RE-infodemia Consultant Book - N.14

CONSULTANT BOOK

UMANESIMO 5.0

MEMORIA E NARRAZIONE:

L’EVOLUZIONE

UMANESIMO 5.0

ESHO-FUNI: OSMOSI

TRA VITA E AMBIENTE

RE-infodemia

dell’ECOSISTEMA DIGITALE

UMANESIMO 5.0

QUANDO L’AZIENDA RESPIRA

Tutti i diritti riservati. Il contenuto è di proprietà esclusiva ed è vietata qualsiasi forma di utilizzo, riproduzione, distribuzione o

modifica, totale o parziale, senza il preventivo consenso scritto.

I singoli articoli sono disponibili sul sito www.tandc.it.

N.14

Anno II

Febbraio

2026

TandC

UMANESIMO 5.0

TROVA IL TUO RITMO

ERP DEMATERIAL

ECOSISTEMA DIGITALE

IL VALORE DELLE CONNESSIONI

UMANESIMO 5.0

ERP Dematerial è una piattaforma progettata per ottimizzare i flussi di lavoro attraverso un vero

e proprio ecosistema digitale. Il nostro obiettivo è quello di facilitare la collaborazione e le con­

nessioni tra professionisti attraverso il supporto nella gestione di documenti, pratiche e progetti.

All’interno della piattaforma, vengono utilizzati modelli e prodotti informatici che integrano l’uti­

lizzo di tecnologie all’avanguardia come l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning, alle quali

viene affiancato l’intelletto umano e la sua capacità di analizzare i dati e di trasformarli in soluzio­

ni concrete e applicabili.

Ogni componente di questo sistema lavora in modo sinergico per permettere alle aziende di otti­

mizzare i propri processi e di diventare più efficienti e competitive. Infatti, la forza dell’ecosistema

digitale si trova proprio nell’unione tra intelletto umano e innovazione tecnologica, due fattori che

si incontrano per dare forma al futuro, ponendosi non come elementi opposti ma complementari.

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NELL’ECOSISTEMA DIGITALE, ESPLORA COME

ENTRARE A FAR PARTE DELLA NOSTRA RETE

L’ECOSISTEMA DIGITALE:

IL VALORE DELLA MEMORIA

La memoria ha sempre permesso

all’uomo di trarre lezioni dal passa­

to, comprendere il presente e orien­

tare le decisioni future. I ricordi

dell’infanzia, le esperienze profes­

sionali, tutto ciò che viviamo, tesso­

no un filo di continuità che definisce

la nostra identità. Sono i ricordi che

ci aiutano a capire chi siamo e chi

vogliamo diventare.

Siamo ciò che ricordiamo. La memo­

ria tiene insieme la nostra vita men­

tale, dandoci un senso di continuità

in ciò che viviamo ogni giorno.

Ma cosa accade quando la memoria

viene a mancare? Che si tratti di una

persona o di un computer, perder­

la significa perdere il legame con il

passato, indebolire il senso del pre­

sente e compromettere le scelte per

il futuro. In altre parole, la memoria

è ciò che ci permette di conservare la

nostra identità e la nostra coscienza.

Senza di essa, non possiamo richia­

mare alla mente le esperienze vis­

sute, gli eventi osservati o le lezioni

apprese. La nostra vita rischierebbe

di sfuggirci, perché senza memoria

non c’è progresso.

In un mondo sempre più accelerato,

caratterizzato da una memoria “a

breve termine”, riscoprire il valore

del ricordo diventa essenziale. L’uso

massivo di dispositivi digitali, che ci

consentono di accedere a informa­

zioni rapidamente, può indebolire la

nostra capacità di ricordare. Per que­

sto, le tradizioni, le usanze e lo scibi­

le umano devono conservare la loro

connessione con l’individuo e con chi

ci ha preceduto, per rendere eterno

ciò che merita di essere ricordato.

La nostra visione di Umanesimo digi­

tale passa dal rendere la memoria di

ciascun individuo, di ogni azienda e

persino di ogni animale, un patrimonio

del sapere. Occorre sviluppare tecno­

logie in grado di codificare, immagaz­

zinare e recuperare informazioni ed

eventi, evitando che il ricordo si perda

nell’oblio della rete o nell’indifferenza.

“La memoria è il diario che ciascuno di

noi porta sempre con sé”.

Il nostro obiettivo è costruire il futuro,

sapendo che il presente ci connette a

un’innovazione tecnologica che avanza

rapidamente. I dispositivi digitali, op­

portunamente istruiti, possono pren­

dere decisioni fino a sostituire alcune

delle funzioni umane.

Creare,

all’interno

dell’Ecosistema

Digitale, un luogo in cui depositare e

condividere la memoria significa per­

mettere a chiunque di ricordare chi è

stato, cosa ha vissuto, e cosa ha impa­

rato. Significa evitare che la tecnologia

ci distragga dall’essenziale, proteg­

gendo il valore delle emozioni, delle

sensazioni e della percezione di chi ha

reso questo mondo un luogo a misura

d’uomo. Significa utilizzare la tecnolo­

gia come opportunità proattiva per ri­

collocare l’uomo al centro.

“Questo è il potere delle persone”.

SEMPRE AVANTI…

ANGELO MURACA

CEO e Founder

di Tecnologie e Consulenze SRLS

Consulente finanziario

Docente e formatore in ambito

dematerializzazione cartacea e firma digitale

Membro CTS della FIS

con delega alla finanza

COPERTINA

TROVA IL TUO RITMO

di Maria Luisa Trinca, Biologa e Counselor relazionale

CULTURA E COMUNICAZIONE

di Cristina Cerasi, Cosmica Digital Marketing

INDICE

MEMORIA E NARRAZIONE: L’EVOLUZIONE

di Giuseppina Melino, Cosmica Digital Marketing

ECOSISTEMA DIGITALE

ECOSISTEMA DIGITALE

CONSULTANT BOOK

DELL’ECOSISTEMA DIGITALE

Anno II - N.14

Edizione Febbraio 2026

RE-infodemia

UMANESIMO 5.0

UMANESIMO 5.0

ESHO-FUNI: OSMOSI TRA VITA E AMBIENTE

di Alessandra Cinque

LEGAME TRA ESSERE UMANO E ANIMALE.

PANORAMICA NEUROFISIOLOGICA: DALLA

QUOTIDIANITÀ ALLA PERDITA

di Beatrice Airaldi, Tecnico Veterinario

IL VALORE DELLA NOIA, DELLA PAZIENZA

E DELL’ATTESA

di Ylenia Bartolini, Educatrice

NON SOLO MURA. L’ARCHITETTURA CHE

RIDISEGNA L’ESISTENZA

di Alessia Costarelli, Service&Design srl

L’IMPRESA COME ECOSISTEMA UMANO

di Sandro Rosiglioni, RH plus

QUANDO L’AZIENDA RESPIRA

di Roberta Martinelli, Digital Marketing

IL

IL

IL

Esho-Funi: osmosi

tra vita e ambiente

L’uomo è, per sua natura, un essere relazionale. Come afferma­

va Aristotele, «l’uomo è un animale sociale», e ciò implica che

non può esistere né svilupparsi al di fuori di un ambiente. Tut­

tavia, non basta semplicemente vivere in un contesto: quell’am­

biente deve essere il più possibile a misura d’uomo, affinché ciò

che siamo possa svilupparsi nel modo migliore. Non siamo sol­

tanto corpo: siamo corpo situato, corpo che vive, sente e agisce

all’interno di un luogo fisico, relazionale e simbolico.

Un cervello può svilupparsi

in modo sano solo se l’am­

biente lo consente. Dal punto

di vista neurobiologico, il cer­

vello ha bisogno di sicurezza,

tempo, stabilità e possibilità

di esplorazione per formar­

si, adattarsi e consolidare le

proprie funzioni. Se l’ambien­

te costringe a uno stato di al­

lerta continua — stress croni­

co, imprevedibilità, pressione

Questa intuizione filosofica trova solide conferme nella psico­

logia e nelle scienze dell’educazione. Lev Vygotskij ha mostra­

to come lo sviluppo delle funzioni mentali superiori sia intrin­

secamente sociale: prima avviene tra le persone, poi dentro

l’individuo. Il pensiero, il linguaggio, la regolazione emotiva e

la capacità di dare senso all’esperienza nascono all’interno di

un campo relazionale. L’individuo non può quindi essere sepa­

rato dal contesto che lo sostiene o lo ostacola.

costante — il sistema nervoso

resta orientato alla sopravvi­

venza. In queste condizioni,

le risorse cognitive ed emo­

tive vengono drenate: l’ener­

gia psichica è assorbita dalla

difesa, non dalla crescita. Un

cervello impegnato a soprav­

vivere non può strutturarsi

pienamente; di conseguenza,

la persona fatica a vivere in

modo autentico e integrato.

ARTICOLO ON LINE

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Alessandra

Cinque

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Mi chiamo Alessandra Cin­

que, sono nata a Venezia

nel 1981 e oggi vivo a Par­

ma. Mi sono laureata in

Scienze dell’Educazione a

Padova nel 2005 e, vent’an­

ni dopo, sto conseguendo

la seconda laurea in Psi­

cologia. Ho una disabilità

visiva e motoria, ma la mu­

sica e lo sport sono per me

forze vitali. Credo nel po­

tere della comunicazione e

nell’Universal Design, che

non include: semplicemen­

te non esclude.

FEBBRAIO 2026

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

Il primo ambiente che ci influenza è, naturalmente, la famiglia.

A seguire, l’istruzione scolastica e, successivamente, il lavoro.

Ognuno di questi contesti contribuisce a modellare la nostra

neurologia, il nostro assetto emotivo e il nostro modo di stare

nel mondo. Kurt Lewin lo sintetizza in modo efficace: il com­

portamento è funzione della persona e dell’ambiente (B = f(P,

E)). Non esiste azione umana che non sia influenzata dal cam­

po in cui l’individuo è immerso.

In questo senso, concetti come neuroergonomia e benesse­

re globale non sono mode né slogan, ma risposte fondate alla

necessità di progettare ambienti coerenti con il funzionamento

umano. Non si tratta di introdurre iniziative isolate di welfare o

benessere, ma di ripensare le organizzazioni a partire dai biso­

gni neurobiologici, emotivi e relazionali delle persone.

L’azienda può e deve essere pensata come un ecosistema

umano, capace di rigenerare non solo la produttività, ma anche

i corpi, le menti e la biologia delle relazioni. Come ogni ecosi­

stema, può sostenere la vita oppure impoverirla: non in modo

astratto, ma attraverso ritmi, spazi, linguaggi, relazioni e siste­

mi di potere che agiscono quotidianamente sul sistema nervo­

so delle persone.

Il lavoro, in particolare, non

può essere considerato neu­

tro. Anche se lo incontriamo

in età adulta, occupa gran

parte delle nostre giornate

e incide profondamente sul

nostro equilibrio psicofisico.

Non possiamo prescindere

da un benessere collettivo,

non per ottenere una pro­

duzione migliore, ma per

costruire una società diver­

Per questo non si tratta semplicemente di “stare bene per pro­

durre di più”, ma di intervenire a monte. Non per il solo interes­

se dell’azienda, ma perché l’essere umano viene prima di tutto.

Non si vive solo d’amore, è vero. Ma si può e si deve vivere

per l’amore.

Il lavoro è, prima di tutto,

uno scambio. Non si scam­

biano soltanto denaro o pro­

dotti, ma energie: attenzio­

ne, tempo, presenza, carico

emotivo, stress, riconosci­

mento. Le energie circolano

continuamente

all’interno

Ritmi, spazi, linguaggi, rela­

zioni e modalità di riconosci­

mento agiscono direttamente

sul sistema nervoso, sul li­

vello di stress e sulla qualità

dell’energia disponibile per

vivere.

sa da quella attuale: una

società che rimetta al cen­

tro l’energia vitale, l’essere

umano e la sua dimensione

più profonda.

dei

sistemi

organizzativi.

Ambienti che sostengono ge­

nerano vitalità, cooperazione

e capacità di pensiero; am­

bienti

tossici

producono

esaurimento, difesa e chiu­

sura. Non è una questione

morale, ma sistemica.

TandC

UMANESIMO 5.0

Quando l’azienda

Respira

Uffici che sembrano scatole chiuse, giornate scandite da call

consecutive, menti sempre accese e corpi sistematicamente

ignorati. Abbiamo progettato aziende efficienti, ma spesso poco

vitali. E poi ci chiediamo perché l’energia cala, la creatività si

appiattisce e le relazioni si irrigidiscono. Forse il problema non

è la motivazione, ma l’ambiente. Non solo quello fisico, anche

quello cognitivo, emotivo, relazionale. E allora sorge una do­

manda scomoda ma necessaria: e se il lavoro avesse bisogno di

tornare a respirare?

La biofilia organizzativa in­

troduce un CAMBIO DI PRO­

SPETTIVA profondo nel modo

di pensare le aziende: non

più macchine da ottimizzare,

ma ecosistemi vivi da proget­

tare. Ritmi, spazi, relazioni

e strumenti influenzano di­

rettamente gli stati mentali,

la qualità dell’attenzione e

la capacità decisionale delle

persone. Le neuroscienze e la

neuroergonomia lo dimostra­

no da tempo: l’ambiente non

è neutro, orienta il compor­

tamento, modella il pensiero,

condiziona la comunicazione.

Nel mondo del digital marke­

ting questo tema è centrale,

anche se spesso sottovaluta­

to. Strategie brillanti nascono

difficilmente in contesti saturi

di stimoli, privi di pause, do­

minati da una logica di con­

tinua reazione. L’invito è a

ripensare i ritmi vitali del la­

voro, introducendo spazi che

favoriscono rigenerazione co­

gnitiva e relazionale. Luoghi

con luce naturale, presenza

di elementi organici, possibi­

lità di movimento, ma anche

tempi meno frammentati e

flussi comunicativi più umani.

L’azienda diventa un ecosi­

stema che sostiene la biolo­

gia delle relazioni, non la for­

za a ritmi innaturali.

ARTICOLO ON LINE

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L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Mente

strategica,

anima

creativa, cuore digitale. Da

oltre 20 anni trasformo le

idee in azione, il caos in me­

todo, le parole in risultati.

Il mio mantra? Detto-fatto.

Ogni progetto è una sfida,

ogni sfida un’opportunità.

Organizzo, comunico, ispiro:

con entusiasmo e impatto.

Creo brand che lasciano il

segno, strategie che funzio­

nano, connessioni che con­

tano. Perché nel marketing,

come nella vita, non vince

chi parla di più, ma chi sa

farsi ricordare!

Roberta

Martinelli

Digital Marketing

Manager

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

FEBBRAIO 2026

Anche la comunicazione in­

terna ed esterna riflette que­

sta impostazione: messaggi

più chiari, meno rumorosi,

narrazioni che non urlano ma

accompagnano. Nel marke­

ting digitale, la biofilia si tra­

duce in esperienze utente più

rispettose, contenuti proget­

tati per essere compresi e

Un’organizzazione rispettosa

della natura non è meno per­

formante, è più sostenibile.

Riduce lo stress, aumenta la

qualità delle interazioni, raf­

forza il senso di appartenen­

za. La performance non na­

sce dalla pressione continua,

ma da un equilibrio dinami­

non solo consumati, strategie

che tengono conto della so­

glia di attenzione reale delle

persone. L’intelligenza arti­

ficiale, ancora una volta, può

essere alleata o amplificatore

di disordine. Automatizzare

senza una visione biofilica si­

gnifica aumentare la velocità

di un sistema già affaticato.

co tra attivazione e recupe­

ro. Come in ogni ecosistema

sano, è l’armonia tra le parti

a generare valore. Ripensare

spazi, ritmi e comunicazione

significa investire nella sa­

lute invisibile dell’azienda. E

oggi, quella salute, è il vero

vantaggio competitivo.

UMANESIMO 5.0

TandC

Integrarla con consapevolezza, invece, permette di:

liberare tempo mentale,

ridurre carichi inutili

restituire spazio al pensiero strategico.

IN PRATICA

COME ATTIVARE LA BIOFILIA OGNI GIORNO

1. PROGETTA PAUSE RIGENERATIVE

Inserisci momenti di decompressione tra attività cogniti­

ve intense. Anche dieci minuti cambiano la qualità delle

decisioni.

2. UMANIZZA I FLUSSI DIGITALI

Riduci messaggi ridondanti, semplifica i canali, privilegia

chiarezza e intenzionalità comunicativa.

3. RIPENSA GLI SPAZI DI LAVORO

Luce, verde, movimento e silenzio non sono comfort, sono

leve strategiche per attenzione e creatività.

Non solo mura. L’architettura

che ridisegna l’esistenza

Quale luogo non ti condiziona? È una domanda che spiazza, ep­

pure basta fermarsi un attimo per accorgersi di quanto ogni

spazio agisca su di noi. La stanza in cui vivi, la luce che entra,

l’aria che circola, il silenzio o il rumore di fondo, la distanza

dal verde, il materiale che tocchi con le mani: nulla è neutro.

Non siamo mai ospiti passivi degli ambienti che abitiamo. Con

essi intratteniamo un dialogo continuo, fisiologico e neuronale,

spesso invisibile alla coscienza. Per decenni la modernità ha

privilegiato cemento, vetro e astrazione; oggi, una nuova con­

sapevolezza rimette al centro la biologia umana e il suo rap­

porto profondo con lo spazio.

e sensibilità progettuale per

trasformare luoghi di lavoro,

scuole, ospedali, hotel e abi­

tazioni in ecosistemi capaci

di nutrire e rigenerare chi li

vive. Non è la fine dell’archi­

tettura contemporanea, ma la

fine del costruire contro na­

tura. È l’inizio di un costruire

che si pone come estensione

della natura stessa.

Non si tratta di aggiungere

una pianta in un angolo o di

ammorbidire l’estetica con

elementi decorativi. Il cam­

biamento è più radicale: pro­

gettare spazi che dialoghino

non solo con l’occhio, ma con

il sistema neurocognitivo. È

questo il cuore dell’Architet­

tura Biofilica, una disciplina

che unisce rigore scientifico

FEBBRAIO 2026

ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

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Alessia

Costarelli

Ceo e Founder di ACK

Service&Design srl

Nata a Foligno il 1° settem­

bre 1984, inizio a studiare

danza a sei anni, disciplina

che mi accompagna ben

oltre il conseguimento di

due lauree in Architettura,

culminate in una tesi speri­

mentale a Dakar. La curio­

sità per il legame tra luogo,

persone, comportamenti ed

emozioni mi ha spinto a fon­

dare ACK Service & Design,

una start-up innovativa che

promuove nuovi modelli

culturali aziendali per mi­

gliorare la qualità della vita.

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

L’architetto biofilico non è

un decoratore di interni. È

un progettista di esperienze

sensoriali e di stati menta­

li. La sua materia prima non

è solo il cemento o il legno,

ma la luce circadiana, l’acu­

stica che attenua il rumore,

le superfici naturali che ri­

ducono lo stress, i colori e

le texture capaci di influen­

zare l’umore. Attraverso la

neuroergonomia, lo studio

dell’interazione tra cervello,

comportamento e ambien­

te, questi principi diventano

Il principio biologico più po­

tente è quello della simbiosi.

Applicato agli spazi colletti­

vi, cambia il concetto stes­

so di comunità. Una scuola

biofilica sostituisce corridoi

sterili con luoghi di incontro

e apprendimento informa­

le. Un centro commerciale

smette di essere una mac­

china per il consumo e di­

L’architettura biofilica non

propone un ritorno nostalgi­

co al passato, ma un futuro

più intelligente e umano. Ri­

corda che siamo esseri bio­

logici prima che consuma­

scelte progettuali concrete.

L’orientamento di una scuo­

la può favorire la luce del

mattino per sostenere l’at­

tenzione degli studenti; un

ufficio può essere pensato

per incoraggiare il movimen­

to e offrire rifugi visivi per la

concentrazione; un ospeda­

le può utilizzare materiali e

cromie che riducono l’ansia

pre-operatoria. In questo ap­

proccio, il bello coincide con

il funzionale: ciò che è piace­

vole alla vista è anche bene­

fico per il cervello.

venta una piazza coperta,

con verde, acqua ed espe­

rienze condivise. In azienda,

gli spazi informali diventano

luoghi di decompressione e

di nascita delle idee, favo­

rendo fiducia e benessere. In

questo senso, l’architettura

agisce come un educatore si­

lenzioso, capace di facilitare

relazioni sane.

tori o lavoratori. Ogni scelta

progettuale diventa un atto

di cura. Probabilmente, oggi,

l’atto più rivoluzionario e ne­

cessario che possiamo com­

piere.

UMANESIMO 5.0

TandC

La produttività non segue una linea retta. È un’onda, un ritmo

che rispecchia i nostri cicli biologici. L’architettura biofilica ri­

conosce e sostiene questi ritmi. In un hotel significa progettare

camere con illuminazione dinamica che accompagna il risve­

glio e protegge il sonno; in un ristorante vuol dire creare mi­

croclimi e livelli di intimità sonora diversi, capaci di accogliere

esigenze differenti; in una casa si traduce nella distinzione tra

spazi vitali e luminosi e zone più intime e protette. Progettare

secondo i ritmi biologici non significa rallentare, ma migliorare

la qualità del tempo vissuto all’interno di uno spazio.

Questa scelta è anche una strategia economica lungimirante.

Gli ambienti biofilici riducono l’assenteismo, aumentano la pro­

duttività, migliorano le performance e il percepito del brand.

Negli hotel, le camere con vista sulla natura generano maggio­

re valore; nelle scuole migliorano l’apprendimento; negli ospe­

dali accelerano la guarigione. I costi di progetto diventano in­

vestimenti sul capitale umano.

L’impresa come

ecosistema umano

Questo non è un esperimento

sociale, ma l’esito consapevo­

le di una scelta imprendito­

riale: la trasformazione dello

spazio di lavoro. Una trasfor­

mazione che, se affrontata

con lucidità, non richiede bu­

dget illimitati. È guidata piut­

tosto dalla capacità dell’im­

prenditore di leggere nei

La biofilia in azienda non è una pianta decorativa né un mura­

les evocativo. È scienza applicata. Un architetto specializzato

in progettazione biofilica non si limita a disegnare layout fun­

zionali, ma costruisce esperienze sensoriali: studia l’ingresso

della luce naturale per sostenere i ritmi circadiani, seleziona

materiali privi di composti organici volatili, progetta percorsi

che invitano al movimento.

bandi a fondo perduto e nelle

agevolazioni per la sostenibi­

lità – promosse da enti bilate­

rali e federazioni di settore –

non un semplice sussidio, ma

il seme da cui far germoglia­

re un nuovo modello di im­

presa. Un ecosistema capace

di rigenerare, ogni giorno, l’e­

nergia umana che lo abita.

ARTICOLO ON LINE

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L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Sandro Rosiglioni

Manager

RH plus

Sandro Rosiglioni, impren­

ditore con oltre 30 anni di

esperienza, è specializzato

nella progettazione e realiz­

zazione di sistemi e tecnolo­

gie per ambienti ad alta com­

plessità nel settore sanitario.

Coordina una rete di impre­

se attiva a livello nazionale

e internazionale, ricopre

ruoli dirigenziali in asso­

ciazioni di rappresentanza

multisettoriali.

È attualmente Presidente di

un ente del Terzo Settore.

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

FEBBRAIO 2026

È il silenzio che genera idee, la calma che genera il fare, come

quando eravamo bambini che dalla noia creavamo i giochi più

creativi. E non parliamo di una stanza giochi ma di un ufficio

nel cuore di una zona industriale, dove la produttività, oggi

proporzionale ai decibel, diventa proporzionale ai respiri pro­

fondi in quel luogo che trasforma la frenesia in calma (il sogno

di tutti) per lavorare meglio.

L’ARCHITETTURA CHE CURA:

VERDE E NEURO-ERGONOMIA

Il tema dei costi, per una PMI, trova risposta nei fondi per la

transizione ecologica degli edifici, spesso gestiti dalle federa­

zioni di settore. L’imprenditore lungimirante non vede solo l’in­

vestimento in fotovoltaico, ma intercetta il bando che ne copre

una parte significativa, trasformando un onere in benessere

diffuso e risparmio energetico.

Lo psicologo organizzativo osserva come luci artificiali, rumori

costanti e ambienti anonimi attivino uno stato di allerta con­

tinua, consumando risorse mentali. Inserire viste sul verde,

texture naturali, suoni distensivi non è un vezzo estetico, ma

uno strumento concreto per ridurre il cortisolo e favorire la

concentrazione. Anche qui, i fondi per il welfare aziendale e il

benessere organizzativo – spesso gestiti in collaborazione con

enti bilaterali – permettono di sostenere interventi che incido­

no direttamente su produttività e riduzione del rischio.

Esperti di comunicazione e semiotica traducono l’investimento

fisico e culturale in una narrazione identitaria forte. L’azienda

diventa “habitat per talenti”, “ecosistema responsabile”. Que­

sta identità attrae clienti sensibili ai temi ESG, istituzioni e

nuove generazioni di professionisti.

Una biologa dell’ambiente di

lavoro analizza l’aria di un

open space: concentrazioni

elevate di anidride carbonica

riducono sensibilmente le ca­

pacità cognitive. La soluzione

non è aprire una finestra sul

traffico, ma installare siste­

mi di ventilazione meccanica

controllata con recupero di

calore. Interventi resi acces­

La sociologia legge l’azienda

come un organismo vivente,

dove le relazioni svolgono la

funzione di un sistema circo­

latorio. Spazi di aggregazione

informale, mense sane, orti

aziendali non sono benefit ac­

cessori, ma organi vitali che

alimentano fiducia e coesione.

TandC

UMANESIMO 5.0

sibili dalle agevolazioni per

l’efficientamento degli immo­

bili produttivi, spesso accom­

pagnate da sportelli dedicati

degli enti bilaterali, che aiu­

tano le imprese a orientarsi

nella complessità burocrati­

ca. Il principio biologico di­

venta così vantaggio competi­

tivo: maggiore lucidità, meno

assenze, decisioni più chiare.

Le federazioni di categoria pro­

muovono bandi specifici per la

rigenerazione degli spazi co­

muni e dei servizi alla comu­

nità aziendale. Chi vi partecipa

non costruisce una semplice

area relax, ma prepara il terre­

no per un’innovazione autenti­

camente collaborativa.

LA SOSTENIBILITÀ È,

FINALMENTE, UMANA

BIOLOGIA AL LAVORO: ARIA, LUCE, RITMO

SOCIALITÀ: DALL’INDIVIDUO ALL’ORGANISMO

PSICHE E SPAZIO: DALL’ANSIA AL FOCUS

RACCONTARE L’ECOSISTEMA:

COMUNICARE È VALORE

Commercialista e CFO com­

pletano il quadro: gli investi­

menti in wellbeing e sosteni­

bilità aumentano il valore del

brand, riducono il turnover e

aprono l’accesso a finanzia­

menti agevolati.

La vera rivoluzione verde

non è fatta solo di pannelli

solari e raccolta differenziata.

È una rivoluzione silenziosa,

centrata sul benessere e sul­

la chiarezza del pensiero. Ri­

generare spazi e ritmi non è

una spesa, ma la costruzione

dell’unico vantaggio compe­

titivo non replicabile: un eco­

sistema umano in cui le per­

sone prosperano. Ed è lì che

l’impresa ritrova il suo slan­

cio vitale più autentico, capa­

ce di durare nel tempo.

Trova

il tuo ritmo

Ritmi invisibili ma potentissimi attraversano la nostra vita: il

battito del cuore, il respiro, l’alternarsi del giorno e della notte,

le stagioni che cambiano. Dentro ciascuno di noi opera un vero

e proprio orologio interno, un sistema biologico che regola fun­

zioni essenziali come il sonno, la produzione ormonale, l’atten­

zione e l’energia. Quando questo equilibrio è rispettato, il corpo

e la mente collaborano in modo armonioso; quando viene igno­

rato o forzato, emergono stanchezza, disorientamento e males­

sere. Comprendere i ritmi circadiani significa, oggi più che mai,

ripensare il nostro rapporto con il tempo e con il lavoro.

La nostra vita è scandita da

ritmi: il battito del cuore, il

respiro che sale e scende,

le stagioni che si alternano,

il ciclo sonno-veglia che re­

gola le ore di riposo e di at­

tività. Dentro ognuno di noi

esiste cioè un vero e proprio

“orologio interno”, un siste­

ma biologico che coordina gli

equilibri fisiologici e consente

Quando riusciamo a trovare il nostro ritmo, la vita sembra flui­

re con maggiore naturalezza. I nostri impegni quotidiani, siano

essi di lavoro, di cura della famiglia o di relazione con gli altri,

si intrecciano in un tessuto che non ci schiaccia, ma che, al con­

trario, ci sostiene.

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ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Trinca

Maria Luisa

Nata a Roma il 14 aprile

1961. Dopo una laurea in

Scienze Biologiche e un di­

ploma in counseling con

indirizzo gestaltico rela­

zionale, ho scoperto come

la biologia si integri con la

personalità in una visione

olistica dell’individuo. L’epi­

genetica e le neuroscienze

hanno unito le mie passioni.

Il legame tra corpo e mente

è legato alla percezione alla

consapevolezza del sé, fino

alla valutazione delle pro­

prie risorse e capacità. Oggi

mi occupo di sicurezza sul

lavoro, concentrandomi sui

rischi psicosociali correlati

allo stress.

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

FEBBRAIO 2026

all’organismo di funzionare

in modo armonioso. È la me­

raviglia dei ritmi circadiani,

meccanismi che ottimizzano

il nostro adattamento alle

variazioni quotidiane dell’am­

biente e regolano funzioni

essenziali come il sonno, la

produzione di ormoni, l’attivi­

tà cerebrale e la temperatura

corporea.

Il nostro corpo è in equilibrio, l’omeostasi, ovvero la capacità di

mantenere le condizioni interne stabili, funziona come un’orche­

stra ben accordata e non percepiamo quel senso di pressione co­

stante che porta all’affaticamento e alla frustrazione. In questo

stato di equilibrio siamo più presenti, più consapevoli di ciò che

stiamo facendo e del perché lo facciamo. Le nostre funzioni co­

gnitive sono lucide, la memoria e la concentrazione migliorano,

la nostra capacità di relazionarci cresce.

In una società sana, questa consapevolezza dovrebbe plasmare

anche il modo in cui organizziamo il lavoro. Non esiste uno stan­

dard di “tempi giusti” valido per tutti: ognuno di noi ha un proprio

ritmo, un proprio cronotipo influenzato dalla genetica, dallo stile di

vita, dalle esperienze e dai valori personali. Alcuni sono più atti­

vi al mattino, altri trovano la loro energia alla sera; alcuni hanno

bisogno di momenti di silenzio e lentezza, altri di stimoli continui.

Rispettare queste differenze non è un capriccio, ma un modo per

costruire ambienti di lavoro più umani, che valorizzano la produtti­

vità senza sacrificare il benessere. (Martin William “Marty”. Circa­

dian Rhythms and the Future of Work. AACSB, 13 February 2023).

In quel ritmo, dove l’essere umano non è più strumento di

un’agenda esterna, ma protagonista del proprio tempo, la no­

stra esistenza ritrova armonia, leggerezza e senso profondo. E

da lì, ogni giorno, possiamo dare il meglio di noi stessi.

La ricerca scientifica mostra

chiaramente che quando i rit­

mi biologici vengono disturba­

ti, ad esempio a causa di turni

di lavoro sproporzionati o di

sonno irregolare, si manife­

stano effetti negativi sia fisici

che psicologici. Lavorare in

disallineamento con i propri

orologi interni è stato asso­

ciato a disturbi del sonno, af­

faticamento cronico, riduzione

dell’attenzione e alterazioni fi­

siologiche nella secrezione di

ormoni chiave come cortisolo

e melatonina, con potenziali

ricadute sulla salute mentale

e fisica. Quando il ritmo della

nostra vita quotidiana si allon­

tana da uno stato di benesse­

re, possiamo sentirci in affan­

Trovare il proprio ritmo si­

gnifica, quindi, sintonizzarsi

sui bisogni del corpo, onora­

re i cicli naturali del riposo

e dell’attività e non ignorare

quei momenti in cui siamo

no o, all’altro estremo, apatici.

Il corpo inizia a perdere i suoi

riferimenti, attiva le risposte

tipiche dello stato di stress

intenso oppure manifesta un

malessere sottile e persisten­

te, che erode la vitalità. Non è

un caso che condizioni come

burnout o disturbi del sonno

siano descritte in letteratura

come disordini che coinvol­

gono anche la desincronizza­

zione dei ritmi circadiani, con

impatti diretti sulla salute fi­

sica e psichica. (Ungurianu A,

Marina V. The Biological Clock

Influenced by Burnout, Hor­

monal Dysregulation and Cir­

cadian Misalignment: A Syste­

matic Review. Clocks Sleep.

2025 Nov 3;7(4):63).

stanchi o sovraccarichi, fisi­

camente o mentalmente. Ciò

significa anche dare più spa­

zio alla creatività, alla cura

delle relazioni e al recupero

psicofisico.

TandC

UMANESIMO 5.0

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ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

FEBBRAIO 2026

Memoria e narrazione:

l’evoluzione

Giuseppina

Melino

Social Media Marketer

Cosmica Digital Marketing

Social Media Marketer.

Esperta in analisi strategi­

ca, creazione di piani edito­

riali e sviluppo di contenuti

digitali. Specializzata in

analisi del cliente, competi­

tor, copywriting, montaggio

video e grafica per i social.

Supporto i clienti nel rag­

giungimento dei loro obiet­

tivi

attraverso

l’ascolto

attivo, la curiosità e la cre­

atività.

La memoria a volte si manifesta senza preavviso. Un pranzo in

una trattoria antica, una conversazione familiare, una passeg­

giata tra palazzi storici. È accaduto a Cuneo, parlando di infan­

zia e ritrovamenti inattesi con alcuni cugini durante un pranzo:

lettere e cartoline scritte nel secolo scorso, riemerse dal si­

lenzio del tempo. Oggetti fragili e potentissimi, capaci di atti­

vare connessioni profonde. In quel momento ho compreso che

la memoria non è solo ciò che ricordiamo, ma il modo in cui

scegliamo di raccontarlo, conservarlo e trasmetterlo. E oggi,

in un’epoca che corre dall’analogico all’intelligenza artificiale,

quale forma prenderà?

Usciti dalla trattoria, la pas­

seggiata nella zona pedonale

di Cuneo ha ampliato la ri­

flessione. Palazzi storici af­

facciati su un corso elegante,

attraversato da due passaggi

speculari che si inoltrano sot­

to la superficie della città. È

lì che la memoria ha assunto

La memoria funziona così. Si stratifica. Vive negli oggetti, nei

luoghi, nelle parole tramandate. Ma soprattutto vive nella nar­

razione. Dall’inizio della civiltà, l’essere umano ha cercato di

fissare ciò che conta: prima con i geroglifici, poi con il raccon­

to orale intorno al fuoco. Nel primo caso, l’intento era fermare

un’emozione, un evento, un potere. Nel secondo, la memoria di­

ventava fluida, adattiva, capace di arricchirsi attraverso il nar­

ratore e la comunità.

una dimensione quasi fisica.

Quelle cantine, oggi silenzio­

se, durante la Prima guer­

ra mondiale erano luoghi di

cura improvvisati. Un prozio,

gravemente ferito, vi fu rico­

verato e assistito. La storia

non era più distante: era sot­

to i nostri piedi.

UMANESIMO 5.0

La musica rappresenta forse la forma più complessa di memo­

ria. Ascoltando un programma tv sul Cantico dei Cantici, ho ri­

flettuto su come uno spartito, se copiato fedelmente, produca

sempre la stessa sinfonia. È una memoria apparentemente im­

mutabile, eppure affidata all’interpretazione umana. La musica

conserva, ma allo stesso tempo attraversa i secoli cambiando

contesto, significato, ascoltatore.

La memoria digitale è teoricamente infinita, ma estremamente

fragile. Dipende da supporti tecnologici, da formati, da infrastrut­

ture. A differenza delle incisioni rupestri o dei manoscritti, non

sappiamo se sarà in grado di resistere ai millenni. Eppure stiamo

affidando a essa archivi, identità, storie personali e collettive.

L’intelligenza artificiale introduce un ulteriore livello di complessi­

tà. Non conserva solo dati, ma li rielabora, li sintetizza, li interpre­

ta. La memoria diventa dinamica, predittiva. Non è più solo archi­

vio, ma costruzione di senso. Questo rende urgente una riflessione

su come stia cambiando la forma della memoria e della narrazione.

Forse la risposta non sta nel rifiuto della tecnologia, ma nel re­

cupero della consapevolezza. La memoria non è mai stata neu­

tra. È sempre stata una scelta, un atto di cura, una responsabi­

lità collettiva. Come i primi ominidi che hanno lasciato tracce

per essere riconosciuti, anche oggi siamo chiamati a decidere

cosa merita di attraversare il tempo.

Nel frattempo, ci siamo promessi una domenica tra vecchie

scatole di cartoline in bianco e nero e lettere scritte a mano

ritrovate nella cantina dei miei suoceri. Un modo analogico,

nostalgico e polveroso di ricordare, di cercare connessioni tra

vecchie immagini e francobolli. Per il resto si vedrà.

Esistono tentativi di resisten­

za. Le banche dei semi anti­

chi, i carotaggi nel ghiaccio, la

conservazione dei reperti bio­

logici e culturali sono esempi

concreti di una memoria che

Non esistono forme miglio­

ri o peggiori. Esiste una ci­

viltà in cambiamento che si

adatta all’evoluzione. Esiste

la possibilità di creare nuove

forme che implementano nuo­

ve opportunità di racconto e

Custodire

la

memoria,

nel

presente,

significa

rallenta­

re. Ascoltare. Dare valore alle

lettere ritrovate, ai racconti di

famiglia, ai luoghi che parlano

sottovoce. Significa integrare

Oggi, però, la civiltà evolve a

una velocità inedita. In meno

di trent’anni siamo passati

dalla macchina da scrivere

meccanica all’intelligenza ar­

tificiale. Questo salto pone una

TandC

domanda radicale: come cam­

bierà la forma della memoria?

Può ancora essere fedele alla

realtà? O la realtà stessa di­

venterà una versione rielabo­

rata, filtrata, riscritta?

vuole sopravvivere al tempo

e al cambiamento climatico.

Sono gesti profondamente

culturali: scegliere cosa sal­

vare significa scegliere cosa

raccontare al futuro.

interazione. Non sempre l’e­

voluzione digitale è al passo

con l’evoluzione del nostro

cervello e della nostra consa­

pevolezza e proprio in questa

fessura si genera questa affa­

scinante opportunità.

l’innovazione senza perdere il

senso dell’origine. Perché ciò

che resterà di noi non sarà solo

ciò che avremo prodotto, ma ciò

che avremo saputo ricordare —

e come lo avremo raccontato.

Legame tra essere umano e animale.

Panoramica neurofisiologica:

dalla quotidianità alla perdita

Il legame che l’essere umano ha con gli animali d’affezione è

unico, in questo articolo vi accompagnerò in un viaggio delica­

to, passando dalla quotidianità al lutto legato alla perdita di un

compagno di vita.

Avere la possibilità di condi­

videre un pezzo di vita con un

animale è un privilegio unico.

Il legame che si crea con i no­

stri amici a quattro zampe va

oltre i confini del corpo e del­

la razionalità. Questo è con­

fermato non solo dal punto di

vista spirituale ma in un certo

senso noi umani subiamo una

vera e propria fascinazione

quado vediamo i nostri pet.

Una ricerca dell’università

di Azabu, Giappone, pubbli­

cata sulla rivista “science” ci

racconta come, dal punto di

vista neuroscientifico, questo

legame abbia radici ben più

primitive e profonde nel no­

stro cervello. Infatti, quando

vediamo il nostro animale il

cervello rilascia ossitocina,

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L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Beatrice Airaldi, classe 2001,

cresce guidata da una pro­

fonda empatia, uno sguardo

attento e una curiosità viva­

ce. Il teatro la conquista pre­

sto: si diploma all’Accademia

Mario Brusa di Torino, dove

impara a osservare il mondo

e le persone con sensibilità

artistica. Ma il suo percor­

so non si ferma qui. Mossa

dall’amore per gli animali, si

specializza come tecnico ve­

terinario con ABIVET, unen­

do così scienza e passione.

Oggi Beatrice è ponte tra

emozioni e competenze, tra

palcoscenico e clinica, sem­

pre pronta a scoprire nuove

storie e a prendersi cura di

chi le sta accanto.

FEBBRAIO 2026

Beatrice Airaldi

Tecnico Veterinario

mentre l’ormone ADH (Va­

sopressina) si riduce. Che

effetto hanno questi ormoni

sul nostro cervello? La va­

sopressina è anche chiamata

ormone antidiuretico, respon­

sabile sia della regolazione

dei liquidi nel corpo mentre

a livello neurofisiologico in­

vece aumenta la vigilanza, lo

stress e l’aggressività. Inte­

ragire con i nostri pet, invece,

sortisce l’effetto opposto: con

l’aumento dell’ossitocina ab­

biamo: più connessione con

l’altro (sia questo umano o

animale) rilascio dello stress,

riduzione

dell’aggressività.

Per la somma di queste fun­

zioni l’ossitocina viene comu­

nemente chiamata “l’ormone

dell’amore”.

UMANESIMO 5.0

Quando i nostri compagni di vita si ammalano, o semplicemen­

te diventano anziani il nostro pensiero spesso viaggia verso il

futuro, il punto di rottura tra la quotidianità e il vuoto che la­

sceranno dopo la loro dipartita. Nel mio lavoro vedo tanti pro­

prietari che si trovano a dover compiere la scelta, nell’interes­

se della dignità e del rispetto della sofferenza altrui, di dover

porre fine alla dei propri compagni e per quanto non sia una

scelta semplice noi possiamo renderla più “accettabile” e meno

stressante per loro.

Le attività consigliate: spesso prima dell’eutanasia si passa

il tempo in uno stato di angoscia e per quanto non sia facile

cercare di allontanare temporaneamente queste emozioni ci

dobbiamo ricordare che i nostri pet sono in grado di recepire

benissimo che emozioni sentiamo; quindi, il consiglio che mi

sento di darvi è: fate attività che piacciono assieme al vostro

pet, se avete la possibilità di programmare l’eutanasia prepa­

rate un piccolo piano delle cose da fare. Ovviamente compati­

bilmente con le possibilità del nostro animale: passate tempo

insieme, magari facendo una passeggiata, godetevi un film in

loro compagnia, preparategli il loro cibo preferito.

Tips: è stato dimostrato come l’ultimo senso a spegnersi sia

l’udito; quindi, parlare al vostro animale lo tranquillizzerà an­

che in questa ultima fase della sua vita.

Il luogo: l’eutanasia può esse­

re praticata sia in clinica sia a

casa, la differenza risiede nel­

lo stress che l’animale pro­

va. Andando in clinica i nostri

animali riconoscono, grazie

all’organo vomero-nasale, i

Il momento è arrivato: cerca­

te di mettervi d’accordo con il

vostro veterinario, se potete

farvi dare il numero di telefono

chiedete se possono chiamarvi

al loro arrivo presso la vostra

casa, evitando di bussare alla

porta o di suonare il campa­

nello il vostro animale non si

agiterà. Luci soffuse e voce

Il mio animale soffrirà con la

puntura? No, il farmaco uti­

lizzato per l’eutanasia ha un

triplice effetto sul sistema

nervoso: anestesia genera­

TandC

feromoni presenti nel luogo,

spesso associati a situazioni

di dolore, stress e paura. A

casa ovviamente tutto questo

è escluso in quanto gli odo­

ri presenti sono rassicuranti

per i nostri pet.

pacata. Gli animali sono molto

bravi a restare calmi se noi gli

trasmettiamo sicurezza, come

fare? Parlando con un tono

di voce rilassato e rendendo

l’ambiente confortevole con

delle luci soffuse il nostro pet

sarà più propenso ad essere

rilassato, vivendo senza stress

anche questo avvenimento.

le, miorilassamento di tutti i

muscoli e analgesico. Questo

permetterà all’animale di ad­

dormentarsi senza provare

dolore.

NUOVI APPROCCI, NUOVI LINGUAGGI

Cultura

e comunicazione

La cultura annoia… o annoia il linguaggio? La cultura non è no­

iosa di per sé. Diventa distante, talvolta respingente, quando

viene raccontata con linguaggi che non parlano più al presente.

Comunicare la cultura oggi significa affrontare una sfida preci­

sa: mantenere la complessità senza perdere chiarezza, preser­

vare il valore dei contenuti senza renderli esclusivi. In un mon­

do permeato dal digitale, la cultura ha bisogno di nuovi codici

narrativi per tornare a essere vissuta, attraversata e sentita

come parte della quotidianità delle persone.

FRAME RUNNER

invisibilità. Oggi la comuni­

cazione culturale non può

prescindere dall’ascolto dei

pubblici, dai loro comporta­

menti, dalle piattaforme che

frequentano e dai modi in cui

costruiscono significato.

Cultura e comunicazione sono

sempre profondamente in­

trecciate. La cultura esiste

perché viene trasmessa, con­

divisa e reinterpretata. Ogni

epoca ha i suoi linguaggi e

ignorarli significa rischiare

Raccontare la cultura in modo semplice non significa banaliz­

zarla. Richiede anzi un lavoro ancora più accurato: selezionare,

tradurre e costruire percorsi narrativi che consentano di entrare

nei contenuti senza sentirsi esclusi. La semplicità è una conqui­

sta, non una scorciatoia. È il risultato di un progetto che tiene

insieme rigore, empatia e visione.

FEBBRAIO 2026

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

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Cristina Cerasi

SEO Copywriter

Cosmica Digital Marketing

SEO Copywriter dal 2015

e componente del gruppo

Cosmica Digital Marketing,

collettivo di professionisti

dalle competenze poliedri­

che. Laureata in Beni Cul­

turali ed esperta d’Abruzzo,

collabora anche a progetti

di promozione, sviluppo e

riqualificazione territoriale,

sempre con lo sguardo volto

al digitale e all’innovazione.

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