significa coltivare riti quoti
diani e utilizzare strumenti
che consolidano i ricordi.
CONDIVIDERE ESPERIENZE TRASFORMA
RICORDI PERSONALI IN PATRIMONIO COLLETTIVO.
MEMORIA E IDENTITÀ SI INTRECCIANO:
CIÒ CHE RICORDIAMO CI DEFINISCE E CI LEGA AL MONDO.
OGNI RICORDO, DIGITALE O CARTACEO,
CONTRIBUISCE A SCRIVERE UN’EREDITÀ CONSAPEVOLE,
UN PONTE TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO.
La memoria
di cani e gatti
Vi è mai capitato di vedere un cane agitarsi appena riconosce
la strada della clinica o un gatto sparire alla vista del traspor
tino? Ogni giorno, nel mio lavoro, incontro animali che ricor
dano odori, luoghi e persone con una precisione sorprendente.
Non hanno la nostra memoria “narrativa”, ma un sistema ba
sato su emozioni, associazioni e sensi molto sviluppati. Capire
come funziona la memoria di cani e gatti aiuta noi professioni
sti – e i proprietari – a riconoscere paure, bisogni e comporta
menti che nascono da esperienze passate.
La memoria di cani e gatti non
è un archivio di immagini o
storie, come accade per noi
esseri umani. Gli animali regi
strano odori, stimoli emotivi,
contesti, routine e modalità di
interazione. Essi possiedono
forme di memoria complesse,
adattate alla loro biologia.
I cani sono in grado di utiliz
zare una memoria episodi
ca-like (Science – Università
di Budapest), cioè la capaci
Il principale motore del ricordo nei nostri pet è la memoria emo
tiva, cioè quel sistema che lega un’emozione a un luogo, a un
odore o a una persona.
Il responsabile è l’amigdala, una struttura cerebrale che gesti
sce paura, stress e sorpresa.
È lo stesso meccanismo che spiega perché:
• molti cani ricordano una puntura e associano la clinica al dolore;
• i gatti fuggono alla vista del trasportino;
• alcuni pazienti faticano ad affidarsi a nuove persone.
La memoria emotiva degli animali è potentissima, e per questo ogni
esperienza negativa – o positiva – può lasciare un’impronta duratura.
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ARTICOLO ON LINE
L’ECOSISTEMA
DIGITALE
Beatrice Airaldi, classe 2001,
cresce guidata da una pro
fonda empatia, uno sguardo
attento e una curiosità viva
ce. Il teatro la conquista pre
sto: si diploma all’Accademia
Mario Brusa di Torino, dove
impara a osservare il mondo
e le persone con sensibilità
artistica. Ma il suo percor
so non si ferma qui. Mossa
dall’amore per gli animali, si
specializza come tecnico ve
terinario con ABIVET, unen
do così scienza e passione.
Oggi Beatrice è ponte tra
emozioni e competenze, tra
palcoscenico e clinica, sem
pre pronta a scoprire nuove
storie e a prendersi cura di
chi le sta accanto.
MARZO 2026
Beatrice Airaldi
Tecnico Veterinario
tà di ricordare eventi vissuti
senza intenzione cosciente.
Nei gatti la memoria degli
ambienti e delle esperienze
emotive è ancora più forte e
duratura di quanto immagi
niamo (Smithsonian Institute).
E in clinica lo vediamo ogni
giorno: un cane che trema
davanti a una sala visite non
sta “pensando” a un ricordo,
ma sta riattivando un circuito
emotivo costruito nel passato.
MEMORIA EMOTIVA
UMANESIMO 5.0
Il sistema olfattivo è il vero archivio sensoriale dei nostri ani
mali. Il cane ha fino a 300 milioni di recettori olfattivi, contro i
nostri 5 milioni: l’odore è il suo modo più rapido per riconoscere
persone, luoghi e stti emotivi. Questo significa, ad esempio, che:
• un cane riconosce un tecnico veterinario dal suo odore, non
dalla sua divisa;
• un gatto può associare il trasportino a odori di paura o
stress, e memorizzarli per mesi;
• un ambiente con feromoni rassicuranti può modificare un ri
cordo negativo.
L’olfatto è il primo senso che costruisce memoria e spesso l’ul
timo a dimenticare.
Oltre alla parte emotiva, cani e gatti possiedono una solida memo
ria procedurale, cioè quella legata a movimenti, schemi, abitudini
e sequenze di comportamento. Questa memoria spiega perché:
• un cane ricorda la routine del ricovero e riconosce gli orari
delle terapie;
• un gatto sa sempre come raggiungere la sua lettiera o il suo
posto sicuro;
• un animale impara rapidamente comandi, percorsi o manipo
lazioni.
È anche la memoria che più aiuta a creare esperienze positive
ripetute, fondamentali per ridurre stress e ansia in clinica.
Studi dell’American Veteri
nary Society of Animal Beha
vior mostrano che cani e gatti
memorizzano le persone non
per il volto, ma tramite:
• tono della voce
• ritmo dei movimenti
• modalità di manipolazione
Comprendere come cani e
gatti immagazzinano infor
mazioni nella pratica clinica è
fondamentale per:
• ridurre lo stress dei pazienti
• costruire fiducia
• evitare memorie traumatiche
• migliorare ogni visita futura
TandC
• postura
• odore individuale
Questo significa che un ani
male può ricordare un profes
sionista che lo ha trattato con
gentilezza, così come uno che
lo ha spaventato.
• rendere più efficace la co
municazione con i proprie
tari
Ogni gesto, ogni odore, ogni
tono di voce diventa una futu
ra esperienza. Sta a noi ren
dere quella esperienza stabi
le e positiva.
CONCLUSIONE
L’OLFATTO NELLA MEMORIA DI CANI E GATTI
MEMORIA PROCEDURALE:
ROUTINE E COMPORTAMENTI
PERCHÉ CONOSCERE LA MEMORIA
DEGLI ANIMALI MIGLIORA LA RELAZIONE
UOMO–ANIMALE
MEMORIA SOCIALE
La memoria di cani e gatti è
un sistema complesso che
intreccia emozioni, olfatto e
routine. Non ricordano “come
noi”, ma ricordano profonda
mente ciò che vivono, soprat
tutto se carico di emozione.
Per chi lavora in clinica è fon
damentale creare esperienze
rispettose, ridurre lo stress,
guidare i proprietari e co
struire ricordi che aiutino il
paziente a sentirsi al sicuro.
Perché ogni memoria positiva
diventa parte del loro benes
sere futuro.
Quando il silenzio
costa caro
In molte organizzazioni si parla di sicurezza psicologica come
di un benefit invisibile: bello averlo, ma non indispensabile. In
realtà è l’infrastruttura emotiva che regge tutto il resto. Sen
za, le persone parlano poco, rischiano meno, proteggono l’ego
e non il valore. Con essa, invece, il lavoro diventa uno spazio
adulto dove idee, dubbi ed errori circolano senza essere silen
ziati. Non è solo libertà di parola, è libertà di presenza. Ed è
qui che la sicurezza psicologica smette di essere una formula
da HR e diventa una competenza organizzativa strategica, so
prattutto per chi lavora nella comunicazione, nel marketing e in
tutti i contesti dove il pensiero critico è materia prima.
La sicurezza psicologica viene
spesso ridotta a un concetto
gentile: puoi parlare, nessu
no ti punirà. Ma questa è solo
la superficie. Il vero salto av
viene quando le persone pos
sono lavorare in vulnerabili
tà adulta. Vulnerabilità non
come esposizione emotiva in
controllata, ma come capacità
di dire “non so”, “ho sbaglia
to”, “qui vedo un rischio” as
Nel digital marketing e nella comunicazione d’impresa la sicurez
za psicologica è un moltiplicatore silenzioso. Strategie, campagne,
contenuti nascono da confronto, tensione creativa, punti di vista
che non coincidono. Se il clima non è sicuro, le riunioni diventano
coreografie prevedibili e i dati vengono usati per confermare, non
per interrogare. La creatività non muore per mancanza di idee,
ma per eccesso di prudenza. E la prudenza, nel mercato digitale, è
spesso il modo più elegante per diventare irrilevanti.
sumendosi la responsabilità
di ciò che si porta nel sistema.
È una postura professionale,
non una debolezza. Le orga
nizzazioni ad alto impatto lo
sanno: senza questo livello di
maturità, l’innovazione rallen
ta, la comunicazione si addo
mestica e il marketing diventa
ripetizione sicura invece che
leva strategica e l’innovazione
si riduce a slogan.
ARTICOLO ON LINE
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L’ECOSISTEMA
DIGITALE
Mente
strategica,
anima
creativa, cuore digitale. Da
oltre 20 anni trasformo le
idee in azione, il caos in me
todo, le parole in risultati.
Il mio mantra? Detto-fatto.
Ogni progetto è una sfida,
ogni sfida un’opportunità.
Organizzo, comunico, ispiro:
con entusiasmo e impatto.
Creo brand che lasciano il
segno, strategie che funzio
nano, connessioni che con
tano. Perché nel marketing,
come nella vita, non vince
chi parla di più, ma chi sa
farsi ricordare!
Roberta
Martinelli
Digital Marketing
Manager
Membro del Comitato Tecnico
Scientifico della Federazione
Innovazione e Sostenibiltà (FIS)
®
MARZO 2026
Lavorare
in
vulnerabilità
adulta significa anche su
perare la comfort zone del
“parliamo liberamente” per
entrare nel territorio più sco
modo della RESPONSABILI
TÀ CONDIVISA. Posso espri
mermi, sì, ma poi resto…mi
assumo il peso delle conse
La sicurezza psicologica non
è una moda, è una nuova
skill organizzativa. È la ca
pacità di tenere insieme per
formance e umanità, risultati
e verità. In un’epoca ipercon
nessa, dove tutto è visibile
e accelerato, lavorare senza
sicurezza psicologica è come
fare digital marketing senza
insights: possibile, ma mio
pe. Le aziende che investi
ranno seriamente su questo
guenze, ascolto il feedback,
modifico la rotta. È qui che la
sicurezza psicologica smet
te di essere un diritto indivi
duale e diventa una discipli
na collettiva. Non protegge
dall’errore, rende l’errore la
vorabile. Non elimina il con
flitto, lo rende produttivo.
terreno non saranno solo
più inclusive o più attratti
ve. Saranno semplicemente
più intelligenti. E, nel lungo
periodo, inevitabilmente più
competitive.
Saranno
più
lucide, più coraggiose e più
rilevanti. Perché oggi il vero
vantaggio competitivo non è
parlare senza paura. È avere
il coraggio di restare nel dia
logo quando parlare diventa
scomodo.
UMANESIMO 5.0
TandC
Per manager, imprenditori e leader della comunicazione que
sto richiede un cambio di mindset radicale. Non basta creare
spazi di parola, bisogna saperli abitare. Saper reggere il dis
senso, distinguere tra attacco e contributo, valorizzare chi fa
domande scomode. Significa passare dal controllo del messag
gio alla qualità del dialogo. Un passaggio delicato, soprattutto
per chi governa brand, reputazioni e narrazioni. Ma è proprio
qui che si gioca la differenza tra organizzazioni che comunica
no e organizzazioni che pensano.
COME ALLENARE LA SICUREZZA PSICOLOGICA
Alla fine di una riunione chiedi: “C’è qualcosa che stiamo evi
tando di dire?”. Un minuto di silenzio. Poi ascolta davvero.
Spesso è lì che sta il valore.
1. LEGITTIMA IL DUBBIO:
chi fa domande sta lavorando, non rallentando.
2. IL LEADER PARLA PER ULTIMO
più spazio cognitivo, decisioni migliori.
3. LAVORA L’ERRORE
non “chi ha sbagliato”, ma “cosa useremo la prossima volta”.
Poco tempo, massimo impatto.
Perché la sicurezza psicologica non si dichiara. Si pratica.
Gli imprenditori che dormono
sonni tranquilli hanno un metodo
Una cosa è certa, siamo in
questo momento nell’incer
tezza normativa e legislativa,
dove sbagliare è facilissimo
(e questo è un ossimoro) oltre
che nel momento del cambia
mento fluido. Per un impren
ditore, il carico mentale non è
più dato solo dalla concorren
za, ma dal timore di sbaglia
re un adempimento, di inter
pretare male un contratto di
secondo livello, di offrire un
welfare che si riveli una sca
tola vuota. È un’ansia silen
ziosa che corrode sia il verti
ce che la compagine e genera
un turnover devastante dove i
migliori se ne vanno non solo
per lo stipendio, ma perché
percepiscono l’insicurezza e
scelgono un posto sicuro.
ARTICOLO ON LINE
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L’ECOSISTEMA
DIGITALE
Sandro Rosiglioni
Manager
RH plus
Sandro Rosiglioni, impren
ditore con oltre 30 anni di
esperienza, è specializzato
nella progettazione e realiz
zazione di sistemi e tecnolo
gie per ambienti ad alta com
plessità nel settore sanitario.
Coordina una rete di impre
se attiva a livello nazionale
e internazionale, ricopre
ruoli dirigenziali in asso
ciazioni di rappresentanza
multisettoriali.
È attualmente Presidente di
un ente del Terzo Settore.
Membro del Comitato Tecnico
Scientifico della Federazione
Innovazione e Sostenibiltà (FIS)
®
MARZO 2026
Per decenni abbiamo creduto che la sicurezza psicologica
fosse una conquista sindacale o un lusso da ufficio open spa
ce, la semplice assenza di paura, la libertà di alzare la mano
senza essere puniti. Ed era vero fino poco tempo fa ma se ci
riflettiamo un attimo ci accorgiamo di come questa visione è
semplicemente antiquata come un calcolatore meccanico. La
frontiera si è spostata. La sfida per le organizzazioni ad alto
impatto non è più solo permettere ai dipendenti di “parlare”,
ma costruire un ecosistema dove imprenditori e team possa
no lavorare in uno stato di responsabilità condivisa. È il pas
saggio dalla tolleranza passiva alla certezza attiva ovvero la
certezza che ogni mossa, dalla stesura di un contratto all’im
plementazione di un welfare, sia coraggiosa perché fondata su
un terreno solido. Una certezza che non nasce dall’intuito im
prenditoriale ma dall’alleanza strategica con chi, negli enti bi
laterali e nelle federazioni di settore, trasforma la complessità
in una partita vinta ancora prima di giocarla.
E COME SI FA?
È qui che si innesta la rivoluzione della “Sicurezza Psicologi
ca 2.0”. Non una questione di “benessere” percepito ma una
struttura portante che regge il peso delle scelte, quelle che se
gnano il futuro. L’imprenditore che si affida agli enti bilatera
li e alle federazioni di settore non delega un compito bensì si
appropria di una certezza. Quando un ente bilaterale certifica
un contratto, non sta solo timbrando un foglio; sta assumendo
una responsabilità condivisa che diventa lo scudo psicologico
dell’azienda. Quella firma dice molto, quello che si sta facendo
è giusto, è legale ed è al passo con i tempi.
Le ricadute sul clima aziendale sono immediate e misurabili.
Un imprenditore che ha la certezza di aver scritto un contratto
di secondo livello solido, o di aver adottato un welfare perfet
tamente integrato con le logiche di settore, trasmette ai suoi
collaboratori un’aura di stabilità. Il dipendente non vede solo
un capo, ma un sistema che lo sostiene. L’azienda smette di
essere un luogo dove si spera di farcela e diventa un luogo
dove si sa di farcela.
In definitiva, utilizzare gli strumenti messi a disposizione dal
le federazioni di settore e dagli enti bilaterali non è un atto di
cautela, ma una strategia commerciale per vincere la guerra
del mercato. Significa rendere l’azienda non solo un posto si
curo, ma un posto vincente. Significa trasformare la comples
sità in un vantaggio competitivo. Il mercato premia la velocità,
la precisione e la sicurezza psicologica 2.0 diventa il motore
silenzioso dell’eccellenza. Chi ha il coraggio di affidarsi, scopre
che la vera forza sta proprio nella capacità di costruire insie
me un futuro senza crepe.
Questa è l’essenza della vul
nerabilità adulta: la capacità
di dire “non posso sapere tut
to, mi affido a chi fa questo di
mestiere”. Chi lavora negli enti
bilaterali non è un burocrate
distante, ma un professioni
sta immerso quotidianamente
Si abbassa drasticamente il
turnover generato dall’insi
curezza, quel logorio subdolo
che porta via competenze e
morale. Al suo posto, si ge
nera un asset intangibile di
valore inestimabile, la fidu
cia. La fiducia non è un senti
mento astratto, ma il risultato
concreto di processi affidabi
TandC
UMANESIMO 5.0
nella materia viva del lavo
ro. Sono esperti che vivono di
consulenza, che vedono decine
di casi simili al tuo e sanno già
dove si nasconde la trappola e
dove invece si apre un’oppor
tunità di crescita. Affidarsi a
loro significa certezza.
li. È il lubrificante che rende
ogni ingranaggio più efficien
te, che permette ai talenti di
osare, di innovare, di lavorare
in quella “vulnerabilità adul
ta” che li porta a condividere
un errore per migliorare, sen
za paura di essere giudicati,
perché sanno che la nave ha
uno scafo solido.
C’è un fenomeno sempre più evidente nelle società contempora
nee: donne e uomini che, pur avendo superato da tempo le tap
pe tradizionali della crescita, mostrano fragilità emotive, insicu
rezze profonde, difficoltà nel sostenere responsabilità affettive,
familiari e professionali. È quella che potremmo definire una
forma di “adultità vulnerabile”, una condizione diffusa che ri
guarda non solo il singolo individuo, ma l’intero tessuto sociale.
Essere adulti, oggi, non è sem
plice. Se in passato il percorso
verso la maturità era scandito
da passaggi chiari e condivisi
– lavoro stabile, famiglia, ruoli
sociali definiti – oggi le coordi
nate sono molto più fluide. Il
mercato del lavoro è instabile,
In questo contesto si inserisce uno stress esistenziale e sociale
sempre più intenso. La pressione alla performance, la competi
zione continua, la precarietà economica, l’iperconnessione digi
tale con momenti di riposo sempre più risicati, contribuiscono
a generare un senso di sovraccarico costante. Molti adulti si
sentono inadeguati, in ritardo, mai abbastanza. La richiesta im
plicita è quella di essere efficienti, brillanti, resilienti, sempre
pronti a reinventarsi. Ma a quale prezzo?
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ARTICOLO ON LINE
L’ECOSISTEMA
DIGITALE
Trinca
Maria Luisa
Nata a Roma il 14 aprile
1961. Dopo una laurea in
Scienze Biologiche e un di
ploma in counseling con
indirizzo gestaltico rela
zionale, ho scoperto come
la biologia si integri con la
personalità in una visione
olistica dell’individuo. L’epi
genetica e le neuroscienze
hanno unito le mie passioni.
Il legame tra corpo e mente
è legato alla percezione alla
consapevolezza del sé, fino
alla valutazione delle pro
prie risorse e capacità. Oggi
mi occupo di sicurezza sul
lavoro, concentrandomi sui
rischi psicosociali correlati
allo stress.
Membro del Comitato Tecnico
Scientifico della Federazione
Innovazione e Sostenibiltà (FIS)
®
MARZO 2026
le relazioni sono più fragili, le
aspettative di successo sono
elevate e costantemente ali
mentate da modelli mediatici
irrealistici. L’adulto contempo
raneo si trova così a dover na
vigare in un mare di incertez
ze, senza mappe sicure.
Adulti in crisi: identità e stress
Trasformazioni del nostro tempo
Le cause di questa adultità vulnerabile sono molteplici. Da un
lato vi sono trasformazioni culturali profonde: la dissoluzione
di riferimenti stabili, l’indebolimento delle comunità, l’erosione
dei legami intergenerazionali. Dall’altro lato, vi è un’educazio
ne che talvolta ha protetto eccessivamente, senza allenare alla
frustrazione, al limite, alla responsabilità. Crescere senza spe
rimentare gradualmente il peso delle conseguenze può rendere
più difficile, in età adulta, affrontare la complessità della vita.
Eppure, ogni crisi porta con sé una possibilità evolutiva. Forse
questa fase storica ci sta chiedendo di ridefinire cosa significhi
essere adulti. Non più solo adempiere a ruoli sociali predefini
ti, ma sviluppare una maturità interiore fatta di consapevolez
za, autonomia emotiva, capacità di stare nell’incertezza senza
crollare. Significa imparare a regolare lo stress, a costruire
reti di sostegno autentiche, a riconoscere i propri limiti senza
viverli come fallimenti.
Forse l’adultità vulnerabile non è solo un segno di debolezza,
ma un sintomo di transizione. Un passaggio in cui il vecchio
modello di adulto non regge più e il nuovo deve ancora essere
pienamente costruito. In questa fase, la vera maturità potrebbe
consistere nel riconoscere la propria fragilità e trasformarla in
risorsa. Perché è solo attraversando la vulnerabilità che si può
approdare a una forma più autentica e solida di adultità, capa
ce di sostenere sé stessa e la società nel suo insieme.
Quando lo stress diventa cro
nico e l’identità non è solida,
emergono forme di disagio che
possono manifestarsi come di
pendenza affettiva, paura del
conflitto, evitamento delle re
sponsabilità, difficoltà a pren
dere decisioni, bisogno ecces
sivo di conferme. Non si tratta
necessariamente di patologie,
ma di una fragilità diffusa che
Le ricadute sociali di questo fe
nomeno non sono trascurabili.
Una società composta da adul
ti insicuri e dipendenti è una
società più esposta a manipo
lazioni, polarizzazioni, derive
emotive collettive. È anche una
società che fatica a progettare
Le possibili soluzioni non
sono semplici né immediate.
Servono politiche del lavoro
più umane, sistemi educativi
che promuovano competenze
emotive oltre che cognitive,
contesti relazionali che favo
rende l’adulto meno capace di
sostenere il peso delle scelte
e delle conseguenze. In ambito
lavorativo, questo può tradur
si in burnout precoce, disim
pegno, conflittualità latente,
scarsa capacità di leadership.
Nella vita privata, in relazioni
instabili, difficoltà genitoriali,
incapacità di progettare a lun
go termine.
il futuro con visione e respon
sabilità. Sul piano della salute
psicofisica, lo stress croni
co e la mancanza di stabilità
identitaria favoriscono ansia,
depressione, disturbi psico
somatici, abuso di sostanze e
comportamenti compensatori.
riscano dialogo e responsa
bilità. Ma serve anche un la
voro individuale: coltivare la
propria identità, rafforzare la
capacità di scelta, imparare a
dire no, assumersi la respon
sabilità della propria crescita.
TandC
UMANESIMO 5.0
Mi fido quindi...
Sono
Sentirsi liberi sul lavoro non significa solo avere autonomia
operativa, ma percepire sicurezza psicologica. Senza un clima
aziendale sicuro, le persone attivano meccanismi di difesa che
limitano creatività, collaborazione e performance. La ricerca in
psicologia e neuroscienze dimostra che il benessere organizzati
vo nasce dalla qualità delle relazioni. Un ambiente che promuo
ve sicurezza relazionale, dialogo e regolazione emotiva non è
solo più umano: è anche più produttivo e sostenibile nel tempo.
La Teoria dell’attaccamento
di John Bowlby, approfondi
ta da Mary Ainsworth, evi
denzia come ogni individuo
abbia bisogno di una “base
sicura” per esplorare e svi
luppare il proprio potenziale.
Quando il sistema nervoso
non è impegnato in proces
si di difesa, può investire
La sicurezza psicologica nei luoghi di lavoro non è un concetto
astratto, ma una condizione misurabile che incide direttamen
te su produttività, innovazione e coinvolgimento. Un’organiz
zazione realmente efficace non può limitarsi agli obiettivi eco
nomici: deve assumersi una responsabilità etica e relazionale
verso le persone che la compongono.
energie nell’apprendimento
e nella crescita. Questo prin
cipio, valido nell’infanzia, si
applica anche all’età adulta.
Gli studi sull’attaccamento
adulto mostrano che la sicu
rezza relazionale favorisce
autonomia, cooperazione e
creatività anche nei contesti
professionali.
ARTICOLO ON LINE
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Alessandra
Cinque
L’ECOSISTEMA
DIGITALE
Mi chiamo Alessandra Cin
que, sono nata a Venezia
nel 1981 e oggi vivo a Par
ma. Mi sono laureata in
Scienze dell’Educazione a
Padova nel 2005 e, vent’an
ni dopo, sto conseguendo
la seconda laurea in Psi
cologia. Ho una disabilità
visiva e motoria, ma la mu
sica e lo sport sono per me
forze vitali. Credo nel po
tere della comunicazione e
nell’Universal Design, che
non include: semplicemen
te non esclude.
MARZO 2026
Membro del Comitato Tecnico
Scientifico della Federazione
Innovazione e Sostenibiltà (FIS)
®
Un’azienda non è responsabile della storia personale di cia
scun collaboratore, ma è responsabile del clima organizzativo
che costruisce nel presente. Ambienti caratterizzati da com
petizione distruttiva, relazioni di potere rigide o comunicazio
ne svalutante riattivano insicurezze e riducono la qualità della
performance. Al contrario, contesti relazionali sicuri possono
offrire esperienze correttive. Le neuroscienze confermano la
plasticità cerebrale lungo l’intero arco della vita: il cervello
continua a modificarsi in base alle esperienze relazionali.
Il concetto di sicurezza psicologica, sviluppato da Amy Ed
mondson, descrive la percezione condivisa che il gruppo sia un
luogo in cui è possibile esporsi, fare domande, proporre idee
o esprimere dubbi senza timore di umiliazione o punizione. Le
organizzazioni con alti livelli di sicurezza psicologica mostrano
maggiore apprendimento collettivo e maggiore capacità di in
novazione.
Lavorare in gruppo significa riconoscere l’interdipendenza.
Il benessere o il malessere di un singolo membro influenza
l’intero sistema. Per questo diventano centrali le competen
ze emotive. La regolazione emotiva, studiata da James Gross,
riguarda i processi attraverso cui le persone influenzano le
emozioni che provano e il modo in cui le esprimono. Una buo
na autoregolazione permette di gestire stress, conflitti e richie
ste di performance senza compromettere le relazioni.
La sicurezza percepita resta il fondamento. Quando le persone non
si sentono minacciate, possono concentrare energie su obiettivi
condivisi e crescita collettiva. Il gruppo diventa così un sistema ca
pace di generare valore, apprendimento e significato. In un’orga
nizzazione sana, il tutto è realmente più della somma delle parti.
Anche la gerarchia dei bi
sogni di Abraham Maslow è
coerente con questa prospet
tiva. Alla base della piramide
si trovano sicurezza e appar
tenenza. Solo quando que
Il dialogo, in questo conte
sto, non coincide sempli
cemente con la libertà for
male di parola. Le persone
intervengono quando perce
piscono che la loro voce ha
Daniel Goleman ha eviden
ziato come consapevolezza di
sé, empatia e gestione delle
emozioni
siano
competen
ze fondamentali nei contesti
sti bisogni sono soddisfatti
è possibile accedere piena
mente alla stima e all’autore
alizzazione. Senza sicurezza
non può esserci espressione
autentica del talento.
valore. Se questa condizione
manca, prevale il silenzio.
E il silenzio organizzativo
rappresenta una perdita di
competenze, idee e prospet
tive.
organizzativi.
L’intelligenza
emotiva non è un elemento
accessorio: è una leva strate
gica per la leadership e per la
qualità del clima aziendale.
TandC
UMANESIMO 5.0
Verde non come estetica, ma come modello biologico: l’azienda
diventa un ecosistema che rigenera spazi, ritmi e relazioni. Bio
filia organizzativa: non una palette green né un semplice inse
rimento di piante negli uffici. È un modello biologico applicato
alle organizzazioni, che considera l’azienda come un ecosistema
vivente fatto di ritmi, relazioni e ambienti capaci di influenzare
fisiologia, concentrazione e performance. Integra neuroscien
ze, psicologia ambientale e sociologia per creare spazi di lavo
ro rigenerativi, migliorare la produttività sostenibile e ridurre
stress e burnout attraverso un allineamento tra struttura orga
nizzativa e bisogni neurobiologici umani.
La biofilia organizzativa è un
paradigma
che
interpreta
l’organizzazione
aziendale
come un sistema biologi
co complesso. Non si limita
all’uso di elementi naturali
negli spazi di lavoro, ma inte
gra ritmi circadiani, neuro-er
gonomia, qualità ambientale
e biologia delle relazioni.
L’assunto centrale è chiaro:
la produttività sostenibile
nasce quando l’ambiente or
ganizzativo è coerente con il
funzionamento neurobiologi
co umano.
Gli spazi di lavoro influenzano direttamente il sistema nervo
so attraverso luce naturale (Journal of Clinical Sleep Medici
ne, 2014), qualità dell’aria, acustica e densità sociale.
Ricerche in psicologia ambientale dimostrano che:
• la luce naturale regola il ritmo circadiano e riduce l’affaticamento
• una ventilazione adeguata può migliorare le funzioni deci
sionali fino al 61%
• il controllo ambientale aumenta senso di autonomia e con
centrazione
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Barbara Lattanzi
Vittorio Balbi
BARBARA LATTANZI
Sociologa, counselor, rifles
sologa plantare, facilitatore
IMMA e IPHM Mindfulness.
Biocostellatore. Operatore
di Psiche e 5 leggi biologi
che nel campo della psico
somatica.
VITTORIO BALBI
Ingegnere Coach e autore.
Specialista in scienze biosi
stemiche e Biocostellazioni.
Insieme svolgono servizio
delle BioCostellazioni, con
sulenze e formazione azien
dali nel campo del coaching,
counseling, sistemica rela
zionale e Mindfulness in di
verse città d’Italia.
Biofilia
Organizzativa
L’ECOSISTEMA
DIGITALE
Membro del Comitato Tecnico
Scientifico della Federazione
Innovazione e Sostenibiltà (FIS)
®
GENNAIO 2026
Secondo
l’Organizzazione
Mondiale della Sanità (2022),
lo stress lavoro-correlato
genera oltre 1.000 miliardi
di dollari annui di perdita di
produttività. Studi pubblicati
su Nature Human Behaviour
e Harvard Business Review
evidenziano
che
ambienti
progettati per favorire con
centrazione e recupero mi
gliorano le performance co
gnitive fino al 10–15%.
La qualità biologica del lavo
ro è quindi un fattore strut
turale, non accessorio.
SPAZI RIGENERANTI
COS’È LA BIOFILIA ORGANIZZATIVA
La cronobiologia evidenzia che attenzione, memoria e capa
cità analitica oscillano durante la giornata. Il disallineamento
(“chronotype studies” Roenneberg et al., 2012) tra orari di la
voro e ritmo circadiano aumenta errori e burnout. Le organiz
zazioni che introducono flessibilità temporale registrano:
• riduzione dell’assenteismo fino al 25%
• aumento dell’engagement superiore al 20%
• maggiore retention dei talenti
La biofilia organizzativa riconosce che il tempo è biologico,
non lineare. La produttività sostenibile emerge quando i cicli
di energia vengono rispettati.
La neuro-ergonomia studia
l’interazione tra cervello e
ambiente lavorativo. Le neuro
scienze dimostrano che il mul
titasking cronico riduce l’ef
ficienza cognitiva e aumenta
i livelli di cortisolo (Stanford
University, 2009). Il cervello
umano mantiene alta perfor
mance per cicli di 60–90 mi
nuti, seguiti da micro-pause.
Ignorare questi ritmi significa
lavorare contro l’architettura
Le relazioni aziendali funzio
nano come reti biologiche. La
qualità delle connessioni de
termina la resilienza dell’intero
sistema. Ricerche del MIT Hu
man Dynamics Lab dimostrano
che la qualità delle interazioni
predice la performance dei
team più dei talenti individuali.
La sicurezza psicologica ridu
RITMI BIOLOGICI E PRODUTTIVITÀ
RELAZIONI ORGANIZZATIVE COME ECOSISTEMA
UMANESIMO 5.0
TandC
biologica della produttività.
Un’organizzazione
biofilica
applica principi concreti:
• riduzione delle interruzioni
non necessarie
• alternanza tra focus e recupero
• progettazione acustica per
limitare rumore di fondo
• layout che minimizzi la fri
zione cognitiva
La gestione dell’energia so
stituisce la sola gestione del
tempo.
ce l’attivazione cronica dello
stress
(Edmondson,
2018),
favorisce cooperazione e in
novazione e stabilizza il siste
ma organizzativo. Un’azienda
rigenerativa non massimizza
solo output, ma:
• stabilizza le relazioni
• riduce l’entropia sociale
• aumenta adattabilità
NEURO-ERGONOMIA
E RIDUZIONE DEL CARICO COGNITIVO
• Uno spazio “rigenerante” integra:
• aree per concentrazione profonda
• zone di decompressione sensoriale
• spazi sociali progettati per interazioni di qualità
• possibilità di movimento spontaneo
La rigenerazione non è una pausa improduttiva, ma una con
dizione neurofisiologica necessaria per mantenere alte pre
stazioni cognitive nel tempo.
BIOFILIA ORGANIZZATIVA:
PROSPETTIVA SOCIOLOGI
CA E APPLICATIVA
IN CONCLUSIONE
Dal punto di vista sociologico,
l’organizzazione è un organi
smo sociale complesso in cui
norme e rituali regolano l’e
quilibrio tra coesione e diffe
renziazione. Comunità ad alta
fiducia mostrano maggiore
capacità adattiva nei contesti
incerti (OECD, 2021).
L’analogia biologica non è me
tafora retorica, ma modello
interpretativo: un ecosistema
prospera quando diversità,
scambio e retroazione sono
bilanciati. Dal punto di vista
applicativo, la biofilia organiz
zativa si traduce in:
• progettazione di cicli di lavo
ro allineati ai ritmi cognitivi
• formazione sulla gestione
dell’energia
• rituali di team orientati alla
sicurezza psicologica
• misurazione integrata di be
nessere e performance
Le aziende che integrano be
nessere e strategia registrano
risultati economici superiori
alla media di settore (McKin
sey 2022).
La biofilia organizzativa pro
pone un cambio di paradig
ma:
dall’azienda-macchina
all’azienda-organismo.
Spazi, ritmi biologici e rela
zioni diventano leve sistemi
che per una produttività che
non consuma energia umana,
ma la rigenera. In un conte
sto economico complesso e
instabile, ciò che è biologica
mente coerente è anche stra
tegicamente efficace.
Dove l’incontro
diventa relazione
Chi siamo e come interagiamo con il mondo? Le neuroscienze
mostrano che ogni esperienza nasce da uno scambio continuo
tra stimoli esterni e segnali interni elaborati dal sistema ner
voso. Colori, suoni, temperature e forme influenzano emozio
ni, postura, decisioni e qualità delle relazioni. Per questo l’ar
chitettura non è solo costruzione di spazi, ma progettazione di
contesti capaci di orientare comportamenti e generare connes
sioni nei principali sistemi sociali: casa, vicinato, lavoro.
L’encefalo è la struttura più complessa conosciuta: centinaia di
miliardi di cellule interconnesse da trilioni di connessioni. La
corteccia cerebrale, spessa circa tre millimetri e ripiegata per
essere contenuta nel cranio, se distesa coprirebbe oltre due
mila centimetri quadrati. È organizzata in due emisferi e in più
lobi funzionali, a testimonianza di una complessità straordina
ria che governa percezioni, pensieri e azioni.
Già Cartesio aveva intuito il
legame tra esperienza sog
gettiva e meccanismi corpo
rei, cercando di comprendere
come i segnali influenzasse
ro la mente. Nell’Ottocento
Hermann Von Helmholtz di
mostrò che la trasmissione
nervosa è di natura elettrica,
misurandone la velocità lun
MARZO 2026
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L’ECOSISTEMA
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Alessia
Costarelli
Ceo e Founder di ACK
Service&Design srl
Nata a Foligno il 1° settem
bre 1984, inizio a studiare
danza a sei anni, disciplina
che mi accompagna ben
oltre il conseguimento di
due lauree in Architettura,
culminate in una tesi speri
mentale a Dakar. La curio
sità per il legame tra luogo,
persone, comportamenti ed
emozioni mi ha spinto a fon
dare ACK Service & Design,
una start-up innovativa che
promuove nuovi modelli
culturali aziendali per mi
gliorare la qualità della vita.
Membro del Comitato Tecnico
Scientifico della Federazione
Innovazione e Sostenibiltà (FIS)
®
go le fibre nervose. Oggi sap
piamo che neuroni, dendriti e
assoni costituiscono una rete
specializzata nella comunica
zione dei segnali: ogni stimo
lo proveniente dall’esterno
viene trasformato in infor
mazione interna, generando
risposte motorie, emotive e
cognitive.