RE-infodemia Consultant Book - N.15

CONSULTANT BOOK

CASO STUDIO

IL VALORE DEL BAS

PER LE IMPRESE

UMANESIMO 5.0

QUANDO IL SILENZIO

COSTA CARO

RE-infodemia

dell’ECOSISTEMA DIGITALE

UMANESIMO 5.0

LA MEMORIA DI CANI E GATTI

Tutti i diritti riservati. Il contenuto è di proprietà esclusiva ed è vietata qualsiasi forma di utilizzo, riproduzione, distribuzione o

modifica, totale o parziale, senza il preventivo consenso scritto.

I singoli articoli sono disponibili sul sito www.tandc.it.

N.15

Anno II

Marzo

2026

TandC

UMANESIMO 5.0

IL CODICE DELLA MEMORIA

ERP DEMATERIAL

ECOSISTEMA DIGITALE

IL VALORE DELLE CONNESSIONI

UMANESIMO 5.0

ERP Dematerial è una piattaforma progettata per ottimizzare i flussi di lavoro attraverso un vero

e proprio ecosistema digitale. Il nostro obiettivo è quello di facilitare la collaborazione e le con­

nessioni tra professionisti attraverso il supporto nella gestione di documenti, pratiche e progetti.

All’interno della piattaforma, vengono utilizzati modelli e prodotti informatici che integrano l’uti­

lizzo di tecnologie all’avanguardia come l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning, alle quali

viene affiancato l’intelletto umano e la sua capacità di analizzare i dati e di trasformarli in soluzio­

ni concrete e applicabili.

Ogni componente di questo sistema lavora in modo sinergico per permettere alle aziende di otti­

mizzare i propri processi e di diventare più efficienti e competitive. Infatti, la forza dell’ecosistema

digitale si trova proprio nell’unione tra intelletto umano e innovazione tecnologica, due fattori che

si incontrano per dare forma al futuro, ponendosi non come elementi opposti ma complementari.

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NELL’ECOSISTEMA DIGITALE, ESPLORA COME

ENTRARE A FAR PARTE DELLA NOSTRA RETE

LA CRESCITA

DELL’ECOSISTEMA DIGITALE:

LO SCRIGNO CUSTODE

DELLA MEMORIA

Quando si parla di UMANESIMO, l’attenzione deve

essere rivolta all’uomo come centro delle dinami­

che evolutive, capace di pensare, creare, scegliere

e costruire il proprio destino. Credere nelle poten­

zialità umane significa anche assumersi la respon­

sabilità di custodire la memoria di ogni singolo in­

dividuo e di ogni comunità, affinché il vissuto non

si disperda, ma diventi patrimonio condiviso.

La memoria del passato non è un semplice ricordo:

è la base su cui costruiamo il presente e progettia­

mo il futuro. Senza memoria non esiste continui­

tà, non esiste identità, non esiste consapevolezza.

Per questa ragione abbiamo scelto di sviluppare

una parte dell’Ecosistema Digitale come uno spa­

zio strutturato capace di raccogliere, organizzare

e rendere accessibile il patrimonio di esperienze,

conoscenze e storie che appartengono alle perso­

ne, alle imprese e ai territori.

L’Ecosistema Digitale non è un archivio passi­

vo, ma uno strumento attivo. È il filo che collega

esperienze individuali e memoria collettiva, tra­

sformando il ricordo in conoscenza condivisa. At­

traverso una piattaforma dedicata, ogni individuo

può custodire il proprio percorso umano e profes­

sionale; ogni azienda può preservare il proprio

know-how; ogni comunità può valorizzare il pro­

prio patrimonio materiale e immateriale.

L’idea è quella di costruire un “diario personale e

collettivo” capace di codificare, archiviare e rende­

re recuperabili esperienze significative, garanten­

do continuità e identità nel tempo. In un’epoca in

cui le informazioni sono frammentate tra disposi­

tivi e piattaforme diverse, diventa essenziale cre­

are uno spazio unitario che protegga la memoria

dalla dispersione e dalla distorsione.

La memoria unisce passato, presente e futuro. Ci

consente di comprendere ciò che siamo stati, di in­

terpretare ciò che viviamo e di orientare le scelte

che compiamo. Senza memoria, il rischio è quello di

perdere i riferimenti, di interrompere il passaggio

generazionale, di smarrire testimonianze che costi­

tuiscono la ricchezza più autentica di una comunità.

Un Paese, un territorio, una collettività senza me­

moria è una realtà destinata a indebolirsi. Monu­

menti, simboli, intitolazioni e fatti storici rappre­

sentano tracce visibili di un percorso comune,

ma accanto a questi esiste una memoria meno

tangibile, fatta di storie personali, competenze,

tradizioni e trasformazioni che meritano di essere

custodite con altrettanta attenzione.

L’Ecosistema Digitale nasce proprio con questa fina­

lità: diventare lo strumento che unisce e struttura

questa trama diffusa di esperienze. Non solo conser­

vazione, ma organizzazione, connessione e accessi­

bilità. Non solo archiviazione, ma costruzione di senso.

Ogni persona, ogni professionista, ogni realtà produt­

tiva accumula nel tempo un patrimonio di conoscenze

che rischia di andare perduto se non viene sistematiz­

zato. Pensiamo, ad esempio, alla storia di una famiglia

che desidera raccogliere testimonianze, fotografie, do­

cumenti e racconti di più generazioni per trasmetterli ai

propri figli in modo ordinato e accessibile; oppure a una

coppia che vuole custodire il ricordo del proprio anima­

le domestico, raccogliendone immagini, momenti signi­

ficativi e frammenti di vita condivisa, perché anche quel

legame rappresenta una parte autentica della propria

storia; o ancora a un’impresa che intende preservare

l’esperienza dei propri fondatori, le tappe della propria

crescita, i processi sviluppati negli anni per evitare che

il ricambio generazionale disperda competenze strate­

giche; fino a una comunità locale che desidera valoriz­

zare eventi storici, tradizioni culturali, trasformazioni

urbanistiche e testimonianze dei cittadini, costruendo

una narrazione condivisa del proprio territorio. Mettere

a disposizione un luogo digitale dove questo patrimonio

possa essere condiviso e reso fruibile significa rafforza­

re l’identità individuale e collettiva, migliorare la capa­

cità di scelta e favorire una crescita consapevole.

La memoria, dunque, non è un esercizio nostalgico. È

una risorsa strategica. È la base della libertà menta­

le, perché ci permette di scegliere con cognizione di

causa. È il fondamento su cui poggiano sapere, espe­

rienza e visione.

Costruire uno scrigno digitale capace di custodire e

connettere questa ricchezza significa preparare il ter­

reno a una nuova modalità di vivere la memoria: non

più frammentata, ma integrata; non più isolata, ma

condivisa; non più statica, ma dinamica. La memoria

non è solo conservazione del passato. È uno stru­

mento attivo per costruire il futuro, garantendo con­

tinuità narrativa e coscienza della nostra esistenza.

Ed è proprio da questa consapevolezza che prende

forma un progetto più ampio, capace di dare struttu­

ra e visibilità a questa trama di storie e di esperienze

che ci appartengono.

Perché custodire la memoria significa custodire il

valore delle persone.

SEMPRE AVANTI…

ANGELO MURACA

CEO e Founder

di Tecnologie e Consulenze SRLS

Consulente finanziario

Docente e formatore in ambito

dematerializzazione cartacea e firma digitale

Membro CTS della FIS

con delega alla finanza

COPERTINA

ADULTI IN CRISI: IDENITÀ E STRESS

di Maria Luisa Trinca, Biologa e Counselor relazionale

INDICE

IL CODICE DELLA MEMORIA

di Giuseppina Melino, Cosmica Digital Marketing

ECOSISTEMA DIGITALE

ECOSISTEMA DIGITALE

CONSULTANT BOOK

DELL’ECOSISTEMA DIGITALE

Anno II - N.15

Edizione Marzo 2026

RE-infodemia

UMANESIMO 5.0

UMANESIMO 5.0

MI FIDO QUINDI... SONO

di Alessandra Cinque

BIOFILIA ORGANIZZATIVA

di Barbara Lattanzi e Vittorio Balbi

LA MEMORIA DEI GATTI

di Beatrice Airaldi, Tecnico Veterinario

DOVE L’INCONTRO DIVENTA RELAZIONE

di Alessia Costarelli, Service&Design srl

GLI IMPRENDITORI CHE DORMONO SONNO

TRANQUILLI HANNO UN METODO

di Sandro Rosiglioni, RH plus

QUANDO IL SILENZIO COSTA CARO

di Roberta Martinelli, Digital Marketing

HOW-TO?

come applicare il bas

IL VALORE DEL BAS PER LE IMPRESE

TandC, Consulente specializzato in gestione del

sovraindebitamento

CASO STUDIO

CASO STUDIO

IL

IL

IL

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ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

MARZO 2026

Il codice della Memoria

Riflessioni tra passato e digitale

Giuseppina

Melino

Social Media Marketer

Cosmica Digital Marketing

Social Media Marketer.

Esperta in analisi strategi­

ca, creazione di piani edito­

riali e sviluppo di contenuti

digitali. Specializzata in

analisi del cliente, competi­

tor, copywriting, montaggio

video e grafica per i social.

Supporto i clienti nel rag­

giungimento dei loro obiet­

tivi

attraverso

l’ascolto

attivo, la curiosità e la cre­

atività.

Superato il mezzo secolo, mi ritrovo a riflettere sulla storia,

sugli eventi, sulle esperienze vissute. Sento il bisogno di la­

sciare una traccia a mia figlia, che non sia solo materiale, ma

qualcosa di più personale ed emotivo. Annotare pensieri su un

quaderno mi riporta allo spirito dell’adolescenza, quando cu­

stodivo gelosamente il mio “diario segreto”. In un mondo sem­

pre più tecnologico, mi chiedo: che fine faranno i nostri dati di­

gitali—documenti, mail, profili social pieni di foto e video? Sul

mio canale Instagram, “è Dimora Creativa”, pubblico ricette di

cucina circolare e antispreco… e mi domando: come sta evol­

vendo il codice della memoria umana?

Cos’è la memoria dell’uomo?

Forse una metafora per come

il cervello immagazzina, co­

difica e richiama informazio­

ni; una struttura che unisce

memoria biologica e cultu­

rale; una lingua segreta dei

ricordi, dove ogni esperienza

lascia un’impronta personale

unica.

UMANESIMO 5.0

La memoria sociale diventa patrimonio collettivo: libri, fotogra­

fie, tradizioni, archivi digitali. Il “codice” sono gli strumenti che

ci permettono di trasmettere queste memorie. La narrazione—

orale, scritta o artistica—resta il metodo più naturale. Oggi, però,

si aggiunge la memoria digitale: cloud, social media, persino

blockchain, che custodiscono esperienze e dati come nuovi archi­

vi della nostra storia personale e collettiva.

Il codice della memoria è un linguaggio invisibile, un ponte tra

mente, cultura e tecnologia. Comprenderlo significa custodire

ciò che siamo stati e scegliere consapevolmente come costruire

il futuro. Ma oggi il viaggio non riguarda solo la nostra mente

o la nostra famiglia: riguarda anche i dati digitali che accumu­

liamo ogni giorno—foto, video, documenti, conversazioni. Come

vogliamo gestirli? Come trasmetterli alle generazioni future

senza perderne il valore personale ed emotivo? Decidere come

conservare, organizzare e condividere queste tracce digitali di­

venta parte stessa del nostro codice della memoria.

A livello personale, il mio

codice della memoria pren­

de forma nel diario, nelle fo­

tografie e nello storytelling

familiare. Questi strumenti

aiutano a creare e nutrire la

“costellazione familiare”, dove

abitudini e rituali danno senso

Probabilmente

tutte

que­

ste cose insieme. Dal punto

di vista neuroscientifico, la

memoria organizza i ricordi

attraverso reti di neuroni e

TandC

sinapsi, creando connessioni

che possono durare tutta la

vita. Ma ciò che più mi inte­

ressa è la dimensione perso­

nale e sociale.

ai ricordi. La memoria diventa

così identità, esprimendo chi

siamo e collegandoci a chi ci

circonda. Imparare a leggere

e rafforzare il proprio codice

significa coltivare riti quoti­

diani e utilizzare strumenti

che consolidano i ricordi.

CONDIVIDERE ESPERIENZE TRASFORMA

RICORDI PERSONALI IN PATRIMONIO COLLETTIVO.

MEMORIA E IDENTITÀ SI INTRECCIANO:

CIÒ CHE RICORDIAMO CI DEFINISCE E CI LEGA AL MONDO.

OGNI RICORDO, DIGITALE O CARTACEO,

CONTRIBUISCE A SCRIVERE UN’EREDITÀ CONSAPEVOLE,

UN PONTE TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO.

La memoria

di cani e gatti

Vi è mai capitato di vedere un cane agitarsi appena riconosce

la strada della clinica o un gatto sparire alla vista del traspor­

tino? Ogni giorno, nel mio lavoro, incontro animali che ricor­

dano odori, luoghi e persone con una precisione sorprendente.

Non hanno la nostra memoria “narrativa”, ma un sistema ba­

sato su emozioni, associazioni e sensi molto sviluppati. Capire

come funziona la memoria di cani e gatti aiuta noi professioni­

sti – e i proprietari – a riconoscere paure, bisogni e comporta­

menti che nascono da esperienze passate.

La memoria di cani e gatti non

è un archivio di immagini o

storie, come accade per noi

esseri umani. Gli animali regi­

strano odori, stimoli emotivi,

contesti, routine e modalità di

interazione. Essi possiedono

forme di memoria complesse,

adattate alla loro biologia.

I cani sono in grado di utiliz­

zare una memoria episodi­

ca-like (Science – Università

di Budapest), cioè la capaci­

Il principale motore del ricordo nei nostri pet è la memoria emo­

tiva, cioè quel sistema che lega un’emozione a un luogo, a un

odore o a una persona.

Il responsabile è l’amigdala, una struttura cerebrale che gesti­

sce paura, stress e sorpresa.

È lo stesso meccanismo che spiega perché:

• molti cani ricordano una puntura e associano la clinica al dolore;

• i gatti fuggono alla vista del trasportino;

• alcuni pazienti faticano ad affidarsi a nuove persone.

La memoria emotiva degli animali è potentissima, e per questo ogni

esperienza negativa – o positiva – può lasciare un’impronta duratura.

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ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Beatrice Airaldi, classe 2001,

cresce guidata da una pro­

fonda empatia, uno sguardo

attento e una curiosità viva­

ce. Il teatro la conquista pre­

sto: si diploma all’Accademia

Mario Brusa di Torino, dove

impara a osservare il mondo

e le persone con sensibilità

artistica. Ma il suo percor­

so non si ferma qui. Mossa

dall’amore per gli animali, si

specializza come tecnico ve­

terinario con ABIVET, unen­

do così scienza e passione.

Oggi Beatrice è ponte tra

emozioni e competenze, tra

palcoscenico e clinica, sem­

pre pronta a scoprire nuove

storie e a prendersi cura di

chi le sta accanto.

MARZO 2026

Beatrice Airaldi

Tecnico Veterinario

tà di ricordare eventi vissuti

senza intenzione cosciente.

Nei gatti la memoria degli

ambienti e delle esperienze

emotive è ancora più forte e

duratura di quanto immagi­

niamo (Smithsonian Institute).

E in clinica lo vediamo ogni

giorno: un cane che trema

davanti a una sala visite non

sta “pensando” a un ricordo,

ma sta riattivando un circuito

emotivo costruito nel passato.

MEMORIA EMOTIVA

UMANESIMO 5.0

Il sistema olfattivo è il vero archivio sensoriale dei nostri ani­

mali. Il cane ha fino a 300 milioni di recettori olfattivi, contro i

nostri 5 milioni: l’odore è il suo modo più rapido per riconoscere

persone, luoghi e stti emotivi. Questo significa, ad esempio, che:

• un cane riconosce un tecnico veterinario dal suo odore, non

dalla sua divisa;

• un gatto può associare il trasportino a odori di paura o

stress, e memorizzarli per mesi;

• un ambiente con feromoni rassicuranti può modificare un ri­

cordo negativo.

L’olfatto è il primo senso che costruisce memoria e spesso l’ul­

timo a dimenticare.

Oltre alla parte emotiva, cani e gatti possiedono una solida memo­

ria procedurale, cioè quella legata a movimenti, schemi, abitudini

e sequenze di comportamento. Questa memoria spiega perché:

• un cane ricorda la routine del ricovero e riconosce gli orari

delle terapie;

• un gatto sa sempre come raggiungere la sua lettiera o il suo

posto sicuro;

• un animale impara rapidamente comandi, percorsi o manipo­

lazioni.

È anche la memoria che più aiuta a creare esperienze positive

ripetute, fondamentali per ridurre stress e ansia in clinica.

Studi dell’American Veteri­

nary Society of Animal Beha­

vior mostrano che cani e gatti

memorizzano le persone non

per il volto, ma tramite:

• tono della voce

• ritmo dei movimenti

• modalità di manipolazione

Comprendere come cani e

gatti immagazzinano infor­

mazioni nella pratica clinica è

fondamentale per:

• ridurre lo stress dei pazienti

• costruire fiducia

• evitare memorie traumatiche

• migliorare ogni visita futura

TandC

• postura

• odore individuale

Questo significa che un ani­

male può ricordare un profes­

sionista che lo ha trattato con

gentilezza, così come uno che

lo ha spaventato.

• rendere più efficace la co­

municazione con i proprie­

tari

Ogni gesto, ogni odore, ogni

tono di voce diventa una futu­

ra esperienza. Sta a noi ren­

dere quella esperienza stabi­

le e positiva.

CONCLUSIONE

L’OLFATTO NELLA MEMORIA DI CANI E GATTI

MEMORIA PROCEDURALE:

ROUTINE E COMPORTAMENTI

PERCHÉ CONOSCERE LA MEMORIA

DEGLI ANIMALI MIGLIORA LA RELAZIONE

UOMO–ANIMALE

MEMORIA SOCIALE

La memoria di cani e gatti è

un sistema complesso che

intreccia emozioni, olfatto e

routine. Non ricordano “come

noi”, ma ricordano profonda­

mente ciò che vivono, soprat­

tutto se carico di emozione.

Per chi lavora in clinica è fon­

damentale creare esperienze

rispettose, ridurre lo stress,

guidare i proprietari e co­

struire ricordi che aiutino il

paziente a sentirsi al sicuro.

Perché ogni memoria positiva

diventa parte del loro benes­

sere futuro.

Quando il silenzio

costa caro

In molte organizzazioni si parla di sicurezza psicologica come

di un benefit invisibile: bello averlo, ma non indispensabile. In

realtà è l’infrastruttura emotiva che regge tutto il resto. Sen­

za, le persone parlano poco, rischiano meno, proteggono l’ego

e non il valore. Con essa, invece, il lavoro diventa uno spazio

adulto dove idee, dubbi ed errori circolano senza essere silen­

ziati. Non è solo libertà di parola, è libertà di presenza. Ed è

qui che la sicurezza psicologica smette di essere una formula

da HR e diventa una competenza organizzativa strategica, so­

prattutto per chi lavora nella comunicazione, nel marketing e in

tutti i contesti dove il pensiero critico è materia prima.

La sicurezza psicologica viene

spesso ridotta a un concetto

gentile: puoi parlare, nessu­

no ti punirà. Ma questa è solo

la superficie. Il vero salto av­

viene quando le persone pos­

sono lavorare in vulnerabili­

tà adulta. Vulnerabilità non

come esposizione emotiva in­

controllata, ma come capacità

di dire “non so”, “ho sbaglia­

to”, “qui vedo un rischio” as­

Nel digital marketing e nella comunicazione d’impresa la sicurez­

za psicologica è un moltiplicatore silenzioso. Strategie, campagne,

contenuti nascono da confronto, tensione creativa, punti di vista

che non coincidono. Se il clima non è sicuro, le riunioni diventano

coreografie prevedibili e i dati vengono usati per confermare, non

per interrogare. La creatività non muore per mancanza di idee,

ma per eccesso di prudenza. E la prudenza, nel mercato digitale, è

spesso il modo più elegante per diventare irrilevanti.

sumendosi la responsabilità

di ciò che si porta nel sistema.

È una postura professionale,

non una debolezza. Le orga­

nizzazioni ad alto impatto lo

sanno: senza questo livello di

maturità, l’innovazione rallen­

ta, la comunicazione si addo­

mestica e il marketing diventa

ripetizione sicura invece che

leva strategica e l’innovazione

si riduce a slogan.

ARTICOLO ON LINE

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L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Mente

strategica,

anima

creativa, cuore digitale. Da

oltre 20 anni trasformo le

idee in azione, il caos in me­

todo, le parole in risultati.

Il mio mantra? Detto-fatto.

Ogni progetto è una sfida,

ogni sfida un’opportunità.

Organizzo, comunico, ispiro:

con entusiasmo e impatto.

Creo brand che lasciano il

segno, strategie che funzio­

nano, connessioni che con­

tano. Perché nel marketing,

come nella vita, non vince

chi parla di più, ma chi sa

farsi ricordare!

Roberta

Martinelli

Digital Marketing

Manager

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

MARZO 2026

Lavorare

in

vulnerabilità

adulta significa anche su­

perare la comfort zone del

“parliamo liberamente” per

entrare nel territorio più sco­

modo della RESPONSABILI­

TÀ CONDIVISA. Posso espri­

mermi, sì, ma poi resto…mi

assumo il peso delle conse­

La sicurezza psicologica non

è una moda, è una nuova

skill organizzativa. È la ca­

pacità di tenere insieme per­

formance e umanità, risultati

e verità. In un’epoca ipercon­

nessa, dove tutto è visibile

e accelerato, lavorare senza

sicurezza psicologica è come

fare digital marketing senza

insights: possibile, ma mio­

pe. Le aziende che investi­

ranno seriamente su questo

guenze, ascolto il feedback,

modifico la rotta. È qui che la

sicurezza psicologica smet­

te di essere un diritto indivi­

duale e diventa una discipli­

na collettiva. Non protegge

dall’errore, rende l’errore la­

vorabile. Non elimina il con­

flitto, lo rende produttivo.

terreno non saranno solo

più inclusive o più attratti­

ve. Saranno semplicemente

più intelligenti. E, nel lungo

periodo, inevitabilmente più

competitive.

Saranno

più

lucide, più coraggiose e più

rilevanti. Perché oggi il vero

vantaggio competitivo non è

parlare senza paura. È avere

il coraggio di restare nel dia­

logo quando parlare diventa

scomodo.

UMANESIMO 5.0

TandC

Per manager, imprenditori e leader della comunicazione que­

sto richiede un cambio di mindset radicale. Non basta creare

spazi di parola, bisogna saperli abitare. Saper reggere il dis­

senso, distinguere tra attacco e contributo, valorizzare chi fa

domande scomode. Significa passare dal controllo del messag­

gio alla qualità del dialogo. Un passaggio delicato, soprattutto

per chi governa brand, reputazioni e narrazioni. Ma è proprio

qui che si gioca la differenza tra organizzazioni che comunica­

no e organizzazioni che pensano.

COME ALLENARE LA SICUREZZA PSICOLOGICA

Alla fine di una riunione chiedi: “C’è qualcosa che stiamo evi­

tando di dire?”. Un minuto di silenzio. Poi ascolta davvero.

Spesso è lì che sta il valore.

1. LEGITTIMA IL DUBBIO:

chi fa domande sta lavorando, non rallentando.

2. IL LEADER PARLA PER ULTIMO

più spazio cognitivo, decisioni migliori.

3. LAVORA L’ERRORE

non “chi ha sbagliato”, ma “cosa useremo la prossima volta”.

Poco tempo, massimo impatto.

Perché la sicurezza psicologica non si dichiara. Si pratica.

Gli imprenditori che dormono

sonni tranquilli hanno un metodo

Una cosa è certa, siamo in

questo momento nell’incer­

tezza normativa e legislativa,

dove sbagliare è facilissimo

(e questo è un ossimoro) oltre

che nel momento del cambia­

mento fluido. Per un impren­

ditore, il carico mentale non è

più dato solo dalla concorren­

za, ma dal timore di sbaglia­

re un adempimento, di inter­

pretare male un contratto di

secondo livello, di offrire un

welfare che si riveli una sca­

tola vuota. È un’ansia silen­

ziosa che corrode sia il verti­

ce che la compagine e genera

un turnover devastante dove i

migliori se ne vanno non solo

per lo stipendio, ma perché

percepiscono l’insicurezza e

scelgono un posto sicuro.

ARTICOLO ON LINE

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L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Sandro Rosiglioni

Manager

RH plus

Sandro Rosiglioni, impren­

ditore con oltre 30 anni di

esperienza, è specializzato

nella progettazione e realiz­

zazione di sistemi e tecnolo­

gie per ambienti ad alta com­

plessità nel settore sanitario.

Coordina una rete di impre­

se attiva a livello nazionale

e internazionale, ricopre

ruoli dirigenziali in asso­

ciazioni di rappresentanza

multisettoriali.

È attualmente Presidente di

un ente del Terzo Settore.

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

MARZO 2026

Per decenni abbiamo creduto che la sicurezza psicologica

fosse una conquista sindacale o un lusso da ufficio open spa­

ce, la semplice assenza di paura, la libertà di alzare la mano

senza essere puniti. Ed era vero fino poco tempo fa ma se ci

riflettiamo un attimo ci accorgiamo di come questa visione è

semplicemente antiquata come un calcolatore meccanico. La

frontiera si è spostata. La sfida per le organizzazioni ad alto

impatto non è più solo permettere ai dipendenti di “parlare”,

ma costruire un ecosistema dove imprenditori e team possa­

no lavorare in uno stato di responsabilità condivisa. È il pas­

saggio dalla tolleranza passiva alla certezza attiva ovvero la

certezza che ogni mossa, dalla stesura di un contratto all’im­

plementazione di un welfare, sia coraggiosa perché fondata su

un terreno solido. Una certezza che non nasce dall’intuito im­

prenditoriale ma dall’alleanza strategica con chi, negli enti bi­

laterali e nelle federazioni di settore, trasforma la complessità

in una partita vinta ancora prima di giocarla.

E COME SI FA?

È qui che si innesta la rivoluzione della “Sicurezza Psicologi­

ca 2.0”. Non una questione di “benessere” percepito ma una

struttura portante che regge il peso delle scelte, quelle che se­

gnano il futuro. L’imprenditore che si affida agli enti bilatera­

li e alle federazioni di settore non delega un compito bensì si

appropria di una certezza. Quando un ente bilaterale certifica

un contratto, non sta solo timbrando un foglio; sta assumendo

una responsabilità condivisa che diventa lo scudo psicologico

dell’azienda. Quella firma dice molto, quello che si sta facendo

è giusto, è legale ed è al passo con i tempi.

Le ricadute sul clima aziendale sono immediate e misurabili.

Un imprenditore che ha la certezza di aver scritto un contratto

di secondo livello solido, o di aver adottato un welfare perfet­

tamente integrato con le logiche di settore, trasmette ai suoi

collaboratori un’aura di stabilità. Il dipendente non vede solo

un capo, ma un sistema che lo sostiene. L’azienda smette di

essere un luogo dove si spera di farcela e diventa un luogo

dove si sa di farcela.

In definitiva, utilizzare gli strumenti messi a disposizione dal­

le federazioni di settore e dagli enti bilaterali non è un atto di

cautela, ma una strategia commerciale per vincere la guerra

del mercato. Significa rendere l’azienda non solo un posto si­

curo, ma un posto vincente. Significa trasformare la comples­

sità in un vantaggio competitivo. Il mercato premia la velocità,

la precisione e la sicurezza psicologica 2.0 diventa il motore

silenzioso dell’eccellenza. Chi ha il coraggio di affidarsi, scopre

che la vera forza sta proprio nella capacità di costruire insie­

me un futuro senza crepe.

Questa è l’essenza della vul­

nerabilità adulta: la capacità

di dire “non posso sapere tut­

to, mi affido a chi fa questo di

mestiere”. Chi lavora negli enti

bilaterali non è un burocrate

distante, ma un professioni­

sta immerso quotidianamente

Si abbassa drasticamente il

turnover generato dall’insi­

curezza, quel logorio subdolo

che porta via competenze e

morale. Al suo posto, si ge­

nera un asset intangibile di

valore inestimabile, la fidu­

cia. La fiducia non è un senti­

mento astratto, ma il risultato

concreto di processi affidabi­

TandC

UMANESIMO 5.0

nella materia viva del lavo­

ro. Sono esperti che vivono di

consulenza, che vedono decine

di casi simili al tuo e sanno già

dove si nasconde la trappola e

dove invece si apre un’oppor­

tunità di crescita. Affidarsi a

loro significa certezza.

li. È il lubrificante che rende

ogni ingranaggio più efficien­

te, che permette ai talenti di

osare, di innovare, di lavorare

in quella “vulnerabilità adul­

ta” che li porta a condividere

un errore per migliorare, sen­

za paura di essere giudicati,

perché sanno che la nave ha

uno scafo solido.

C’è un fenomeno sempre più evidente nelle società contempora­

nee: donne e uomini che, pur avendo superato da tempo le tap­

pe tradizionali della crescita, mostrano fragilità emotive, insicu­

rezze profonde, difficoltà nel sostenere responsabilità affettive,

familiari e professionali. È quella che potremmo definire una

forma di “adultità vulnerabile”, una condizione diffusa che ri­

guarda non solo il singolo individuo, ma l’intero tessuto sociale.

Essere adulti, oggi, non è sem­

plice. Se in passato il percorso

verso la maturità era scandito

da passaggi chiari e condivisi

– lavoro stabile, famiglia, ruoli

sociali definiti – oggi le coordi­

nate sono molto più fluide. Il

mercato del lavoro è instabile,

In questo contesto si inserisce uno stress esistenziale e sociale

sempre più intenso. La pressione alla performance, la competi­

zione continua, la precarietà economica, l’iperconnessione digi­

tale con momenti di riposo sempre più risicati, contribuiscono

a generare un senso di sovraccarico costante. Molti adulti si

sentono inadeguati, in ritardo, mai abbastanza. La richiesta im­

plicita è quella di essere efficienti, brillanti, resilienti, sempre

pronti a reinventarsi. Ma a quale prezzo?

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L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Trinca

Maria Luisa

Nata a Roma il 14 aprile

1961. Dopo una laurea in

Scienze Biologiche e un di­

ploma in counseling con

indirizzo gestaltico rela­

zionale, ho scoperto come

la biologia si integri con la

personalità in una visione

olistica dell’individuo. L’epi­

genetica e le neuroscienze

hanno unito le mie passioni.

Il legame tra corpo e mente

è legato alla percezione alla

consapevolezza del sé, fino

alla valutazione delle pro­

prie risorse e capacità. Oggi

mi occupo di sicurezza sul

lavoro, concentrandomi sui

rischi psicosociali correlati

allo stress.

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

MARZO 2026

le relazioni sono più fragili, le

aspettative di successo sono

elevate e costantemente ali­

mentate da modelli mediatici

irrealistici. L’adulto contempo­

raneo si trova così a dover na­

vigare in un mare di incertez­

ze, senza mappe sicure.

Adulti in crisi: identità e stress

Trasformazioni del nostro tempo

Le cause di questa adultità vulnerabile sono molteplici. Da un

lato vi sono trasformazioni culturali profonde: la dissoluzione

di riferimenti stabili, l’indebolimento delle comunità, l’erosione

dei legami intergenerazionali. Dall’altro lato, vi è un’educazio­

ne che talvolta ha protetto eccessivamente, senza allenare alla

frustrazione, al limite, alla responsabilità. Crescere senza spe­

rimentare gradualmente il peso delle conseguenze può rendere

più difficile, in età adulta, affrontare la complessità della vita.

Eppure, ogni crisi porta con sé una possibilità evolutiva. Forse

questa fase storica ci sta chiedendo di ridefinire cosa significhi

essere adulti. Non più solo adempiere a ruoli sociali predefini­

ti, ma sviluppare una maturità interiore fatta di consapevolez­

za, autonomia emotiva, capacità di stare nell’incertezza senza

crollare. Significa imparare a regolare lo stress, a costruire

reti di sostegno autentiche, a riconoscere i propri limiti senza

viverli come fallimenti.

Forse l’adultità vulnerabile non è solo un segno di debolezza,

ma un sintomo di transizione. Un passaggio in cui il vecchio

modello di adulto non regge più e il nuovo deve ancora essere

pienamente costruito. In questa fase, la vera maturità potrebbe

consistere nel riconoscere la propria fragilità e trasformarla in

risorsa. Perché è solo attraversando la vulnerabilità che si può

approdare a una forma più autentica e solida di adultità, capa­

ce di sostenere sé stessa e la società nel suo insieme.

Quando lo stress diventa cro­

nico e l’identità non è solida,

emergono forme di disagio che

possono manifestarsi come di­

pendenza affettiva, paura del

conflitto, evitamento delle re­

sponsabilità, difficoltà a pren­

dere decisioni, bisogno ecces­

sivo di conferme. Non si tratta

necessariamente di patologie,

ma di una fragilità diffusa che

Le ricadute sociali di questo fe­

nomeno non sono trascurabili.

Una società composta da adul­

ti insicuri e dipendenti è una

società più esposta a manipo­

lazioni, polarizzazioni, derive

emotive collettive. È anche una

società che fatica a progettare

Le possibili soluzioni non

sono semplici né immediate.

Servono politiche del lavoro

più umane, sistemi educativi

che promuovano competenze

emotive oltre che cognitive,

contesti relazionali che favo­

rende l’adulto meno capace di

sostenere il peso delle scelte

e delle conseguenze. In ambito

lavorativo, questo può tradur­

si in burnout precoce, disim­

pegno, conflittualità latente,

scarsa capacità di leadership.

Nella vita privata, in relazioni

instabili, difficoltà genitoriali,

incapacità di progettare a lun­

go termine.

il futuro con visione e respon­

sabilità. Sul piano della salute

psicofisica, lo stress croni­

co e la mancanza di stabilità

identitaria favoriscono ansia,

depressione, disturbi psico­

somatici, abuso di sostanze e

comportamenti compensatori.

riscano dialogo e responsa­

bilità. Ma serve anche un la­

voro individuale: coltivare la

propria identità, rafforzare la

capacità di scelta, imparare a

dire no, assumersi la respon­

sabilità della propria crescita.

TandC

UMANESIMO 5.0

Mi fido quindi...

Sono

Sentirsi liberi sul lavoro non significa solo avere autonomia

operativa, ma percepire sicurezza psicologica. Senza un clima

aziendale sicuro, le persone attivano meccanismi di difesa che

limitano creatività, collaborazione e performance. La ricerca in

psicologia e neuroscienze dimostra che il benessere organizzati­

vo nasce dalla qualità delle relazioni. Un ambiente che promuo­

ve sicurezza relazionale, dialogo e regolazione emotiva non è

solo più umano: è anche più produttivo e sostenibile nel tempo.

La Teoria dell’attaccamento

di John Bowlby, approfondi­

ta da Mary Ainsworth, evi­

denzia come ogni individuo

abbia bisogno di una “base

sicura” per esplorare e svi­

luppare il proprio potenziale.

Quando il sistema nervoso

non è impegnato in proces­

si di difesa, può investire

La sicurezza psicologica nei luoghi di lavoro non è un concetto

astratto, ma una condizione misurabile che incide direttamen­

te su produttività, innovazione e coinvolgimento. Un’organiz­

zazione realmente efficace non può limitarsi agli obiettivi eco­

nomici: deve assumersi una responsabilità etica e relazionale

verso le persone che la compongono.

energie nell’apprendimento

e nella crescita. Questo prin­

cipio, valido nell’infanzia, si

applica anche all’età adulta.

Gli studi sull’attaccamento

adulto mostrano che la sicu­

rezza relazionale favorisce

autonomia, cooperazione e

creatività anche nei contesti

professionali.

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Alessandra

Cinque

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Mi chiamo Alessandra Cin­

que, sono nata a Venezia

nel 1981 e oggi vivo a Par­

ma. Mi sono laureata in

Scienze dell’Educazione a

Padova nel 2005 e, vent’an­

ni dopo, sto conseguendo

la seconda laurea in Psi­

cologia. Ho una disabilità

visiva e motoria, ma la mu­

sica e lo sport sono per me

forze vitali. Credo nel po­

tere della comunicazione e

nell’Universal Design, che

non include: semplicemen­

te non esclude.

MARZO 2026

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

Un’azienda non è responsabile della storia personale di cia­

scun collaboratore, ma è responsabile del clima organizzativo

che costruisce nel presente. Ambienti caratterizzati da com­

petizione distruttiva, relazioni di potere rigide o comunicazio­

ne svalutante riattivano insicurezze e riducono la qualità della

performance. Al contrario, contesti relazionali sicuri possono

offrire esperienze correttive. Le neuroscienze confermano la

plasticità cerebrale lungo l’intero arco della vita: il cervello

continua a modificarsi in base alle esperienze relazionali.

Il concetto di sicurezza psicologica, sviluppato da Amy Ed­

mondson, descrive la percezione condivisa che il gruppo sia un

luogo in cui è possibile esporsi, fare domande, proporre idee

o esprimere dubbi senza timore di umiliazione o punizione. Le

organizzazioni con alti livelli di sicurezza psicologica mostrano

maggiore apprendimento collettivo e maggiore capacità di in­

novazione.

Lavorare in gruppo significa riconoscere l’interdipendenza.

Il benessere o il malessere di un singolo membro influenza

l’intero sistema. Per questo diventano centrali le competen­

ze emotive. La regolazione emotiva, studiata da James Gross,

riguarda i processi attraverso cui le persone influenzano le

emozioni che provano e il modo in cui le esprimono. Una buo­

na autoregolazione permette di gestire stress, conflitti e richie­

ste di performance senza compromettere le relazioni.

La sicurezza percepita resta il fondamento. Quando le persone non

si sentono minacciate, possono concentrare energie su obiettivi

condivisi e crescita collettiva. Il gruppo diventa così un sistema ca­

pace di generare valore, apprendimento e significato. In un’orga­

nizzazione sana, il tutto è realmente più della somma delle parti.

Anche la gerarchia dei bi­

sogni di Abraham Maslow è

coerente con questa prospet­

tiva. Alla base della piramide

si trovano sicurezza e appar­

tenenza. Solo quando que­

Il dialogo, in questo conte­

sto, non coincide sempli­

cemente con la libertà for­

male di parola. Le persone

intervengono quando perce­

piscono che la loro voce ha

Daniel Goleman ha eviden­

ziato come consapevolezza di

sé, empatia e gestione delle

emozioni

siano

competen­

ze fondamentali nei contesti

sti bisogni sono soddisfatti

è possibile accedere piena­

mente alla stima e all’autore­

alizzazione. Senza sicurezza

non può esserci espressione

autentica del talento.

valore. Se questa condizione

manca, prevale il silenzio.

E il silenzio organizzativo

rappresenta una perdita di

competenze, idee e prospet­

tive.

organizzativi.

L’intelligenza

emotiva non è un elemento

accessorio: è una leva strate­

gica per la leadership e per la

qualità del clima aziendale.

TandC

UMANESIMO 5.0

Verde non come estetica, ma come modello biologico: l’azienda

diventa un ecosistema che rigenera spazi, ritmi e relazioni. Bio­

filia organizzativa: non una palette green né un semplice inse­

rimento di piante negli uffici. È un modello biologico applicato

alle organizzazioni, che considera l’azienda come un ecosistema

vivente fatto di ritmi, relazioni e ambienti capaci di influenzare

fisiologia, concentrazione e performance. Integra neuroscien­

ze, psicologia ambientale e sociologia per creare spazi di lavo­

ro rigenerativi, migliorare la produttività sostenibile e ridurre

stress e burnout attraverso un allineamento tra struttura orga­

nizzativa e bisogni neurobiologici umani.

La biofilia organizzativa è un

paradigma

che

interpreta

l’organizzazione

aziendale

come un sistema biologi­

co complesso. Non si limita

all’uso di elementi naturali

negli spazi di lavoro, ma inte­

gra ritmi circadiani, neuro-er­

gonomia, qualità ambientale

e biologia delle relazioni.

L’assunto centrale è chiaro:

la produttività sostenibile

nasce quando l’ambiente or­

ganizzativo è coerente con il

funzionamento neurobiologi­

co umano.

Gli spazi di lavoro influenzano direttamente il sistema nervo­

so attraverso luce naturale (Journal of Clinical Sleep Medici­

ne, 2014), qualità dell’aria, acustica e densità sociale.

Ricerche in psicologia ambientale dimostrano che:

• la luce naturale regola il ritmo circadiano e riduce l’affaticamento

• una ventilazione adeguata può migliorare le funzioni deci­

sionali fino al 61%

• il controllo ambientale aumenta senso di autonomia e con­

centrazione

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Barbara Lattanzi

Vittorio Balbi

BARBARA LATTANZI

Sociologa, counselor, rifles­

sologa plantare, facilitatore

IMMA e IPHM Mindfulness.

Biocostellatore. Operatore

di Psiche e 5 leggi biologi­

che nel campo della psico­

somatica.

VITTORIO BALBI

Ingegnere Coach e autore.

Specialista in scienze biosi­

stemiche e Biocostellazioni. 

Insieme svolgono servizio

delle BioCostellazioni, con­

sulenze e formazione azien­

dali nel campo del coaching,

counseling, sistemica rela­

zionale e Mindfulness in di­

verse città d’Italia.

Biofilia

Organizzativa

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

GENNAIO 2026

Secondo

l’Organizzazione

Mondiale della Sanità (2022),

lo stress lavoro-correlato

genera oltre 1.000 miliardi

di dollari annui di perdita di

produttività. Studi pubblicati

su Nature Human Behaviour

e Harvard Business Review

evidenziano

che

ambienti

progettati per favorire con­

centrazione e recupero mi­

gliorano le performance co­

gnitive fino al 10–15%.

La qualità biologica del lavo­

ro è quindi un fattore strut­

turale, non accessorio.

SPAZI RIGENERANTI

COS’È LA BIOFILIA ORGANIZZATIVA

La cronobiologia evidenzia che attenzione, memoria e capa­

cità analitica oscillano durante la giornata. Il disallineamento

(“chronotype studies” Roenneberg et al., 2012) tra orari di la­

voro e ritmo circadiano aumenta errori e burnout. Le organiz­

zazioni che introducono flessibilità temporale registrano:

• riduzione dell’assenteismo fino al 25%

• aumento dell’engagement superiore al 20%

• maggiore retention dei talenti

La biofilia organizzativa riconosce che il tempo è biologico,

non lineare. La produttività sostenibile emerge quando i cicli

di energia vengono rispettati.

La neuro-ergonomia studia

l’interazione tra cervello e

ambiente lavorativo. Le neuro­

scienze dimostrano che il mul­

titasking cronico riduce l’ef­

ficienza cognitiva e aumenta

i livelli di cortisolo (Stanford

University, 2009). Il cervello

umano mantiene alta perfor­

mance per cicli di 60–90 mi­

nuti, seguiti da micro-pause.

Ignorare questi ritmi significa

lavorare contro l’architettura

Le relazioni aziendali funzio­

nano come reti biologiche. La

qualità delle connessioni de­

termina la resilienza dell’intero

sistema. Ricerche del MIT Hu­

man Dynamics Lab dimostrano

che la qualità delle interazioni

predice la performance dei

team più dei talenti individuali.

La sicurezza psicologica ridu­

RITMI BIOLOGICI E PRODUTTIVITÀ

RELAZIONI ORGANIZZATIVE COME ECOSISTEMA

UMANESIMO 5.0

TandC

biologica della produttività.

Un’organizzazione

biofilica

applica principi concreti:

• riduzione delle interruzioni

non necessarie

• alternanza tra focus e recupero

• progettazione acustica per

limitare rumore di fondo

• layout che minimizzi la fri­

zione cognitiva

La gestione dell’energia so­

stituisce la sola gestione del

tempo.

ce l’attivazione cronica dello

stress

(Edmondson,

2018),

favorisce cooperazione e in­

novazione e stabilizza il siste­

ma organizzativo. Un’azienda

rigenerativa non massimizza

solo output, ma:

• stabilizza le relazioni

• riduce l’entropia sociale

• aumenta adattabilità

NEURO-ERGONOMIA

E RIDUZIONE DEL CARICO COGNITIVO

• Uno spazio “rigenerante” integra:

• aree per concentrazione profonda

• zone di decompressione sensoriale

• spazi sociali progettati per interazioni di qualità

• possibilità di movimento spontaneo

La rigenerazione non è una pausa improduttiva, ma una con­

dizione neurofisiologica necessaria per mantenere alte pre­

stazioni cognitive nel tempo.

BIOFILIA ORGANIZZATIVA:

PROSPETTIVA SOCIOLOGI­

CA E APPLICATIVA

IN CONCLUSIONE

Dal punto di vista sociologico,

l’organizzazione è un organi­

smo sociale complesso in cui

norme e rituali regolano l’e­

quilibrio tra coesione e diffe­

renziazione. Comunità ad alta

fiducia mostrano maggiore

capacità adattiva nei contesti

incerti (OECD, 2021).

L’analogia biologica non è me­

tafora retorica, ma modello

interpretativo: un ecosistema

prospera quando diversità,

scambio e retroazione sono

bilanciati. Dal punto di vista

applicativo, la biofilia organiz­

zativa si traduce in:

• progettazione di cicli di lavo­

ro allineati ai ritmi cognitivi

• formazione sulla gestione

dell’energia

• rituali di team orientati alla

sicurezza psicologica

• misurazione integrata di be­

nessere e performance

Le aziende che integrano be­

nessere e strategia registrano

risultati economici superiori

alla media di settore (McKin­

sey 2022).

La biofilia organizzativa pro­

pone un cambio di paradig­

ma:

dall’azienda-macchina

all’azienda-organismo.

Spazi, ritmi biologici e rela­

zioni diventano leve sistemi­

che per una produttività che

non consuma energia umana,

ma la rigenera. In un conte­

sto economico complesso e

instabile, ciò che è biologica­

mente coerente è anche stra­

tegicamente efficace.

Dove l’incontro

diventa relazione

Chi siamo e come interagiamo con il mondo? Le neuroscienze

mostrano che ogni esperienza nasce da uno scambio continuo

tra stimoli esterni e segnali interni elaborati dal sistema ner­

voso. Colori, suoni, temperature e forme influenzano emozio­

ni, postura, decisioni e qualità delle relazioni. Per questo l’ar­

chitettura non è solo costruzione di spazi, ma progettazione di

contesti capaci di orientare comportamenti e generare connes­

sioni nei principali sistemi sociali: casa, vicinato, lavoro.

L’encefalo è la struttura più complessa conosciuta: centinaia di

miliardi di cellule interconnesse da trilioni di connessioni. La

corteccia cerebrale, spessa circa tre millimetri e ripiegata per

essere contenuta nel cranio, se distesa coprirebbe oltre due­

mila centimetri quadrati. È organizzata in due emisferi e in più

lobi funzionali, a testimonianza di una complessità straordina­

ria che governa percezioni, pensieri e azioni.

Già Cartesio aveva intuito il

legame tra esperienza sog­

gettiva e meccanismi corpo­

rei, cercando di comprendere

come i segnali influenzasse­

ro la mente. Nell’Ottocento

Hermann Von Helmholtz di­

mostrò che la trasmissione

nervosa è di natura elettrica,

misurandone la velocità lun­

MARZO 2026

ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

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Alessia

Costarelli

Ceo e Founder di ACK

Service&Design srl

Nata a Foligno il 1° settem­

bre 1984, inizio a studiare

danza a sei anni, disciplina

che mi accompagna ben

oltre il conseguimento di

due lauree in Architettura,

culminate in una tesi speri­

mentale a Dakar. La curio­

sità per il legame tra luogo,

persone, comportamenti ed

emozioni mi ha spinto a fon­

dare ACK Service & Design,

una start-up innovativa che

promuove nuovi modelli

culturali aziendali per mi­

gliorare la qualità della vita.

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

go le fibre nervose. Oggi sap­

piamo che neuroni, dendriti e

assoni costituiscono una rete

specializzata nella comunica­

zione dei segnali: ogni stimo­

lo proveniente dall’esterno

viene trasformato in infor­

mazione interna, generando

risposte motorie, emotive e

cognitive.