CONSULTANT BOOK
UMANESIMO 5.0
CONSAPEVOLEZZA
DEI TEMPI E DEI RITMI
UMANESIMO 5.0
A CIASCUNO IL SUO.
SPAZIO DA VIVERE.
RE-infodemia
dell’ECOSISTEMA DIGITALE
UMANESIMO 5.0
LA LENTEZZA CHE CI SALVA
Tutti i diritti riservati. Il contenuto è di proprietà esclusiva ed è vietata qualsiasi forma di utilizzo, riproduzione, distribuzione o
modifica, totale o parziale, senza il preventivo consenso scritto.
I singoli articoli sono disponibili sul sito www.tandc.it.
N.13
Anno II
Gennaio
2026
TandC
UMANESIMO 5.0
DAI DATI ALLE DECISIONI
ERP DEMATERIAL
ECOSISTEMA DIGITALE
IL VALORE DELLE CONNESSIONI
UMANESIMO 5.0
ERP Dematerial è una piattaforma progettata per ottimizzare i flussi di lavoro attraverso un vero
e proprio ecosistema digitale. Il nostro obiettivo è quello di facilitare la collaborazione e le con
nessioni tra professionisti attraverso il supporto nella gestione di documenti, pratiche e progetti.
All’interno della piattaforma, vengono utilizzati modelli e prodotti informatici che integrano l’uti
lizzo di tecnologie all’avanguardia come l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning, alle quali
viene affiancato l’intelletto umano e la sua capacità di analizzare i dati e di trasformarli in soluzio
ni concrete e applicabili.
Ogni componente di questo sistema lavora in modo sinergico per permettere alle aziende di otti
mizzare i propri processi e di diventare più efficienti e competitive. Infatti, la forza dell’ecosistema
digitale si trova proprio nell’unione tra intelletto umano e innovazione tecnologica, due fattori che
si incontrano per dare forma al futuro, ponendosi non come elementi opposti ma complementari.
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L’ECOSISTEMA DIGITALE:
QUANTO POSSIAMO ESSERE LENTI?
Il fattore tempo è diventato una discriminan
te importantissima, che oggi regola la nostra
vita, in tutti gli aspetti esistenziali. Lavoro,
vita privata, scuola, hobby, sono condizionati
dall’effetto delle decisioni che prendiamo ed il
tempo rimane sempre la risorsa più preziosa,
insostituibile.
Con queste consapevolezze, spesso sottova
lutate, affrontiamo la quotidianità, distribuen
do le forze nell’impiego di ciò che pensiamo
possiamo controllare e spesso non riusciamo
a controllare nulla. È, rimane una percezione,
rispetto ad un valore che ogni singolo indivi
duo dà, a quello in cui si impegna a fare per
le varie attività di una nostra giornata di vita.
L’unico modo per garantirci del tempo è la co
noscenza, il sapere, la capacità di prevedere
cosa ci riserva il futuro in maniera tale da con
trollare le azioni che ci permettano di diversi
ficare le attività.
Solo in questo caso possiamo essere lenti e
nemmeno tanto, perché rimane sempre una
percezione. Conoscere già cosa ci riserverà
il futuro è la vera chiave per migliorare le no
stre attività. Nella realtà, la vita accelera fino
a far quasi sparire la cognizione del tempo,
perché bisogna fare tutto adesso, immediata
mente.
La velocità (o la lentezza) è diventata la misu
ra del successo perché fare una pausa, riman
dare, fermarsi, vuol dire perdere un’opportu
nità e dare un vantaggio alla concorrenza.
Abbiamo sempre più bisogno di computer più
veloci, reti e connessioni più veloci, notizie e
comunicazioni più veloci, scambi e consegne
più veloci, fino a pensare che dobbiamo avere
una mente più veloce e che tutto lo deve esse
re, fino a diventare quasi un culto.
La storia ce lo insegna. L’evoluzione dell’uomo
è sempre stata legata al fenomeno della mo
dernizzazione dei sistemi e dei processi, che
hanno determinato, nel superamento della
lentezza, il valore da proporre come elemento
di distinzione, perché la misura dell’efficienza
è data dalla capacità di massimizzare e ve
locizzare la produzione, anche, e nono solo,
attraverso la programmazione del comporta
mento umano.
Nel tempo, il superamento delle tecnologie,
dalle meccaniche alle elettroniche sino ad
arrivare alle più moderne, legate ai sistemi
quantistici, permettono di determinare mag
giori fattori di conoscenza e sapere, da utiliz
zare per prendere decisioni con meno lentez
za, in quanto le informazioni sono passate dal
viaggiare dalla lentezza dell’uomo al viaggiare
vertiginosamente su infrastrutture tecnologiche
sempre più complesse, che si riflettono di conse
guenza sul nostro modo di vivere.
Connessi 24h al giorno, 7/7 e 365 giorni l’anno,
ci affanniamo per cercare di tenere il passo e
stranamente, più andiamo veloci, meno tempo
abbiamo e restiamo sempre più indietro, con la
vita che accelera e lo stress e l’ansia aumenta
no.
Dalla politica alla scienza, illustri ed esimi perso
naggi, nel tempo si sono espressi sul vantaggio
della modernizzazione tecnologica, che avrebbe
permesso di lavorare di meno, per avere più
tempo e soldi per noi.
Tutto ciò rappresenta un grande paradosso.
La proposta di costruire un Ecosistema Digitale,
ha il mero fine di utilizzare le tecnologie digitali,
per favorire la crescita dell’umanesimo all’in
terno di un sistema che si fonda su valori non
distorti in maniera tale che l’uomo diventi sem
pre di più padrone del proprio tempo traendo
vantaggio dalla predittività delle informazioni e
dalla sommatoria delle competenze a livello sia
individuale sia collettivo per riflettere un cam
biamento fondamentale del valore sociale del
tempo libero favorendo consapevolmente la dif
fusione di sostenibilità, comunità, cooperazione,
lentezza.
L’impatto della velocità è evidente e siamo os
sessionati dalla rapidità che oggi rasenta l’as
surdo. Ma la velocità ha dei limiti e tutto questo
non si può fare in fretta e ci vorrà il tempo che
troppe persone oggi pensano di non avere.
L’unico bene che non può essere recuperato è il
tempo.
Non ha prezzo e viene spesso sottovalutato.
“Questo è il potere delle persone”.
SEMPRE AVANTI…
ANGELO MURACA
CEO e Founder
di Tecnologie e Consulenze SRLS
Consulente finanziario
Docente e formatore in ambito
dematerializzazione cartacea e firma digitale
Membro CTS della FIS
con delega alla finanza
COPERTINA
IL RITMO SEGRETO DELL’EQUILIBRIO
di Maria Luisa Trinca, Biologa e Counselor relazionale
LUCE, COLORE E SALUTE
di Tiziana Trento, Cromopuntrice
INDICE
LA LENTEZZA CHE CI SALVA
di Giuseppina Melino, Cosmica Digital Marketing
ECOSISTEMA DIGITALE
ECOSISTEMA DIGITALE
CONSULTANT BOOK
DELL’ECOSISTEMA DIGITALE
Anno II - N.13
Edizione Gennaio 2026
RE-infodemia
UMANESIMO 5.0
UMANESIMO 5.0
DAI DATI ALLE DECISIONI
di Simone Ferrari, Architetto-Project Manager CFA
TECNICO VETERINARIO NEL MONDO
di Beatrice Airaldi, Tecnico Veterinario
CULTURA DELLA LENTEZZA LUCIDA
di Barbara Lattanzi e Vittorio Balbi
LA FORZA DELLA LENTEZZA
di Tiziana Barone, Marketing Analyst
CONSAPEVOLEZZA DEI TEMPI E DEI RITMI
di Maurizio Bottino, Consulente
A CIASCUNO IL SUO. SPAZIO DA VIVERE.
di Alessia Costarelli, Service&Design srl
LENTEZZA COME ARTE DELLA PROFONDITÀ
di Sandro Rosiglioni, RH plus
QUANDO RALLENTARE DIVENTA STRATEGIA
di Roberta Martinelli, Digital Marketing
IL
IL
IL
Dai Dati alle Decisioni:
La Forza Operativa del BIM 4D
Per CFA General Contractor, l’innovazione nel settore del
le costruzioni non consiste nell’adottare tecnologie isolate,
ma nello strutturare un metodo capace di governare la com
plessità. Nel tempo, CFA ha sviluppato un approccio digitale
in cui il BIM non si limita alla rappresentazione, ma diventa
un sistema attivo di coordinamento, controllo e supporto alle
decisioni. Oggi questo metodo evolve ulteriormente attraverso
l’utilizzo sistematico del BIM 4D, che introduce il tempo come
dimensione centrale del modello digitale. Integrando geome
tria, pianificazione e logica costruttiva in un unico ambiente,
CFA trasforma la pianificazione in un processo dinamico, com
prensibile e misurabile. Mentre gran parte del settore affronta
ancora il 4D in modo superficiale, CFA lo utilizza come stru
mento strategico per comprendere, gestire e comunicare come
un progetto prende realmente forma.
Il BIM 4D aggiunge una di
mensione
fondamentale
ai
modelli digitali tradizionali:
il tempo. Ogni attività di co
struzione viene collegata a
specifici elementi fisici dell’e
dificio, creando una relazione
strutturata tra ciò che viene
costruito, quando viene co
struito e come viene costru
ito. Questo collegamento va
ben oltre la semplice visualiz
zazione. Dà origine a una logi
ca digitale del cantiere in cui
architettura, strutture, opere
civili, impianti e sistemi spe
cialistici convivono all’interno
dello stesso quadro tempo
rale. Invece di trattare le di
scipline come flussi separati,
il 4D consente di analizzare
tutte le lavorazioni insieme,
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L’ECOSISTEMA
DIGITALE
GENNAIO 2026
lungo una timeline condivisa.
Scavi, strutture, involucri, im
pianti e finiture non vengono
più pianificati in modo isolato.
Le loro interazioni diventano
visibili, confrontabili e verifi
cabili. Questo ambiente unifi
cato rappresenta il primo luo
go in cui la reale fattibilità di
una sequenza costruttiva può
essere valutata, molto prima
dell’avvio del cantiere.
Nato a Brescia il 18 dicem
bre 1973, Simone Ferrari è
un architetto e project ma
nager con esperienza nello
sviluppo urbano, BIM e ge
stione di progetti su larga
scala. Laureato in Architet
tura al Politecnico di Mila
no, ha approfondito il desi
gn sostenibile in Ecuador.
Dopo
collaborazioni
con
Gregotti Associati, oggi gui
da CFA General Contractor,
integrando innovazione e
digitale nei processi edilizi,
rendendo l’azienda un rife
rimento nel settore.
Simone Ferrari
Architetto-Project manager
CFA General Contractor
1. OLTRE I CRONOPROGRAMMI:
COSA SIGNIFICA DAVVERO IL 4D
Uno degli aspetti più potenti
del 4D risiede nella sua ca
pacità di comunicare l’avan
zamento in modo visivo. Gli
elementi costruttivi possono
essere associati a diversi sta
ti in base alla loro condizione:
pianificati, in corso, comple
tati, in ritardo o revisionati.
Attraverso regole di aspetto
strutturate, il modello evolve
visivamente con l’avanzare
del progetto. Questo consen
te ai team di leggere l’avan
zamento in modo immedia
to, senza dover interpretare
tabelle o report. È l’edificio
stesso a diventare una da
shboard. Le variazioni di
sequenza, i ritardi o le acce
lerazioni si riflettono diretta
mente nel modello, offrendo
una comprensione immediata
della situazione del progetto.
La differenziazione visiva può
essere applicata per fase, di
sciplina, area o stato di ese
cuzione, trasformando data
set complessi in informazioni
intuitive e leggibili sia per i
team tecnici sia per gli sta
keholder non tecnici.
UMANESIMO 5.0
Uno degli aspetti più sottovalutati del 4D è la sua capacità di
rendere comprensibile il processo costruttivo anche a chi non è
uno specialista. I cronoprogrammi tradizionali contengono spes
so migliaia di attività espresse attraverso codici, date e dipen
denze difficili da interpretare persino per i professionisti, e quasi
incomprensibili per i clienti. Collegando direttamente queste at
tività al modello digitale, il 4D traduce la logica del programma
in un linguaggio visivo. Il cliente non è più chiamato a interpre
tare un diagramma di Gantt, ma può vedere, in ogni momento,
cosa sta accadendo in cantiere, cosa è stato completato, cosa è
in corso e cosa avverrà successivamente. La sequenza costrut
tiva diventa tangibile: muri, strutture, impianti e finiture compa
iono nel tempo, rivelando il significato reale di migliaia di attivi
tà pianificate. Questa chiarezza visiva trasforma il reporting da
documentazione astratta a comprensione diretta, permettendo
ai clienti di seguire l’evoluzione del proprio progetto con fiducia,
trasparenza e piena consapevolezza del processo costruttivo.
Un ambiente 4D maturo si
basa su relazioni strutturate.
Le attività non vengono col
legate solo agli elementi del
modello, ma anche a zone,
pacchetti di lavoro, specializ
zazioni e fasi costruttive. Que
sto consente ai team di isolare
o combinare le informazioni in
base agli obiettivi dell’analisi.
Le diverse discipline posso
no essere visualizzate singo
larmente o insieme, renden
do possibile valutare se più
lavorazioni possano essere
eseguite contemporaneamen
te nello stesso spazio e nello
stesso intervallo temporale. I
conflitti temporali emergono
in modo chiaro quando due at
tività competono per la stessa
area o quando le ipotesi di se
quenziamento si rivelano irre
alistiche. A differenza del cla
sh detection tradizionale, che
si concentra esclusivamente
sulla geometria, il 4D introdu
ce il concetto di conflitto tem
porale, mettendo in evidenza
TandC
criticità che non nascono dal
la sovrapposizione fisica degli
elementi, ma dalla collisione
delle attività nel tempo. Que
sta capacità trasforma il mo
dello in un vero laboratorio di
pianificazione, in cui le ipotesi
possono essere testate in si
curezza e la logica costruttiva
affinata prima che generi ri
tardi reali in cantiere.
2. IL 4D COME PONTE TRA LA COMPLESSITÀ
DEL CANTIERE E LA COMPRENSIONE DEL CLIENTE
3. COLLEGARE DATI, LOGICA E DISCIPLINE
4. LEGGERE
IL PROGETTO ATTRA
VERSO STATI VISIVI E
LOGICHE DI ASPETTO
Sebbene le animazioni rap
presentino spesso l’output
più visibile del 4D, esse co
stituiscono solo una parte
del suo potenziale. I modelli
collegati al tempo consento
no un confronto continuo tra
le sequenze pianificate e l’a
vanzamento reale in cantiere.
Man mano che i dati di ese
cuzione vengono aggiorna
ti, le deviazioni rispetto alla
baseline diventano immedia
tamente evidenti all’interno
dell’ambiente digitale. Oltre
alla visualizzazione, questa
struttura
informativa
sup
porta la generazione di re
port, analisi di avanzamento
e sintesi di stato coerenti con
il modello stesso. Quantità,
percentuali di completamen
to e progressi per fase pos
sono essere estratti in modo
strutturato, riducendo la di
pendenza da documentazione
frammentata. Pianificazione,
monitoraggio e reporting con
vergono così in un’unica fonte
di verità, migliorando affidabi
lità e coerenza lungo l’intero
ciclo di vita del progetto.
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L’ECOSISTEMA
DIGITALE
GENNAIO 2026
5. DALLA SIMULAZIONE AL MONITORAGGIO E AL REPORTING
Poiché tutti gli elementi sono collegati temporalmente, il 4D con
sente di testare scenari alternativi prima che le decisioni venga
no finalizzate. Modifiche alle sequenze, al phasing o all’allocazio
ne delle risorse possono essere simulate e valutate in anticipo.
Le conseguenze di un ritardo, di una variazione progettuale o di
un cambiamento strategico diventano immediatamente visibili, e
non emergono solo a posteriori. Questa capacità predittiva spo
sta la gestione del progetto da un modello reattivo a uno proatti
vo. I rischi vengono individuati prima, le strategie di mitigazione
possono essere valutate in modo oggettivo e le decisioni si ba
sano su evidenze piuttosto che su intuizioni. In questo contesto,
il 4D diventa meno uno strumento di visualizzazione e sempre
più uno strumento di controllo.
La vera forza del 4D non ri
siede nella tecnologia in sé,
ma nella capacità di struttu
rarla, interpretarla e gover
narla. Costruire un ambiente
4D realmente efficace richie
de una profonda conoscenza
dei processi costruttivi, della
logica di sequenziamento e
del coordinamento interdisci
plinare. In assenza di queste
competenze, il sistema ri
mane superficiale. CFA si di
stingue trattando il 4D come
una disciplina operativa. At
traverso metodo, esperienza
e un approccio rigoroso alla
strutturazione dei dati, CFA
trasforma i modelli tempo
rali in strumenti decisionali
capaci di supportare coordi
namento, trasparenza e re
sponsabilità. Clienti e team
di progetto accedono a una
rappresentazione
condivisa
e comprensibile dell’opera, in
cui la complessità non viene
nascosta, ma governata. In
un settore ancora dominato
da pianificazioni frammentate
e da una gestione reattiva, la
padronanza del 4D da parte
di CFA rappresenta un van
taggio competitivo concreto.
Essa riflette una visione della
costruzione in cui i progetti
non vengono solo realizzati,
ma continuamente compresi,
anticipati e governati fin dalle
prime fasi fino alla consegna.
6. TEST DEGLI SCENARI, ANTICIPAZIONE DEI
RISCHI E SUPPORTO ALLE DECISIONI
7. L’ESPERIENZA DI CFA COME VERO ELEMENTO
DIFFERENZIANTE
UMANESIMO 5.0
TandC
Il ritmo segreto
dell’equilibrio
Il nostro organismo è regolato da una complessa rete di equili
bri che lavora costantemente per mantenerci in vita e in salute.
Tra questi sistemi, uno dei più affascinanti e fondamentali è il
sistema nervoso autonomo, che agisce al di fuori della nostra
volontà, come un direttore d’orchestra invisibile che coordi
na le funzioni vitali: respirazione, battito cardiaco, digestione,
temperatura corporea. Questo sistema si divide in due rami
principali, spesso descritti come opposti, ma che in realtà ope
rano in perfetta collaborazione: il sistema simpatico e il siste
ma parasimpatico.
Il simpatico entra in azione
come un allarme d’emergen
za quando percepiamo un
pericolo. Anche se oggi non
dobbiamo più scappare da
predatori nella savana, il no
stro cervello continua a rice
vere stimoli che interpreta
come minacce. Una riunione
importante, una discussione
accesa, il traffico, un conto
da pagare, una relazione che
ci mette in crisi. Il corpo ri
sponde attivando la cosiddet
ta reazione “attacco o fuga”.
In pochi istanti, le ghiandole
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L’ECOSISTEMA
DIGITALE
Trinca
Maria Luisa
Nata a Roma il 14 aprile
1961. Dopo una laurea in
Scienze Biologiche e un di
ploma in counseling con
indirizzo gestaltico rela
zionale, ho scoperto come
la biologia si integri con la
personalità in una visione
olistica dell’individuo. L’epi
genetica e le neuroscienze
hanno unito le mie passioni.
Il legame tra corpo e mente
è legato alla percezione alla
consapevolezza del sé, fino
alla valutazione delle pro
prie risorse e capacità. Oggi
mi occupo di sicurezza sul
lavoro, concentrandomi sui
rischi psicosociali correlati
allo stress.
Membro del Comitato Tecnico
Scientifico della Federazione
Innovazione e Sostenibiltà (FIS)
®
GENNAIO 2026
surrenali iniziano a produr
re adrenalina e cortisolo. Il
cuore accelera, il respiro si
fa più rapido, i muscoli si ten
dono, la digestione si blocca.
Tutto l’organismo si prepara
ad affrontare l’emergenza,
concentrando e energie sulla
sopravvivenza. Per fortuna
ad ogni momento di tensio
ne, segue normalmente un
momento di rilascio. È qui
che entra in scena il sistema
parasimpatico e, in particola
re, uno dei suoi protagonisti
principali: il nervo vago.
In questi casi, il nervo vago perde tono, e l’organismo fatica a ri
trovare il suo equilibrio naturale. Ecco perché la funzione del pa
rasimpatico è vitale. È proprio grazie al suo intervento che pos
siamo sentirci tranquilli, presenti, creativi, capaci di relazionarci
con gli altri e di godere delle piccole cose. La scienza ha dimo
strato che quando il nervo vago è attivo, si attivano anche stati
emotivi di calma, apertura e fiducia. In pratica, è il nostro miglior
alleato per uscire dallo stress e ritrovare benessere.
Fortunatamente, possiamo favorire l’attivazione del nervo vago
attraverso alcune semplici pratiche quotidiane. Respirare lenta
mente e profondamente, in particolare espirando in modo lento e
controllato, è uno dei metodi più efficaci. Anche cantare, emet
tere suoni vocali prolungati (come il canto dei mantra o l’utiliz
zo del suono “OM”) o immergersi nella natura, ricevere o dare
abbracci, fare meditazione o praticare la gratitudine, sono altri
sistemi efficaci che attivano il parasimpatico.
Questo lungo e sofisticato
nervo, che si dirama dal cer
vello e raggiunge cuore, pol
moni, stomaco e intestino, ha
la funzione di riportare l’or
ganismo allo stato di equili
brio, una volta terminata la
reazione allo stress. Quando
il pericolo percepito scom
pare, infatti, il vago rallenta
il battito cardiaco, abbassa
la pressione, stimola la di
gestione, favorisce il sonno
e crea le condizioni fisiolo
giche ideali per il riposo, la
guarigione, la rigenerazione.
In una vita sana, il simpatico
Recenti studi nel campo del
la neurocezionee della teoria
polivagale(Stephen
Porges)
mostrano che il tono vagale
è direttamente legato alla no
stra capacità di sentirci al si
curo nel mondo.
Trovare quotidianamente spa
zi di rallentamento, di ascolto
e di respiro profondo non è
un lusso: è una necessità bio
e il parasimpatico convivo
no in un equilibrio dinamico:
uno attiva, l’altro ripara; uno
accelera, l’altro rallenta. Il
problema nasce quando vi
viamo costantemente in uno
stato di attivazione. Nella so
cietà di oggi, molte persone
restano bloccate per giorni,
settimane, persino anni in
una modalità di “attacco-fu
ga”
cronica,
innescando
meccanismi di logoramen
to che portano a stanchezza
profonda, ansia, disturbi fisi
ci, insonnia, tensioni musco
lari, patologie croniche.
logica. È in quei momenti che
il corpo riprende il suo ritmo
naturale, che la mente si fa
chiara, che il cuore si disten
de. Ed è solo allora che pos
siamo tornare a vivere, an
ziché solo reagire. Perché la
vera forza non sta nel correre
sempre, ma nel saper tornare
a casa, dentro di sé, nel tem
po del corpo e della vita.
TandC
UMANESIMO 5.0
Luce, colore e salute
Mi chiamo Tiziana Trento e fin da bambina ero affascinata da
ciò che la natura offre per sostenere la salute. Con mio padre
andavo nei campi a raccogliere erbe spontanee, osservando
come la luce del mattino trasformasse i colori e rivelasse la vi
talità delle piante. Questi momenti mi insegnarono a “purificare
lo sguardo” e a cogliere la vita in tutte le sue sfumature. Oggi
la luce e il colore non sono solo strumenti scientifici, ma un le
game tra tradizione, memoria e ricerca, un modo per compren
dere l’equilibrio e la vitalità del corpo umano.
Il mio percorso mi ha por
tato a considerare la luce
come informazione biologi
ca: un linguaggio che le cel
lule percepiscono e che può
sostenere l’autoregolazione
e la prevenzione. Il colore,
infatti, non è solo energia vi
sibile, ma vibrazione con una
frequenza precisa che comu
nica informazioni essenziali
all’organismo.
Nel 1997 incontrai Peter Man
del a Milano e seguii la sua
formazione in Cromopuntura,
diventando poi sua assistente
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ARTICOLO ON LINE
L’ECOSISTEMA
DIGITALE
Tiziana Trento
Cromopuntrice
Diplomata nel 1999 in Cro
mopuntura (presso la Eso
getics) e diagnosi Kirlian
secondo Peter Mandel, di
cui è stata assistente e at
tualmente docente. Rifles
sologa
plantare
metodo
Zamboni. Utilizza la biori
sonanza Diacom e i fiori au
straliani secondo Ian White.
GENNAIO 2026
e oggi docente. Mandel aveva
intuito che il corpo umano è
energia in movimento: tessuti
e organi formano un insieme
vibrante, in cui ogni gruppo di
cellule emette una frequen
za propria. Queste frequen
ze possono essere correlate
ai sette colori dello spettro
luminoso: il fegato, ad esem
pio, vibra in risonanza con il
giallo. Il corpo diventa così un
sistema armonico di vibrazio
ni, dove ogni colore indica un
livello specifico di funziona
mento ed equilibrio.
Se la salute dipende anche dalla qualità di questa comunicazio
ne, diventa cruciale comprendere i messaggi trasmessi alle cel
lule. Uno stato di equilibrio corrisponde a un flusso informativo
armonico; uno stato di malattia segnala informazioni disturbate o
incomplete. Il sintomo diventa allora un messaggio da interpre
tare: indica debolezze non riconosciute, adattamenti incompleti o
significati sospesi, finché l’organismo non riesce a integrarli.
Lo strumento principale è la luce cromatica. Applicando un fa
scio di luce di specifico colore su punti cutanei mirati, si comu
nica con l’organismo. La pelle diventa organo sensoriale, ca
pace di ricevere e trasmettere segnali. Le cellule rispondono
allo stimolo luminoso a livello energetico e informativo: la luce
porta un messaggio coerente che le cellule “leggono” e, in ri
sposta, emettono fotoni “riparatori”, favorendo regolazione,
crescita e rigenerazione cellulare.
La salute si declina così non come semplice assenza di malat
tia, ma come risultato di una comunicazione intelligente tra le
parti. Conoscere e rispettare il linguaggio delle cellule diventa
fondamentale per accompagnare l’organismo verso equilibrio e
benessere, valorizzando la capacità innata di autoregolazione.
A confermare questa visione,
gli studi di Fritz-Albert Popp
mostrarono come tutti i si
stemi viventi emettano bio
fotoni, debolissime emissioni
luminose che si propagano
alla velocità della luce. I bio
fotoni sono coinvolti in pro
cessi vitali come metaboli
smo, crescita, rigenerazione
Questo approccio non sosti
tuisce la medicina tradizio
nale, ma la affianca. Il corpo
non è solo un contenitore da
curare, ma un interlocuto
re da ascoltare: attraverso i
suoi segnali, ci invita a una
maggiore consapevolezza di
noi stessi e di come elaboria
mo la nostra esperienza nel
mondo.
Luce e colore sono quindi
strumenti che ci permet
tono di osservare il corpo
come un sistema dinamico,
di ascoltarne i messaggi e
di sostenere il naturale pro
cesso di armonia e vitalità.
e differenziazione cellulare.
Permettono alle cellule di
organizzare le proprie fun
zioni interne e di comunicare
tra loro. In sostanza, i biofo
toni costituiscono un vero e
proprio linguaggio biologico,
essenziale per il manteni
mento dell’ordine e della co
erenza del sistema vivente.
La Cromopuntura nasce pro
prio da questa idea: interve
nire non sul sintomo già ma
nifesto, ma sull’informazione
che lo precede, sul “messag
gio” che genera lo squilibrio.
Se il disturbo deriva da una
disarmonia informativa, agire
sul piano dell’informazione
può aiutare il sistema a ritro
vare il proprio equilibrio.
La tradizione, la scienza e
l’esperienza personale si in
contrano in questo spazio
luminoso, trasformando la
conoscenza in cura consape
vole e in un vero dialogo con
la vita stessa.
TandC
UMANESIMO 5.0
Tecnico veterinario
nel mondo
Nel confronto sul ruolo del tecnico veterinario mi capita spesso
di percepire una certa confusione tra ciò che è una professio
ne sanitaria ordinistica – che oggi in Italia non esiste ancora
per questa figura – e ciò che invece rappresenta il nostro ruolo
reale, quello di supporto tecnico-assistenziale. Chiarire questa
differenza è fondamentale, soprattutto per chi, come me, ha ini
ziato a lavorare nel settore. In altri Paesi europei il tecnico ve
terinario è una professione regolamentata; in Italia, invece, sia
mo inseriti in un sistema in evoluzione, dove competenze, limiti
e prospettive future sono ancora in fase di definizione.
Quando si parla di profes
sione ordinistica, si fa rife
rimento a un modello ben
preciso: riconoscimento giu
ridico formale, iscrizione a
un albo o registro pubblico,
titolo professionale protetto,
codice deontologico vincolan
te e competenze definite per
legge. Nel settore veterinario
italiano, il medico veterinario
incarna pienamente questo
modello. È una professione
sanitaria autonoma, con re
sponsabilità cliniche dirette e
capacità decisionale sul piano
diagnostico e terapeutico.
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ARTICOLO ON LINE
L’ECOSISTEMA
DIGITALE
Beatrice Airaldi, classe 2001,
cresce guidata da una pro
fonda empatia, uno sguardo
attento e una curiosità viva
ce. Il teatro la conquista pre
sto: si diploma all’Accademia
Mario Brusa di Torino, dove
impara a osservare il mondo
e le persone con sensibilità
artistica. Ma il suo percor
so non si ferma qui. Mossa
dall’amore per gli animali, si
specializza come tecnico ve
terinario con ABIVET, unen
do così scienza e passione.
Oggi Beatrice è ponte tra
emozioni e competenze, tra
palcoscenico e clinica, sem
pre pronta a scoprire nuove
storie e a prendersi cura di
chi le sta accanto.
GENNAIO 2026
Beatrice Airaldi
Tecnico Veterinario
Il tecnico veterinario, invece,
vive oggi una realtà diversa.
Il nostro ruolo è quello di figu
ra tecnico-assistenziale, che
lavora a stretto contatto con
il medico veterinario, suppor
tandolo nelle attività cliniche,
organizzative e assistenziali,
senza autonomia clinica e sen
za responsabilità decisionale
sulle cure. Questa distinzione,
che può sembrare teorica, nel
la pratica quotidiana è molto
concreta: definisce cosa pos
siamo fare, fino a dove possia
mo arrivare e quali responsa
bilità possiamo assumerci.
UMANESIMO 5.0
Negli ultimi anni, però, qualcosa sta cambiando. Sono stati in
trodotti strumenti che aiutano a dare forma e dignità al nostro
ruolo, pur senza trasformarlo in una professione ordinistica. La
Norma UNI 11874:2022 è uno di questi. Per me rappresenta un
punto di riferimento importante, perché descrive in modo chia
ro le conoscenze, le abilità, i livelli di autonomia e le respon
sabilità del tecnico veterinario. So bene che non è una legge
e non abilita all’esercizio sanitario, ma offre finalmente un lin
guaggio comune e uno standard tecnico condiviso, utile sia per
chi lavora sia per chi forma.
Guardando fuori dall’Italia, in particolare alla Gran Bretagna,
il confronto è inevitabile. Lì il tecnico veterinario è una figura
regolamentata, con formazione certificata, registrazione obbli
gatoria e competenze ben definite. Non si tratta di un modello
da copiare senza adattamenti, ma di un esempio che dimostra
come questa professione possa crescere senza sovrapporsi al
ruolo del medico veterinario.
Anche il Contratto Collettivo
Nazionale del Lavoro del set
tore veterinario ha un ruolo
rilevante. Non crea una pro
fessione, ma riconosce la fi
gura del tecnico veterinario
all’interno delle strutture,
regolando aspetti economi
ci, mansioni e livelli. Per chi
è giovane e si affaccia ora al
mondo del lavoro, questo si
gnifica maggiore chiarezza e
tutele più definite rispetto al
La strada verso un maggiore
riconoscimento passa dalla
formazione, dalla chiarezza
dei ruoli e dalla capacità di
dimostrare ogni giorno, sul
campo, il valore del nostro la
TandC
passato. Accanto agli stru
menti normativi e contrattua
li, esiste poi una dimensione
etica e professionale fatta di
codici di condotta e associa
zioni di categoria. Non han
no valore giuridico pubblico,
ma contribuiscono a costrui
re una cultura professionale
basata sul rispetto dei ruoli,
sulla collaborazione e sulla
responsabilità verso colle
ghi, veterinari e clienti.
voro. Guardare agli standard
europei più avanzati non si
gnifica rivendicare ciò che
non siamo ancora, ma costru
ire con consapevolezza ciò
che possiamo diventare.
DA GIOVANE TECNICO VETERINARIO, VEDO IL PRESENTE
COME UNA FASE DI COSTRUZIONE. SIAMO UNA FIGURA
RELATIVAMENTE NUOVA NEL SISTEMA ITALIANO,
MA SEMPRE PIÙ NECESSARIA.
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ARTICOLO ON LINE
L’ECOSISTEMA
DIGITALE
GENNAIO 2026
La lentezza
che ci salva
Giuseppina
Melino
Social Media Marketer
Cosmica Digital Marketing
Social Media Marketer.
Esperta in analisi strategi
ca, creazione di piani edito
riali e sviluppo di contenuti
digitali. Specializzata in
analisi del cliente, competi
tor, copywriting, montaggio
video e grafica per i social.
Supporto i clienti nel rag
giungimento dei loro obiet
tivi
attraverso
l’ascolto
attivo, la curiosità e la cre
atività.
Abitiamo un tempo in cui il ritmo della vita è scandito da noti
fiche, aggiornamenti e messaggi continui. Il flusso costante di
azioni da svolgere ci travolge. La nostra attenzione è assorbita
da azioni spesso futili che non ci nutrono. La comodità della
tecnologia ci allontana da attenzione, riflessione e benessere
mentale. Internet Addiction, FOMO, scarsa capacità di man
tenere alta la concentrazione ci ricordano quanto sia urgente
ricollocarci al centro del nostro esistere. In questo contesto,
scegliere di rallentare non è rinuncia, ma resistenza: un atto
consapevole per recuperare tempo, lucidità e piacere autenti
co, come quello che si prova leggendo un libro.
“Tra pochi anni leggere un li
bro sarà lusso di pochi” que
sto dicono gli studiosi.
La dipendenza da Internet
non è più una questione mar
ginale. Ogni giorno, siamo
costantemente sollecitati da
notifiche e scadenze che re
clamano la nostra attenzione.
Questo flusso continuo riduce
la nostra capacità di concen
trazione, ci espone a stress
costante e ci allontana da ciò
che davvero conta. Il feno
meno della FOMO, la paura di
perdersi qualcosa, amplifica
questa pressione: temiamo
di non essere aggiornati, di
non partecipare a eventi, di
perdere informazioni o op
portunità. Ogni “bip” diventa
un richiamo irresistibile, ogni
scroll una piccola fuga dalla
realtà.
UMANESIMO 5.0
Per fortuna c’è sempre la voce fuori dal coro e alla FOMO si
affianca il ROMO: il sollievo di perdersi qualcosa, di scegliere
consapevolmente di disconnettersi. Questo sentimento, spesso
trascurato, ci ricorda che la libertà di attenzione è un diritto, e
che la capacità di fermarsi è un atto di cura verso noi stessi. In
un mondo che misura il valore in clic e tempo speso online, il
ROMO ci restituisce dignità e autonomia, permettendoci di ri
trovare ritmo e piacere nelle piccole cose.
Rallentare è un atto consapevole, un esercizio quotidiano che
ci permette di ascoltare, riflettere e osservare il mondo con oc
chi nuovi. Significa tornare risolvere un cruciverba, dedicare
tempo a conversazioni profonde, concedersi pause senza sensi
di colpa. È un modo per riconquistare spazio mentale, sottraen
dolo alla frenesia digitale. La tecnologia può essere strumen
to di crescita, se sapremo usarla senza diventare schiavi del
la velocità e della superficialità. Ripensare il sistema significa
rimettere l’uomo al centro. Le piattaforme digitali ignorano il
nostro benessere: misurano tempo speso e interazioni, ma non
la qualità dell’esperienza o la profondità dei pensieri. È compito
nostro, come individui e come società, creare spazi che rispetti
no l’attenzione, promuovano il ROMO e incoraggino scelte con
sapevoli. La lentezza diventa così non solo una strategia indivi
duale, ma un principio etico: un richiamo a ricordare che la vita
è fatta di pause, di riflessioni e di piaceri autentici.
La sfida è chiara: recuperare la lentezza, riappropriarci dell’at
tenzione e rimettere l’uomo al centro di un sistema che troppo
spesso lo trascura. Scegliere il ROMO, godere del piacere della
lettura, dedicare momenti alla riflessione e al silenzio. Solo così
possiamo trasformare la connessione digitale da fonte di ansia
in strumento di valore, proteggendo ciò che più conta: la nostra
mente, il nostro tempo e la nostra umanità. Vai a scegliere il
prossimo libro da leggere. Compi il tuo piccolo atto di resistenza.
In questo contesto, leggere
un libro assume un valore
simbolico e pratico. Non è
solo un momento di svago,
ma un atto di cura di sé, un
modo per coltivare attenzio
ne, immaginazione e salute
mentale. Ogni pagina letta è
un passo verso la libertà dal
ritmo imposto dalla frenesia
La nostra attenzione, una ri
sorsa fragile e preziosa, su
bisce ogni giorno il prezzo
dell’iperconnessione. La so
glia di concentrazione si ridu
ce, la capacità di approfondire
diminuisce e il cervello fatica
a costruire pensieri comples
si. Non si tratta solo di un
problema individuale: è il se
TandC
gnale di un sistema digitale
progettato per catturare l’at
tenzione e massimizzare l’en
gagement, spesso a discapito
della salute mentale e della
qualità della vita. Recuperare
la lentezza significa rientrare
in equilibrio con noi stessi, ri
stabilire ritmi naturali e resti
tuire valore al tempo.
digitale. Ci regaliamo tem
po prezioso, rallentiamo il
cuore e la mente, ritroviamo
noi stessi. È una scelta di re
sponsabilità verso la nostra
vita, verso il nostro equilibrio
interiore, un gesto che ci ri
corda quanto sia importante
restare padroni del nostro
tempo.
In un’epoca che misura il valore nella rapidità, la Cultura del
la Lentezza Lucida invita a un gesto controcorrente: scegliere
un ritmo che non rallenta il mondo, ma chiarisce lo sguardo. È
un modo di abitare il tempo con intenzione, riconoscendo che
la qualità nasce da pensieri che hanno spazio per maturare, da
pause che rigenerano e da decisioni che non inseguono l’urgen
za. Non è rinuncia alla produttività, ma un modo più umano e
preciso di orientare le energie verso ciò che conta davvero.
In un tempo dominato dal
la
velocità,
dall’urgenza
costante e dalla sovrappo
sizione continua di stimoli,
la Cultura della Lentezza
Lucida propone un cambio
di prospettiva. Non si tratta
di rallentare per rinunciare
Il ritmo con cui pensiamo influenza profondamente il modo in
cui decidiamo. La fretta mentale porta spesso a risposte auto
matiche, basate su abitudini o pressioni esterne, piuttosto che
su una reale valutazione delle alternative. La lentezza lucida
invita a creare uno spazio tra stimolo e risposta, in cui il pen
siero può sedimentare. Questo ritmo più disteso non elimina
l’efficienza, ma la raffina: permette di riconoscere ciò che è
davvero rilevante, riducendo errori e ripensamenti. Decidere
con calma non significa decidere tardi, ma decidere meglio.
ARTICOLO ON LINE
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Barbara Lattanzi
Vittorio Balbi
BARBARA LATTANZI
Sociologa, counselor, rifles
sologa plantare, facilitatore
IMMA e IPHM Mindfulness.
Biocostellatore. Operatore
di Psiche e 5 leggi biologi
che nel campo della psico
somatica.
VITTORIO BALBI
Ingegnere Coach e autore.
Specialista in scienze biosi
stemiche e Biocostellazioni.
Insieme svolgono servizio
delle BioCostellazioni, con
sulenze e formazione azien
dali nel campo del coaching,
counseling, sistemica rela
zionale e Mindfulness in di
verse città d’Italia.
Cultura della
lentezza lucida
L’ECOSISTEMA
DIGITALE
Membro del Comitato Tecnico
Scientifico della Federazione
Innovazione e Sostenibiltà (FIS)
®
GENNAIO 2026
all’efficacia, ma di scegliere
un ritmo consapevole che
permetta di pensare meglio,
decidere con maggiore chia
rezza e agire in modo più
intenzionale. È una lentezza
attiva, vigile, orientata alla
qualità.
RITMO MENTALE E DECISIONALE
Nella cultura dominante, la
pausa è spesso percepita
come una perdita di tempo.
Al contrario, nella lentezza
lucida la pausa diventa uno
strumento strategico. Fer
marsi consente di recupe
rare energie cognitive, rior
ganizzare le informazioni e
mantenere una visione d’in
Viviamo immersi in un rumore costante: notifiche, richieste si
multanee, informazioni frammentate. Questo sovraccarico ri
duce la qualità dell’attenzione e rende difficile concentrarsi su
ciò che conta davvero. La lentezza lucida propone una selezio
ne attiva degli stimoli, scegliendo a cosa dare spazio e a cosa
sottrarlo. Coltivare un’attenzione profonda significa lavorare su
meno cose, ma con maggiore presenza. Ridurre il rumore non è
isolamento, bensì creazione di condizioni favorevoli per un pen
siero più chiaro e creativo.
La Cultura della Lentezza Lucida non è una moda né un invito
alla passività. È una pratica consapevole che mira a restituire
profondità al pensiero e intenzionalità all’azione. In un mondo
che corre, scegliere di rallentare con lucidità diventa un atto
di responsabilità verso sé stessi e verso la qualità di ciò che
si costruisce.
Uno degli inganni più diffusi
della modernità è l’idea che il
valore personale o professio
nale dipenda dalla quantità
di attività svolte. La cultura
della lentezza lucida ribalta
questa logica: non è il “fare
tutto” a generare senso, ma
il “fare bene ciò che conta”.
Questo passaggio richiede
QUALITÀ DELL’ATTENZIONE E RIDUZIONE
DEL RUMORE
CONCLUSIONE
UMANESIMO 5.0
TandC
sieme. Le pause intenzionali
interrompono il ciclo dell’af
faticamento continuo e fa
voriscono intuizioni più pro
fonde. Non sono fughe dal
lavoro, ma parti integranti
del processo produttivo, ca
paci di aumentare la sosteni
bilità e la qualità dei risultati
nel lungo periodo.
scelte, rinunce e una chia
ra definizione delle priorità.
Concentrarsi sull’essenziale
permette di investire tempo
ed energie in modo coerente
con i propri obiettivi e valo
ri. Il risultato non è una ri
duzione dell’impegno, ma un
aumento della significatività
dell’azione.
PAUSE COME STRATEGIA PRODUTTIVA
DAL “FARE TUTTO”
AL “FARE BENE CIÒ CHE CONTA”
La forza della
lentezza
In un presente dominato dall’urgenza e dalla pressione co
stante della velocità, la lentezza riemerge come gesto con
trocorrente e come competenza strategica. Non più semplice
pausa o intervallo, ma pratica culturale capace di scardinare
i ritmi imposti dall’accelerazione digitale. Rallentare diventa
così un atto di consapevolezza: permette di recuperare profon
dità, rinegoziare il senso dell’esperienza e restituire valore a
processi decisionali, relazioni e creatività.
ARTICOLO ON LINE
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GENNAIO 2026
L’ECOSISTEMA
DIGITALE
Tiziana Barone
Marketing Analyst &
Qualitative Researcher
Sono PHD in Marketing
Strategico e Semiotica.
Mi occupo di analisi dei
processi organizzativi, ana
lisi degli insight culturali,
del mercato e della cultura
d’impresa per intercettare
e costruire nuove oppor
tunità. Consulente di ACK
Service& Design srl, mem
bro del COMITATO TECNICO
SCIENTIFICO ACKSD® pro
motore di ME.TO.DO.
Membro del Comitato Tecnico
Scientifico della Federazione
Innovazione e Sostenibiltà (FIS)
®
Nella nostra epoca dominata
dalla tirannia dell’istantanei
tà, dalla sospensione tem
porale tra passato e futuro,
dalla compressione del tem
po e dall’accelerazione siste
mica, il concetto di lentezza
si è trasformato da semplice
antitesi della velocità a forma
di resistenza culturale e a po
tenziale strategia organizza
tiva. Passando tale concetto
al voglio delle scienze sociali,
in particolare della semiotica,
oggi la lentezza si configura
come pratica decostruttiva
dei ritmi imposti dal capita
lismo digitale, diversamente
dal passato per il quale il ral
lentamento era semplicemen
te un testo, cioè un costrut
to culturale dotato di senso
(pause narrative, dilatazioni
descrittive, tempi morti).