RE-infodemia Consultant Book - N.13

CONSULTANT BOOK

UMANESIMO 5.0

CONSAPEVOLEZZA

DEI TEMPI E DEI RITMI

UMANESIMO 5.0

A CIASCUNO IL SUO.

SPAZIO DA VIVERE.

RE-infodemia

dell’ECOSISTEMA DIGITALE

UMANESIMO 5.0

LA LENTEZZA CHE CI SALVA

Tutti i diritti riservati. Il contenuto è di proprietà esclusiva ed è vietata qualsiasi forma di utilizzo, riproduzione, distribuzione o

modifica, totale o parziale, senza il preventivo consenso scritto.

I singoli articoli sono disponibili sul sito www.tandc.it.

N.13

Anno II

Gennaio

2026

TandC

UMANESIMO 5.0

DAI DATI ALLE DECISIONI

ERP DEMATERIAL

ECOSISTEMA DIGITALE

IL VALORE DELLE CONNESSIONI

UMANESIMO 5.0

ERP Dematerial è una piattaforma progettata per ottimizzare i flussi di lavoro attraverso un vero

e proprio ecosistema digitale. Il nostro obiettivo è quello di facilitare la collaborazione e le con­

nessioni tra professionisti attraverso il supporto nella gestione di documenti, pratiche e progetti.

All’interno della piattaforma, vengono utilizzati modelli e prodotti informatici che integrano l’uti­

lizzo di tecnologie all’avanguardia come l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning, alle quali

viene affiancato l’intelletto umano e la sua capacità di analizzare i dati e di trasformarli in soluzio­

ni concrete e applicabili.

Ogni componente di questo sistema lavora in modo sinergico per permettere alle aziende di otti­

mizzare i propri processi e di diventare più efficienti e competitive. Infatti, la forza dell’ecosistema

digitale si trova proprio nell’unione tra intelletto umano e innovazione tecnologica, due fattori che

si incontrano per dare forma al futuro, ponendosi non come elementi opposti ma complementari.

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ENTRARE A FAR PARTE DELLA NOSTRA RETE

L’ECOSISTEMA DIGITALE:

QUANTO POSSIAMO ESSERE LENTI?

Il fattore tempo è diventato una discriminan­

te importantissima, che oggi regola la nostra

vita, in tutti gli aspetti esistenziali. Lavoro,

vita privata, scuola, hobby, sono condizionati

dall’effetto delle decisioni che prendiamo ed il

tempo rimane sempre la risorsa più preziosa,

insostituibile.  

Con queste consapevolezze, spesso sottova­

lutate, affrontiamo la quotidianità, distribuen­

do le forze nell’impiego di ciò che pensiamo

possiamo controllare e spesso non riusciamo

a controllare nulla. È, rimane una percezione,

rispetto ad un valore che ogni singolo indivi­

duo dà, a quello in cui si impegna a fare per

le varie attività di una nostra giornata di vita.

L’unico modo per garantirci del tempo è la co­

noscenza, il sapere, la capacità di prevedere

cosa ci riserva il futuro in maniera tale da con­

trollare le azioni che ci permettano di diversi­

ficare le attività.

Solo in questo caso possiamo essere lenti e

nemmeno tanto, perché rimane sempre una

percezione. Conoscere già cosa ci riserverà

il futuro è la vera chiave per migliorare le no­

stre attività. Nella realtà, la vita accelera fino

a far quasi sparire la cognizione del tempo,

perché bisogna fare tutto adesso, immediata­

mente.

La velocità (o la lentezza) è diventata la misu­

ra del successo perché fare una pausa, riman­

dare, fermarsi, vuol dire perdere un’opportu­

nità e dare un vantaggio alla concorrenza.

Abbiamo sempre più bisogno di computer più

veloci, reti e connessioni più veloci, notizie e

comunicazioni più veloci, scambi e consegne

più veloci, fino a pensare che dobbiamo avere

una mente più veloce e che tutto lo deve esse­

re, fino a diventare quasi un culto.

La storia ce lo insegna. L’evoluzione dell’uomo

è sempre stata legata al fenomeno della mo­

dernizzazione dei sistemi e dei processi, che

hanno determinato, nel superamento della

lentezza, il valore da proporre come elemento

di distinzione, perché la misura dell’efficienza

è data dalla capacità di massimizzare e ve­

locizzare la produzione, anche, e nono solo,

attraverso la programmazione del comporta­

mento umano.

Nel tempo, il superamento delle tecnologie,

dalle meccaniche alle elettroniche sino ad

arrivare alle più moderne, legate ai sistemi

quantistici, permettono di determinare mag­

giori fattori di conoscenza e sapere, da utiliz­

zare per prendere decisioni con meno lentez­

za, in quanto le informazioni sono passate dal

viaggiare dalla lentezza dell’uomo al viaggiare

vertiginosamente su infrastrutture tecnologiche

sempre più complesse, che si riflettono di conse­

guenza sul nostro modo di vivere.

Connessi 24h al giorno, 7/7 e 365 giorni l’anno,

ci affanniamo per cercare di tenere il passo e

stranamente, più andiamo veloci, meno tempo

abbiamo e restiamo sempre più indietro, con la

vita che accelera e lo stress e l’ansia aumenta­

no.

Dalla politica alla scienza, illustri ed esimi perso­

naggi, nel tempo si sono espressi sul vantaggio

della modernizzazione tecnologica, che avrebbe

permesso di lavorare di meno, per avere più

tempo e soldi per noi.

Tutto ciò rappresenta un grande paradosso.

La proposta di costruire un Ecosistema Digitale,

ha il mero fine di utilizzare le tecnologie digitali,

per favorire la crescita dell’umanesimo all’in­

terno di un sistema che si fonda su valori non

distorti in maniera tale che l’uomo diventi sem­

pre di più padrone del proprio tempo traendo

vantaggio dalla predittività delle informazioni e

dalla sommatoria delle competenze a livello sia

individuale sia collettivo per riflettere un cam­

biamento fondamentale del valore sociale del

tempo libero favorendo consapevolmente la dif­

fusione di sostenibilità, comunità, cooperazione,

lentezza.

L’impatto della velocità è evidente e siamo os­

sessionati dalla rapidità che oggi rasenta l’as­

surdo. Ma la velocità ha dei limiti e tutto questo

non si può fare in fretta e ci vorrà il tempo che

troppe persone oggi pensano di non avere.

L’unico bene che non può essere recuperato è il

tempo. 

Non ha prezzo e viene spesso sottovalutato. 

“Questo è il potere delle persone”.

SEMPRE AVANTI…

ANGELO MURACA

CEO e Founder

di Tecnologie e Consulenze SRLS

Consulente finanziario

Docente e formatore in ambito

dematerializzazione cartacea e firma digitale

Membro CTS della FIS

con delega alla finanza

COPERTINA

IL RITMO SEGRETO DELL’EQUILIBRIO

di Maria Luisa Trinca, Biologa e Counselor relazionale

LUCE, COLORE E SALUTE

di Tiziana Trento, Cromopuntrice

INDICE

LA LENTEZZA CHE CI SALVA

di Giuseppina Melino, Cosmica Digital Marketing

ECOSISTEMA DIGITALE

ECOSISTEMA DIGITALE

CONSULTANT BOOK

DELL’ECOSISTEMA DIGITALE

Anno II - N.13

Edizione Gennaio 2026

RE-infodemia

UMANESIMO 5.0

UMANESIMO 5.0

DAI DATI ALLE DECISIONI

di Simone Ferrari, Architetto-Project Manager CFA

TECNICO VETERINARIO NEL MONDO

di Beatrice Airaldi, Tecnico Veterinario

CULTURA DELLA LENTEZZA LUCIDA

di Barbara Lattanzi e Vittorio Balbi

LA FORZA DELLA LENTEZZA

di Tiziana Barone, Marketing Analyst

CONSAPEVOLEZZA DEI TEMPI E DEI RITMI

di Maurizio Bottino, Consulente

A CIASCUNO IL SUO. SPAZIO DA VIVERE.

di Alessia Costarelli, Service&Design srl

LENTEZZA COME ARTE DELLA PROFONDITÀ

di Sandro Rosiglioni, RH plus

QUANDO RALLENTARE DIVENTA STRATEGIA

di Roberta Martinelli, Digital Marketing

IL

IL

IL

Dai Dati alle Decisioni:

La Forza Operativa del BIM 4D

Per CFA General Contractor, l’innovazione nel settore del­

le costruzioni non consiste nell’adottare tecnologie isolate,

ma nello strutturare un metodo capace di governare la com­

plessità. Nel tempo, CFA ha sviluppato un approccio digitale

in cui il BIM non si limita alla rappresentazione, ma diventa

un sistema attivo di coordinamento, controllo e supporto alle

decisioni. Oggi questo metodo evolve ulteriormente attraverso

l’utilizzo sistematico del BIM 4D, che introduce il tempo come

dimensione centrale del modello digitale. Integrando geome­

tria, pianificazione e logica costruttiva in un unico ambiente,

CFA trasforma la pianificazione in un processo dinamico, com­

prensibile e misurabile. Mentre gran parte del settore affronta

ancora il 4D in modo superficiale, CFA lo utilizza come stru­

mento strategico per comprendere, gestire e comunicare come

un progetto prende realmente forma.

Il BIM 4D aggiunge una di­

mensione

fondamentale

ai

modelli digitali tradizionali:

il tempo. Ogni attività di co­

struzione viene collegata a

specifici elementi fisici dell’e­

dificio, creando una relazione

strutturata tra ciò che viene

costruito, quando viene co­

struito e come viene costru­

ito. Questo collegamento va

ben oltre la semplice visualiz­

zazione. Dà origine a una logi­

ca digitale del cantiere in cui

architettura, strutture, opere

civili, impianti e sistemi spe­

cialistici convivono all’interno

dello stesso quadro tempo­

rale. Invece di trattare le di­

scipline come flussi separati,

il 4D consente di analizzare

tutte le lavorazioni insieme,

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ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

GENNAIO 2026

lungo una timeline condivisa.

Scavi, strutture, involucri, im­

pianti e finiture non vengono

più pianificati in modo isolato.

Le loro interazioni diventano

visibili, confrontabili e verifi­

cabili. Questo ambiente unifi­

cato rappresenta il primo luo­

go in cui la reale fattibilità di

una sequenza costruttiva può

essere valutata, molto prima

dell’avvio del cantiere.

Nato a Brescia il 18 dicem­

bre 1973, Simone Ferrari è

un architetto e project ma­

nager con esperienza nello

sviluppo urbano, BIM e ge­

stione di progetti su larga

scala. Laureato in Architet­

tura al Politecnico di Mila­

no, ha approfondito il desi­

gn sostenibile in Ecuador.

Dopo

collaborazioni

con

Gregotti Associati, oggi gui­

da CFA General Contractor,

integrando innovazione e

digitale nei processi edilizi,

rendendo l’azienda un rife­

rimento nel settore.

Simone Ferrari

Architetto-Project manager

CFA General Contractor

1. OLTRE I CRONOPROGRAMMI:

COSA SIGNIFICA DAVVERO IL 4D

Uno degli aspetti più potenti

del 4D risiede nella sua ca­

pacità di comunicare l’avan­

zamento in modo visivo. Gli

elementi costruttivi possono

essere associati a diversi sta­

ti in base alla loro condizione:

pianificati, in corso, comple­

tati, in ritardo o revisionati.

Attraverso regole di aspetto

strutturate, il modello evolve

visivamente con l’avanzare

del progetto. Questo consen­

te ai team di leggere l’avan­

zamento in modo immedia­

to, senza dover interpretare

tabelle o report. È l’edificio

stesso a diventare una da­

shboard. Le variazioni di

sequenza, i ritardi o le acce­

lerazioni si riflettono diretta­

mente nel modello, offrendo

una comprensione immediata

della situazione del progetto.

La differenziazione visiva può

essere applicata per fase, di­

sciplina, area o stato di ese­

cuzione, trasformando data­

set complessi in informazioni

intuitive e leggibili sia per i

team tecnici sia per gli sta­

keholder non tecnici.

UMANESIMO 5.0

Uno degli aspetti più sottovalutati del 4D è la sua capacità di

rendere comprensibile il processo costruttivo anche a chi non è

uno specialista. I cronoprogrammi tradizionali contengono spes­

so migliaia di attività espresse attraverso codici, date e dipen­

denze difficili da interpretare persino per i professionisti, e quasi

incomprensibili per i clienti. Collegando direttamente queste at­

tività al modello digitale, il 4D traduce la logica del programma

in un linguaggio visivo. Il cliente non è più chiamato a interpre­

tare un diagramma di Gantt, ma può vedere, in ogni momento,

cosa sta accadendo in cantiere, cosa è stato completato, cosa è

in corso e cosa avverrà successivamente. La sequenza costrut­

tiva diventa tangibile: muri, strutture, impianti e finiture compa­

iono nel tempo, rivelando il significato reale di migliaia di attivi­

tà pianificate. Questa chiarezza visiva trasforma il reporting da

documentazione astratta a comprensione diretta, permettendo

ai clienti di seguire l’evoluzione del proprio progetto con fiducia,

trasparenza e piena consapevolezza del processo costruttivo.

Un ambiente 4D maturo si

basa su relazioni strutturate.

Le attività non vengono col­

legate solo agli elementi del

modello, ma anche a zone,

pacchetti di lavoro, specializ­

zazioni e fasi costruttive. Que­

sto consente ai team di isolare

o combinare le informazioni in

base agli obiettivi dell’analisi.

Le diverse discipline posso­

no essere visualizzate singo­

larmente o insieme, renden­

do possibile valutare se più

lavorazioni possano essere

eseguite contemporaneamen­

te nello stesso spazio e nello

stesso intervallo temporale. I

conflitti temporali emergono

in modo chiaro quando due at­

tività competono per la stessa

area o quando le ipotesi di se­

quenziamento si rivelano irre­

alistiche. A differenza del cla­

sh detection tradizionale, che

si concentra esclusivamente

sulla geometria, il 4D introdu­

ce il concetto di conflitto tem­

porale, mettendo in evidenza

TandC

criticità che non nascono dal­

la sovrapposizione fisica degli

elementi, ma dalla collisione

delle attività nel tempo. Que­

sta capacità trasforma il mo­

dello in un vero laboratorio di

pianificazione, in cui le ipotesi

possono essere testate in si­

curezza e la logica costruttiva

affinata prima che generi ri­

tardi reali in cantiere.

2. IL 4D COME PONTE TRA LA COMPLESSITÀ

DEL CANTIERE E LA COMPRENSIONE DEL CLIENTE

3. COLLEGARE DATI, LOGICA E DISCIPLINE

4. LEGGERE

IL PROGETTO ATTRA­

VERSO STATI VISIVI E

LOGICHE DI ASPETTO

Sebbene le animazioni rap­

presentino spesso l’output

più visibile del 4D, esse co­

stituiscono solo una parte

del suo potenziale. I modelli

collegati al tempo consento­

no un confronto continuo tra

le sequenze pianificate e l’a­

vanzamento reale in cantiere.

Man mano che i dati di ese­

cuzione vengono aggiorna­

ti, le deviazioni rispetto alla

baseline diventano immedia­

tamente evidenti all’interno

dell’ambiente digitale. Oltre

alla visualizzazione, questa

struttura

informativa

sup­

porta la generazione di re­

port, analisi di avanzamento

e sintesi di stato coerenti con

il modello stesso. Quantità,

percentuali di completamen­

to e progressi per fase pos­

sono essere estratti in modo

strutturato, riducendo la di­

pendenza da documentazione

frammentata. Pianificazione,

monitoraggio e reporting con­

vergono così in un’unica fonte

di verità, migliorando affidabi­

lità e coerenza lungo l’intero

ciclo di vita del progetto.

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ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

GENNAIO 2026

5. DALLA SIMULAZIONE AL MONITORAGGIO E AL REPORTING

Poiché tutti gli elementi sono collegati temporalmente, il 4D con­

sente di testare scenari alternativi prima che le decisioni venga­

no finalizzate. Modifiche alle sequenze, al phasing o all’allocazio­

ne delle risorse possono essere simulate e valutate in anticipo.

Le conseguenze di un ritardo, di una variazione progettuale o di

un cambiamento strategico diventano immediatamente visibili, e

non emergono solo a posteriori. Questa capacità predittiva spo­

sta la gestione del progetto da un modello reattivo a uno proatti­

vo. I rischi vengono individuati prima, le strategie di mitigazione

possono essere valutate in modo oggettivo e le decisioni si ba­

sano su evidenze piuttosto che su intuizioni. In questo contesto,

il 4D diventa meno uno strumento di visualizzazione e sempre

più uno strumento di controllo.

La vera forza del 4D non ri­

siede nella tecnologia in sé,

ma nella capacità di struttu­

rarla, interpretarla e gover­

narla. Costruire un ambiente

4D realmente efficace richie­

de una profonda conoscenza

dei processi costruttivi, della

logica di sequenziamento e

del coordinamento interdisci­

plinare. In assenza di queste

competenze, il sistema ri­

mane superficiale. CFA si di­

stingue trattando il 4D come

una disciplina operativa. At­

traverso metodo, esperienza

e un approccio rigoroso alla

strutturazione dei dati, CFA

trasforma i modelli tempo­

rali in strumenti decisionali

capaci di supportare coordi­

namento, trasparenza e re­

sponsabilità. Clienti e team

di progetto accedono a una

rappresentazione

condivisa

e comprensibile dell’opera, in

cui la complessità non viene

nascosta, ma governata. In

un settore ancora dominato

da pianificazioni frammentate

e da una gestione reattiva, la

padronanza del 4D da parte

di CFA rappresenta un van­

taggio competitivo concreto.

Essa riflette una visione della

costruzione in cui i progetti

non vengono solo realizzati,

ma continuamente compresi,

anticipati e governati fin dalle

prime fasi fino alla consegna.

6. TEST DEGLI SCENARI, ANTICIPAZIONE DEI

RISCHI E SUPPORTO ALLE DECISIONI

7. L’ESPERIENZA DI CFA COME VERO ELEMENTO

DIFFERENZIANTE

UMANESIMO 5.0

TandC

Il ritmo segreto

dell’equilibrio

Il nostro organismo è regolato da una complessa rete di equili­

bri che lavora costantemente per mantenerci in vita e in salute.

Tra questi sistemi, uno dei più affascinanti e fondamentali è il

sistema nervoso autonomo, che agisce al di fuori della nostra

volontà, come un direttore d’orchestra invisibile che coordi­

na le funzioni vitali: respirazione, battito cardiaco, digestione,

temperatura corporea. Questo sistema si divide in due rami

principali, spesso descritti come opposti, ma che in realtà ope­

rano in perfetta collaborazione: il sistema simpatico e il siste­

ma parasimpatico.

Il simpatico entra in azione

come un allarme d’emergen­

za quando percepiamo un

pericolo. Anche se oggi non

dobbiamo più scappare da

predatori nella savana, il no­

stro cervello continua a rice­

vere stimoli che interpreta

come minacce. Una riunione

importante, una discussione

accesa, il traffico, un conto

da pagare, una relazione che

ci mette in crisi. Il corpo ri­

sponde attivando la cosiddet­

ta reazione “attacco o fuga”.

In pochi istanti, le ghiandole

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ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Trinca

Maria Luisa

Nata a Roma il 14 aprile

1961. Dopo una laurea in

Scienze Biologiche e un di­

ploma in counseling con

indirizzo gestaltico rela­

zionale, ho scoperto come

la biologia si integri con la

personalità in una visione

olistica dell’individuo. L’epi­

genetica e le neuroscienze

hanno unito le mie passioni.

Il legame tra corpo e mente

è legato alla percezione alla

consapevolezza del sé, fino

alla valutazione delle pro­

prie risorse e capacità. Oggi

mi occupo di sicurezza sul

lavoro, concentrandomi sui

rischi psicosociali correlati

allo stress.

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

GENNAIO 2026

surrenali iniziano a produr­

re adrenalina e cortisolo. Il

cuore accelera, il respiro si

fa più rapido, i muscoli si ten­

dono, la digestione si blocca.

Tutto l’organismo si prepara

ad affrontare l’emergenza,

concentrando e energie sulla

sopravvivenza. Per fortuna

ad ogni momento di tensio­

ne, segue normalmente un

momento di rilascio. È qui

che entra in scena il sistema

parasimpatico e, in particola­

re, uno dei suoi protagonisti

principali: il nervo vago.

In questi casi, il nervo vago perde tono, e l’organismo fatica a ri­

trovare il suo equilibrio naturale. Ecco perché la funzione del pa­

rasimpatico è vitale. È proprio grazie al suo intervento che pos­

siamo sentirci tranquilli, presenti, creativi, capaci di relazionarci

con gli altri e di godere delle piccole cose. La scienza ha dimo­

strato che quando il nervo vago è attivo, si attivano anche stati

emotivi di calma, apertura e fiducia. In pratica, è il nostro miglior

alleato per uscire dallo stress e ritrovare benessere.

Fortunatamente, possiamo favorire l’attivazione del nervo vago

attraverso alcune semplici pratiche quotidiane. Respirare lenta­

mente e profondamente, in particolare espirando in modo lento e

controllato, è uno dei metodi più efficaci. Anche cantare, emet­

tere suoni vocali prolungati (come il canto dei mantra o l’utiliz­

zo del suono “OM”) o immergersi nella natura, ricevere o dare

abbracci, fare meditazione o praticare la gratitudine, sono altri

sistemi efficaci che attivano il parasimpatico.

Questo lungo e sofisticato

nervo, che si dirama dal cer­

vello e raggiunge cuore, pol­

moni, stomaco e intestino, ha

la funzione di riportare l’or­

ganismo allo stato di equili­

brio, una volta terminata la

reazione allo stress. Quando

il pericolo percepito scom­

pare, infatti, il vago rallenta

il battito cardiaco, abbassa

la pressione, stimola la di­

gestione, favorisce il sonno

e crea le condizioni fisiolo­

giche ideali per il riposo, la

guarigione, la rigenerazione.

In una vita sana, il simpatico

Recenti studi nel campo del­

la neurocezionee della teoria

polivagale(Stephen

Porges)

mostrano che il tono vagale

è direttamente legato alla no­

stra capacità di sentirci al si­

curo nel mondo.

Trovare quotidianamente spa­

zi di rallentamento, di ascolto

e di respiro profondo non è

un lusso: è una necessità bio­

e il parasimpatico convivo­

no in un equilibrio dinamico:

uno attiva, l’altro ripara; uno

accelera, l’altro rallenta. Il

problema nasce quando vi­

viamo costantemente in uno

stato di attivazione. Nella so­

cietà di oggi, molte persone

restano bloccate per giorni,

settimane, persino anni in

una modalità di “attacco-fu­

ga”

cronica,

innescando

meccanismi di logoramen­

to che portano a stanchezza

profonda, ansia, disturbi fisi­

ci, insonnia, tensioni musco­

lari, patologie croniche.

logica. È in quei momenti che

il corpo riprende il suo ritmo

naturale, che la mente si fa

chiara, che il cuore si disten­

de. Ed è solo allora che pos­

siamo tornare a vivere, an­

ziché solo reagire. Perché la

vera forza non sta nel correre

sempre, ma nel saper tornare

a casa, dentro di sé, nel tem­

po del corpo e della vita.

TandC

UMANESIMO 5.0

Luce, colore e salute

Mi chiamo Tiziana Trento e fin da bambina ero affascinata da

ciò che la natura offre per sostenere la salute. Con mio padre

andavo nei campi a raccogliere erbe spontanee, osservando

come la luce del mattino trasformasse i colori e rivelasse la vi­

talità delle piante. Questi momenti mi insegnarono a “purificare

lo sguardo” e a cogliere la vita in tutte le sue sfumature. Oggi

la luce e il colore non sono solo strumenti scientifici, ma un le­

game tra tradizione, memoria e ricerca, un modo per compren­

dere l’equilibrio e la vitalità del corpo umano.

Il mio percorso mi ha por­

tato a considerare la luce

come informazione biologi­

ca: un linguaggio che le cel­

lule percepiscono e che può

sostenere l’autoregolazione

e la prevenzione. Il colore,

infatti, non è solo energia vi­

sibile, ma vibrazione con una

frequenza precisa che comu­

nica informazioni essenziali

all’organismo.

Nel 1997 incontrai Peter Man­

del a Milano e seguii la sua

formazione in Cromopuntura,

diventando poi sua assistente

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ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Tiziana Trento

Cromopuntrice

Diplomata nel 1999 in Cro­

mopuntura (presso la Eso­

getics) e diagnosi Kirlian

secondo Peter Mandel, di

cui è stata assistente e at­

tualmente docente. Rifles­

sologa

plantare

metodo

Zamboni. Utilizza la biori­

sonanza Diacom e i fiori au­

straliani secondo Ian White.

GENNAIO 2026

e oggi docente. Mandel aveva

intuito che il corpo umano è

energia in movimento: tessuti

e organi formano un insieme

vibrante, in cui ogni gruppo di

cellule emette una frequen­

za propria. Queste frequen­

ze possono essere correlate

ai sette colori dello spettro

luminoso: il fegato, ad esem­

pio, vibra in risonanza con il

giallo. Il corpo diventa così un

sistema armonico di vibrazio­

ni, dove ogni colore indica un

livello specifico di funziona­

mento ed equilibrio.

Se la salute dipende anche dalla qualità di questa comunicazio­

ne, diventa cruciale comprendere i messaggi trasmessi alle cel­

lule. Uno stato di equilibrio corrisponde a un flusso informativo

armonico; uno stato di malattia segnala informazioni disturbate o

incomplete. Il sintomo diventa allora un messaggio da interpre­

tare: indica debolezze non riconosciute, adattamenti incompleti o

significati sospesi, finché l’organismo non riesce a integrarli.

Lo strumento principale è la luce cromatica. Applicando un fa­

scio di luce di specifico colore su punti cutanei mirati, si comu­

nica con l’organismo. La pelle diventa organo sensoriale, ca­

pace di ricevere e trasmettere segnali. Le cellule rispondono

allo stimolo luminoso a livello energetico e informativo: la luce

porta un messaggio coerente che le cellule “leggono” e, in ri­

sposta, emettono fotoni “riparatori”, favorendo regolazione,

crescita e rigenerazione cellulare.

La salute si declina così non come semplice assenza di malat­

tia, ma come risultato di una comunicazione intelligente tra le

parti. Conoscere e rispettare il linguaggio delle cellule diventa

fondamentale per accompagnare l’organismo verso equilibrio e

benessere, valorizzando la capacità innata di autoregolazione.

A confermare questa visione,

gli studi di Fritz-Albert Popp

mostrarono come tutti i si­

stemi viventi emettano bio­

fotoni, debolissime emissioni

luminose che si propagano

alla velocità della luce. I bio­

fotoni sono coinvolti in pro­

cessi vitali come metaboli­

smo, crescita, rigenerazione

Questo approccio non sosti­

tuisce la medicina tradizio­

nale, ma la affianca. Il corpo

non è solo un contenitore da

curare, ma un interlocuto­

re da ascoltare: attraverso i

suoi segnali, ci invita a una

maggiore consapevolezza di

noi stessi e di come elaboria­

mo la nostra esperienza nel

mondo.

Luce e colore sono quindi

strumenti che ci permet­

tono di osservare il corpo

come un sistema dinamico,

di ascoltarne i messaggi e

di sostenere il naturale pro­

cesso di armonia e vitalità.

e differenziazione cellulare.

Permettono alle cellule di

organizzare le proprie fun­

zioni interne e di comunicare

tra loro. In sostanza, i biofo­

toni costituiscono un vero e

proprio linguaggio biologico,

essenziale per il manteni­

mento dell’ordine e della co­

erenza del sistema vivente.

La Cromopuntura nasce pro­

prio da questa idea: interve­

nire non sul sintomo già ma­

nifesto, ma sull’informazione

che lo precede, sul “messag­

gio” che genera lo squilibrio.

Se il disturbo deriva da una

disarmonia informativa, agire

sul piano dell’informazione

può aiutare il sistema a ritro­

vare il proprio equilibrio.

La tradizione, la scienza e

l’esperienza personale si in­

contrano in questo spazio

luminoso, trasformando la

conoscenza in cura consape­

vole e in un vero dialogo con

la vita stessa.

TandC

UMANESIMO 5.0

Tecnico veterinario

nel mondo

Nel confronto sul ruolo del tecnico veterinario mi capita spesso

di percepire una certa confusione tra ciò che è una professio­

ne sanitaria ordinistica – che oggi in Italia non esiste ancora

per questa figura – e ciò che invece rappresenta il nostro ruolo

reale, quello di supporto tecnico-assistenziale. Chiarire questa

differenza è fondamentale, soprattutto per chi, come me, ha ini­

ziato a lavorare nel settore. In altri Paesi europei il tecnico ve­

terinario è una professione regolamentata; in Italia, invece, sia­

mo inseriti in un sistema in evoluzione, dove competenze, limiti

e prospettive future sono ancora in fase di definizione.

Quando si parla di profes­

sione ordinistica, si fa rife­

rimento a un modello ben

preciso: riconoscimento giu­

ridico formale, iscrizione a

un albo o registro pubblico,

titolo professionale protetto,

codice deontologico vincolan­

te e competenze definite per

legge. Nel settore veterinario

italiano, il medico veterinario

incarna pienamente questo

modello. È una professione

sanitaria autonoma, con re­

sponsabilità cliniche dirette e

capacità decisionale sul piano

diagnostico e terapeutico.

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ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Beatrice Airaldi, classe 2001,

cresce guidata da una pro­

fonda empatia, uno sguardo

attento e una curiosità viva­

ce. Il teatro la conquista pre­

sto: si diploma all’Accademia

Mario Brusa di Torino, dove

impara a osservare il mondo

e le persone con sensibilità

artistica. Ma il suo percor­

so non si ferma qui. Mossa

dall’amore per gli animali, si

specializza come tecnico ve­

terinario con ABIVET, unen­

do così scienza e passione.

Oggi Beatrice è ponte tra

emozioni e competenze, tra

palcoscenico e clinica, sem­

pre pronta a scoprire nuove

storie e a prendersi cura di

chi le sta accanto.

GENNAIO 2026

Beatrice Airaldi

Tecnico Veterinario

Il tecnico veterinario, invece,

vive oggi una realtà diversa.

Il nostro ruolo è quello di figu­

ra tecnico-assistenziale, che

lavora a stretto contatto con

il medico veterinario, suppor­

tandolo nelle attività cliniche,

organizzative e assistenziali,

senza autonomia clinica e sen­

za responsabilità decisionale

sulle cure. Questa distinzione,

che può sembrare teorica, nel­

la pratica quotidiana è molto

concreta: definisce cosa pos­

siamo fare, fino a dove possia­

mo arrivare e quali responsa­

bilità possiamo assumerci.

UMANESIMO 5.0

Negli ultimi anni, però, qualcosa sta cambiando. Sono stati in­

trodotti strumenti che aiutano a dare forma e dignità al nostro

ruolo, pur senza trasformarlo in una professione ordinistica. La

Norma UNI 11874:2022 è uno di questi. Per me rappresenta un

punto di riferimento importante, perché descrive in modo chia­

ro le conoscenze, le abilità, i livelli di autonomia e le respon­

sabilità del tecnico veterinario. So bene che non è una legge

e non abilita all’esercizio sanitario, ma offre finalmente un lin­

guaggio comune e uno standard tecnico condiviso, utile sia per

chi lavora sia per chi forma.

Guardando fuori dall’Italia, in particolare alla Gran Bretagna,

il confronto è inevitabile. Lì il tecnico veterinario è una figura

regolamentata, con formazione certificata, registrazione obbli­

gatoria e competenze ben definite. Non si tratta di un modello

da copiare senza adattamenti, ma di un esempio che dimostra

come questa professione possa crescere senza sovrapporsi al

ruolo del medico veterinario.

Anche il Contratto Collettivo

Nazionale del Lavoro del set­

tore veterinario ha un ruolo

rilevante. Non crea una pro­

fessione, ma riconosce la fi­

gura del tecnico veterinario

all’interno delle strutture,

regolando aspetti economi­

ci, mansioni e livelli. Per chi

è giovane e si affaccia ora al

mondo del lavoro, questo si­

gnifica maggiore chiarezza e

tutele più definite rispetto al

La strada verso un maggiore

riconoscimento passa dalla

formazione, dalla chiarezza

dei ruoli e dalla capacità di

dimostrare ogni giorno, sul

campo, il valore del nostro la­

TandC

passato. Accanto agli stru­

menti normativi e contrattua­

li, esiste poi una dimensione

etica e professionale fatta di

codici di condotta e associa­

zioni di categoria. Non han­

no valore giuridico pubblico,

ma contribuiscono a costrui­

re una cultura professionale

basata sul rispetto dei ruoli,

sulla collaborazione e sulla

responsabilità verso colle­

ghi, veterinari e clienti.

voro. Guardare agli standard

europei più avanzati non si­

gnifica rivendicare ciò che

non siamo ancora, ma costru­

ire con consapevolezza ciò

che possiamo diventare.

DA GIOVANE TECNICO VETERINARIO, VEDO IL PRESENTE

COME UNA FASE DI COSTRUZIONE. SIAMO UNA FIGURA

RELATIVAMENTE NUOVA NEL SISTEMA ITALIANO,

MA SEMPRE PIÙ NECESSARIA.

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ARTICOLO ON LINE

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

GENNAIO 2026

La lentezza

che ci salva

Giuseppina

Melino

Social Media Marketer

Cosmica Digital Marketing

Social Media Marketer.

Esperta in analisi strategi­

ca, creazione di piani edito­

riali e sviluppo di contenuti

digitali. Specializzata in

analisi del cliente, competi­

tor, copywriting, montaggio

video e grafica per i social.

Supporto i clienti nel rag­

giungimento dei loro obiet­

tivi

attraverso

l’ascolto

attivo, la curiosità e la cre­

atività.

Abitiamo un tempo in cui il ritmo della vita è scandito da noti­

fiche, aggiornamenti e messaggi continui. Il flusso costante di

azioni da svolgere ci travolge. La nostra attenzione è assorbita

da azioni spesso futili che non ci nutrono. La comodità della

tecnologia ci allontana da attenzione, riflessione e benessere

mentale. Internet Addiction, FOMO, scarsa capacità di man­

tenere alta la concentrazione ci ricordano quanto sia urgente

ricollocarci al centro del nostro esistere. In questo contesto,

scegliere di rallentare non è rinuncia, ma resistenza: un atto

consapevole per recuperare tempo, lucidità e piacere autenti­

co, come quello che si prova leggendo un libro.

“Tra pochi anni leggere un li­

bro sarà lusso di pochi” que­

sto dicono gli studiosi.

La dipendenza da Internet

non è più una questione mar­

ginale. Ogni giorno, siamo

costantemente sollecitati da

notifiche e scadenze che re­

clamano la nostra attenzione.

Questo flusso continuo riduce

la nostra capacità di concen­

trazione, ci espone a stress

costante e ci allontana da ciò

che davvero conta. Il feno­

meno della FOMO, la paura di

perdersi qualcosa, amplifica

questa pressione: temiamo

di non essere aggiornati, di

non partecipare a eventi, di

perdere informazioni o op­

portunità. Ogni “bip” diventa

un richiamo irresistibile, ogni

scroll una piccola fuga dalla

realtà.

UMANESIMO 5.0

Per fortuna c’è sempre la voce fuori dal coro e alla FOMO si

affianca il ROMO: il sollievo di perdersi qualcosa, di scegliere

consapevolmente di disconnettersi. Questo sentimento, spesso

trascurato, ci ricorda che la libertà di attenzione è un diritto, e

che la capacità di fermarsi è un atto di cura verso noi stessi. In

un mondo che misura il valore in clic e tempo speso online, il

ROMO ci restituisce dignità e autonomia, permettendoci di ri­

trovare ritmo e piacere nelle piccole cose.

Rallentare è un atto consapevole, un esercizio quotidiano che

ci permette di ascoltare, riflettere e osservare il mondo con oc­

chi nuovi. Significa tornare risolvere un cruciverba, dedicare

tempo a conversazioni profonde, concedersi pause senza sensi

di colpa. È un modo per riconquistare spazio mentale, sottraen­

dolo alla frenesia digitale. La tecnologia può essere strumen­

to di crescita, se sapremo usarla senza diventare schiavi del­

la velocità e della superficialità. Ripensare il sistema significa

rimettere l’uomo al centro. Le piattaforme digitali ignorano il

nostro benessere: misurano tempo speso e interazioni, ma non

la qualità dell’esperienza o la profondità dei pensieri. È compito

nostro, come individui e come società, creare spazi che rispetti­

no l’attenzione, promuovano il ROMO e incoraggino scelte con­

sapevoli. La lentezza diventa così non solo una strategia indivi­

duale, ma un principio etico: un richiamo a ricordare che la vita

è fatta di pause, di riflessioni e di piaceri autentici.

La sfida è chiara: recuperare la lentezza, riappropriarci dell’at­

tenzione e rimettere l’uomo al centro di un sistema che troppo

spesso lo trascura. Scegliere il ROMO, godere del piacere della

lettura, dedicare momenti alla riflessione e al silenzio. Solo così

possiamo trasformare la connessione digitale da fonte di ansia

in strumento di valore, proteggendo ciò che più conta: la nostra

mente, il nostro tempo e la nostra umanità. Vai a scegliere il

prossimo libro da leggere. Compi il tuo piccolo atto di resistenza.

In questo contesto, leggere

un libro assume un valore

simbolico e pratico. Non è

solo un momento di svago,

ma un atto di cura di sé, un

modo per coltivare attenzio­

ne, immaginazione e salute

mentale. Ogni pagina letta è

un passo verso la libertà dal

ritmo imposto dalla frenesia

La nostra attenzione, una ri­

sorsa fragile e preziosa, su­

bisce ogni giorno il prezzo

dell’iperconnessione. La so­

glia di concentrazione si ridu­

ce, la capacità di approfondire

diminuisce e il cervello fatica

a costruire pensieri comples­

si. Non si tratta solo di un

problema individuale: è il se­

TandC

gnale di un sistema digitale

progettato per catturare l’at­

tenzione e massimizzare l’en­

gagement, spesso a discapito

della salute mentale e della

qualità della vita. Recuperare

la lentezza significa rientrare

in equilibrio con noi stessi, ri­

stabilire ritmi naturali e resti­

tuire valore al tempo.

digitale. Ci regaliamo tem­

po prezioso, rallentiamo il

cuore e la mente, ritroviamo

noi stessi. È una scelta di re­

sponsabilità verso la nostra

vita, verso il nostro equilibrio

interiore, un gesto che ci ri­

corda quanto sia importante

restare padroni del nostro

tempo.

In un’epoca che misura il valore nella rapidità, la Cultura del­

la Lentezza Lucida invita a un gesto controcorrente: scegliere

un ritmo che non rallenta il mondo, ma chiarisce lo sguardo. È

un modo di abitare il tempo con intenzione, riconoscendo che

la qualità nasce da pensieri che hanno spazio per maturare, da

pause che rigenerano e da decisioni che non inseguono l’urgen­

za. Non è rinuncia alla produttività, ma un modo più umano e

preciso di orientare le energie verso ciò che conta davvero.

In un tempo dominato dal­

la

velocità,

dall’urgenza

costante e dalla sovrappo­

sizione continua di stimoli,

la Cultura della Lentezza

Lucida propone un cambio

di prospettiva. Non si tratta

di rallentare per rinunciare

Il ritmo con cui pensiamo influenza profondamente il modo in

cui decidiamo. La fretta mentale porta spesso a risposte auto­

matiche, basate su abitudini o pressioni esterne, piuttosto che

su una reale valutazione delle alternative. La lentezza lucida

invita a creare uno spazio tra stimolo e risposta, in cui il pen­

siero può sedimentare. Questo ritmo più disteso non elimina

l’efficienza, ma la raffina: permette di riconoscere ciò che è

davvero rilevante, riducendo errori e ripensamenti. Decidere

con calma non significa decidere tardi, ma decidere meglio.

ARTICOLO ON LINE

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Barbara Lattanzi

Vittorio Balbi

BARBARA LATTANZI

Sociologa, counselor, rifles­

sologa plantare, facilitatore

IMMA e IPHM Mindfulness.

Biocostellatore. Operatore

di Psiche e 5 leggi biologi­

che nel campo della psico­

somatica.

VITTORIO BALBI

Ingegnere Coach e autore.

Specialista in scienze biosi­

stemiche e Biocostellazioni. 

Insieme svolgono servizio

delle BioCostellazioni, con­

sulenze e formazione azien­

dali nel campo del coaching,

counseling, sistemica rela­

zionale e Mindfulness in di­

verse città d’Italia.

Cultura della

lentezza lucida

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

GENNAIO 2026

all’efficacia, ma di scegliere

un ritmo consapevole che

permetta di pensare meglio,

decidere con maggiore chia­

rezza e agire in modo più

intenzionale. È una lentezza

attiva, vigile, orientata alla

qualità.

RITMO MENTALE E DECISIONALE

Nella cultura dominante, la

pausa è spesso percepita

come una perdita di tempo.

Al contrario, nella lentezza

lucida la pausa diventa uno

strumento strategico. Fer­

marsi consente di recupe­

rare energie cognitive, rior­

ganizzare le informazioni e

mantenere una visione d’in­

Viviamo immersi in un rumore costante: notifiche, richieste si­

multanee, informazioni frammentate. Questo sovraccarico ri­

duce la qualità dell’attenzione e rende difficile concentrarsi su

ciò che conta davvero. La lentezza lucida propone una selezio­

ne attiva degli stimoli, scegliendo a cosa dare spazio e a cosa

sottrarlo. Coltivare un’attenzione profonda significa lavorare su

meno cose, ma con maggiore presenza. Ridurre il rumore non è

isolamento, bensì creazione di condizioni favorevoli per un pen­

siero più chiaro e creativo.

La Cultura della Lentezza Lucida non è una moda né un invito

alla passività. È una pratica consapevole che mira a restituire

profondità al pensiero e intenzionalità all’azione. In un mondo

che corre, scegliere di rallentare con lucidità diventa un atto

di responsabilità verso sé stessi e verso la qualità di ciò che

si costruisce.

Uno degli inganni più diffusi

della modernità è l’idea che il

valore personale o professio­

nale dipenda dalla quantità

di attività svolte. La cultura

della lentezza lucida ribalta

questa logica: non è il “fare

tutto” a generare senso, ma

il “fare bene ciò che conta”.

Questo passaggio richiede

QUALITÀ DELL’ATTENZIONE E RIDUZIONE

DEL RUMORE

CONCLUSIONE

UMANESIMO 5.0

TandC

sieme. Le pause intenzionali

interrompono il ciclo dell’af­

faticamento continuo e fa­

voriscono intuizioni più pro­

fonde. Non sono fughe dal

lavoro, ma parti integranti

del processo produttivo, ca­

paci di aumentare la sosteni­

bilità e la qualità dei risultati

nel lungo periodo.

scelte, rinunce e una chia­

ra definizione delle priorità.

Concentrarsi sull’essenziale

permette di investire tempo

ed energie in modo coerente

con i propri obiettivi e valo­

ri. Il risultato non è una ri­

duzione dell’impegno, ma un

aumento della significatività

dell’azione.

PAUSE COME STRATEGIA PRODUTTIVA

DAL “FARE TUTTO”

AL “FARE BENE CIÒ CHE CONTA”

La forza della

lentezza

In un presente dominato dall’urgenza e dalla pressione co­

stante della velocità, la lentezza riemerge come gesto con­

trocorrente e come competenza strategica. Non più semplice

pausa o intervallo, ma pratica culturale capace di scardinare

i ritmi imposti dall’accelerazione digitale. Rallentare diventa

così un atto di consapevolezza: permette di recuperare profon­

dità, rinegoziare il senso dell’esperienza e restituire valore a

processi decisionali, relazioni e creatività.

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GENNAIO 2026

L’ECOSISTEMA

DIGITALE

Tiziana Barone

Marketing Analyst &

Qualitative Researcher

Sono PHD in Marketing

Strategico e Semiotica.

Mi occupo di analisi dei

processi organizzativi, ana­

lisi degli insight culturali,

del mercato e della cultura

d’impresa per intercettare

e costruire nuove oppor­

tunità. Consulente di ACK

Service& Design srl, mem­

bro del COMITATO TECNICO

SCIENTIFICO ACKSD® pro­

motore di ME.TO.DO.

Membro del Comitato Tecnico

Scientifico della Federazione

Innovazione e Sostenibiltà (FIS)

®

Nella nostra epoca dominata

dalla tirannia dell’istantanei­

tà, dalla sospensione tem­

porale tra passato e futuro,

dalla compressione del tem­

po e dall’accelerazione siste­

mica, il concetto di lentezza

si è trasformato da semplice

antitesi della velocità a forma

di resistenza culturale e a po­

tenziale strategia organizza­

tiva. Passando tale concetto

al voglio delle scienze sociali,

in particolare della semiotica,

oggi la lentezza si configura

come pratica decostruttiva

dei ritmi imposti dal capita­

lismo digitale, diversamente

dal passato per il quale il ral­

lentamento era semplicemen­

te un testo, cioè un costrut­

to culturale dotato di senso

(pause narrative, dilatazioni

descrittive, tempi morti).